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  • Azienda agricola Pulledraia del Podere Montegrappa

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    Durante la visita ad Alberese abbiamo notato un manifesto contenente un invito a visitare gli animali tipici della Maremma della Azienda Pulledraia.

    Cosa c’è di meglio di poter vedere la fauna tipica in libertà in un luogo che è ormai l’emblema della Maremma toscana: il Parco Nazionale della Maremma!

    Abbiamo trovato alcuni imprenditori aperti alla nostra richiesta di poter entrare come comuni osservatori interessati a conoscere per scopi didattici e linguistici, le loro colture e tutte le altre attività produttive e ricettive presenti nelle proprietà aziendali. Così abbiamo cominciato le nostre visite proprio dalla Pulledraia, data la sua straordinaria offerta di osservazione degli animali tipici della Maremma mentre pascolano e si riposano liberamente in questa parte del parco della Maremma dove, oltre alle grandi estensioni pianeggianti disegnate all’interno del tracciato stradale di penetrazione agraria ortogonale e da quello dei canali di drenaggio costruiti durante la Riforma Agraria si era la sequenza delle colline in parte ondulate, ma in parte anche caratterizzate da ripidi crinali delle colline chiamate «I Monti dell’Uccellina»

    Laddove in passato erano immense estensioni di paludi, specchi d’acqua lagunari e acquitrinosi terreni, la grande Riforma Agraria degli anni ’50 oggi sono ancora i fondi strappati al fango che permisero la sopravvivenza a dei contadini senza terra, rendendo così possibile l’insediarsi di una comunità nel cui stile di vita e tradizioni produttive ancora resistono le radici culturali delle loro regioni d’origine.

    Popolazioni strappate dalla necessità ai loro paesi d’origine così come la riforma aveva strappato le terre alla palude e alla malaria tanto odiata della Maremma che ancora nel dopo-guerra continuava a mietere vittime rendendo la vita alquanto difficile. Nella cura e nella esuberanza delle loro narrazioni scopriamo un mondo di agricoltori tenaci e pieni di inventiva e di allevatori che pur arrivando dal Veneto, dall’Emilia Romagna e dall’alta Toscana non ha resistito a indossare anche i panni del «buttero maremmano».

    All’entrata dell’aziendala Pulledraia, in un campo recintato, due cavallini curiosi e bizzarri ci hanno adocchiato immediatamente e si sono avvicinati al bordo del grande spazio verde per poterci studiare da vicino. Ci hanno immediatamente considerato persone affidabili accentando volentieri l’erbetta verde che noi gli porgevamo attraverso i fori della rete di recinzione direttamente tra i denti. Si è subito stabilito un legame affettivo tra noi e loro: difficile lasciarli!

    Ma abbiamo dovuto a malincuore interrompere la nostra visita perchè il tempo era limitato e volevamo vedere tutti gli animali.

    E così abbiamo proseguito per uno stretto e dritto sentiero sospeso ai bordi di un canale che si snodava parallelamente alla rete di un lunghissimo campo erboso circondato da pini ed altre piante sotto la cui ombra ruminavano dei bovini maremmani. Alcuni di loro alzavano il capo incuriositi della nostra presenza mentre altri continuavano a ruminare ignorandoci. Una atmosfera di placida naturalezza ci avvolgeva completamente in un quadro campestre che sembrava riportarci indietro nel tempo…forse di qualche secolo?

    E dopo il gruppo dei bovini era necessario andare oltre e camminare a lungo prima di incontrare un gruppetto di asini, e quindi i bufali, le capre, le pecore e infine i maiali e le scrofe con i loro piccoli.

    La distanza tra un gruppo e l’altro delle varie specie era sempre dell’ordine di un centinaio o di varie centinaia di metri. Spesso i limiti dei vari terreni erano segnato dai canali di drenaggio della bonifica realizzata negli anni ’50 e altrettanto spesso, tra un campo e l’altro si ergevano piccolo boschetti di pini e qua e là le piante della macchia mediterranea.

    Quando siamo tornati verso il casolare che include anche una struttura ricettiva, abbiamo incontrato Bruno Turco, il titolare dell’azienda con sua moglie Luciana.

    Turco è di Salerno e abita qui non dagli anni ’50, ma dal 2002. Ci ha accolto nella sala da pranzo della struttura agrituristica perfettamente restaurata e mantenuta con le caratteristiche architettoniche tipiche dei casolari di campagna degli anni della riforma agraria: possenti travature di legno a sostenere il tetto e una massiccia tavola imbandita per gli ospiti a far bella mostra di affettati, formaggi, altri prodotti e il pane, tutto prodotto in azienda!

    Non si poteva rifiutare un invito tanto spontaneo, genuino e sincero, quanto appetitoso per gli occhi e delizioso per il palato!

    Come è descritto nel sito web di quest’azienda, la Pulledraia non è stata divisa in piccoli poderi durante la Riforma Agriaria degli anni ‘50, ma è piuttosto il risultato di un accorpamento di circa 24 ettari effettato nel 1924, realizzato all’interno della tenuta di proprietà della famiglia granducale degli Asburgo-Lorena, la famiglia dinastica austriaca succeduta nel governo del Granducato di Toscana all’estinguersi della famiglia dei Medici.

    Con lo scoppio della prima guerra mondiale questa dinastia, diventata nemica dello Stato italiano, cedette la proprietà al duca Lante della Rovere.

    Nel 1923, il Governo italiano espropriò la tenuta di Alberese dei granduchi per assegnarla nel 1924, all’Opera Nazionale Combattenti (ONC) con l’attribuzione del compito di gestire la proprietà. .

    L’ONC completò l’opera di bonifica e definì circa 100 poderi dandogli i nomi dei luoghi delle battaglie in cui si svolse la prima guerra mondiale (Bainsizza, Montegrappa, Pasubio, Montesanto, Gorizia, Monte Asolone).

    Come è descritto nel sito proprio sito web, la famiglia che gestisce quest’azienda, attualmente, ha impiantato numerosi frutteti: pesche, ciliegie, pere, mele, fichi, susine, prugne, albicocche, uva e cachi. Oltre che destinare al mercato la frutta fresca nella stagione propria, buona parte del prodotto viene utilizzato per fare le confetture, nella produzione di dolci e una parte anche per la produzione dei digestivi utilizzati nella stessa struttura.

    Oltre ai frutteti, in azienda c’è una notevole produzione di ortaggi come i carciofi, gli asparagi, pomodori, fagiolini, zucchine, zucche, melanzane, peperoni, cavoli, verza, broccoletti, spinaci, bietole, meloni, cocomeri ecc. con cui si confezionano numerosissimi piatti tipici della cucina naturale mediterranea.

    Qui si produce anche dell’ottimo vino e dell’olio d’oliva extravergine.

    Inoltre ci si dedica anche alla raccolta delle bacche, delle foglie di piante spontanee e di erbe selvatiche (giuggiole, finocchio selvatico, alloro e mirto) da destinare alla produzione di almeno una decina di liquori tradizionali. Notevole è anche la coltivazione dei cereali e la produzione della farina utilizzata per il pane, la pasta, altri dolciumi, torte e zuppe.

    Anche le carni provenienti dagli allevamenti di polli, conigli e maiali vengono in parte utilizzate nella cucina della struttura ricettiva per la preparazione dei tradizionali piatti maremmani tra i quali non mancano certo i piatti della selvaggina. Infatti ci sono tanti amici qui intorno che, come è tradizione, partecipando alle battute di caccia portano poi una parte della selvaggina in azienda.

    L’agricoltura che si pratica a quest’azienda è biologica, cioè si coltivano le piante senza alcun concime chimico e non si fa uso di diserbanti o pesticidi velenosi. Per arricchire naturalmente il terreno si applica il sistema della rotazione delle colture ad alternanza triennale. Sistema che si traduce in una concimazione organica del suolo: grazie alle colture come ad esempio l’erba medica si arricchisce il terreno di azoto organico. Inoltre si usano poi le sementi originarie di quel particolare territorio che hanno le qualità organoletticbe adatte al tipo di suolo.

    Grazie alla pratica dell’agricoltura biologica si ottengono gli alimenti che non contengono antiparassitari e non s’inquina l’acqua sotterranea (falde) da cui attingono gli acquedotti.

    L’Agriturismo La Pulledraia, che si trova nel Podere Montegrappa, nasce da un sogno: riappropriarsi del proprio tempo ed iniziare a ristabilire le giuste priorità della vita. La vita oggi scorre a ritmi troppo frenetici e forsennati e non c’è più tempo per le cose essenziali come conversare con gli altri, scambiarsi le proprie esperienze ed i propri punti di vista con calma e tranquillità.

    E allora i proprietari dell’azienda hanno pensato di costruire un’oasi per se stessi, la loro famiglia e per quanti vorranno venire a trovarli per condividere la passione per i sapori genuini e la cucina tradizionale “di casa” insieme alla passione per una bellissima regione d’Italia come la Toscana.

    Loro producono molti sott’oli e creme vegetali per offrirle ai loro ospiti con i quali amano passare molto tempo in rilassanti conversazioni intorno ai temi che sono centrali della vita agricola e sulla cucina che ne deriva.

    Per coloro che amano vivere in mezzo alla natura, La Pulledraia gode di una posizione favorevole grazie al suggestivo panorama che si può ammirare a 360° da tutte le camere, e che spazia fino alle colline del Parco della Maremma. Inoltre il panorama rilassante dell’azienda agricola, con i suoi 24 ettari, è ideale per far dimenticare lo stress e l’ansia della vita di oggi permettendo di apprezzare l’atmosfera di totale rilassamento.

  • Azienda Agricola l’Aglientu

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    Ai piedi del monte Casteddu, un crinale granitico che emerge a picco dalla macchia mediterranea sottostante, si trova l’azienda Orto-frutticola con annesso agriturismo l’Aglientu, di Antonella e Guido. Entrambi si dedicano con grande passione alle colture e Antonella, in particolare, gestisce anche l’agriturismo. Guido, pur seguendo l’attività del suo studio grafico ad Olbia, da diversi anni dedica moltissimo tempo all’azienda orto-frutticola, mettendo in pratica le tecniche e i sistemi naturali che gli sono stati trasmessi da un anziano ortolano della zona.

    I prodotti dell’orto provenienti dai vivai biologici vengono messi a dimora tra la fine di aprile e i primi di maggio. In questo periodo non si verificano le gelate tipiche dei mesi precedenti che potrebbero danneggiare le piccole piante. Nell’orto si producono principalmente cavolfiori, finocchi, cavolo verza, broccoli, ravanelli. La commercializzazione si rivolge a clienti abituali che scelgono questi prodotti ben conoscendone la provenienza e il processo di coltivazione del tutto naturale.

    Dopo un periodo di circa 10 giorni dalla messa dimora delle piantine, si aggiunge il concime granulare, naturale (stallatico pollino). Il terreno di tipo argilloso-arenario sciolto è ottimo anche per le patate. Infatti, nell’uliveto di recente impianto che si trova a un livello più basso dell’orto, dove le abbondanti piogge di questo ultimo periodo hanno trasportato una quantità di sabbia rilevante, Guido ha piantato le patate. Nei campi dell’azienda viene adottato un sistema di rotazione ciclica che alterna i vari tipi di colture a intervalli di 3/4 anni. Tra l’orto e l’uliveto troviamo il giovane frutteto formato da: peschi, kiwi, ciliegi, susini, kaki, peri ed altri tipi di frutta.

    Il sistema di irrigazione dell’orto si basa sull’utilizzazione razionale dell’acqua e quindi sul risparmio idrico: sistema a goccia. Invece, nell’uliveto troviamo un sistema di irrigazione a rosetta più adatto a tipo di sviluppo delle radici dell’olivo che tendono ad espandersi e quindi, ad assorbire acqua da punti diversi.

    Un settore apposito di terreno, al riparo dai venti freddi è destinato all’agrumeto. Infatti, gli agrumi hanno bisogno di una buona esposizione al sole e devono crescere in posizione protetta dei venti freddi del nord.

    L’azienda nella sua globalità ha un’estensione di circa 200 ettari ed è suddivisa tra i diversi componenti della famiglia Bonacossa. La parte di proprietà di Antonella e Guido ha una estensione di 43 ettari. Nella parte collinare occupata da piante mediterrane e olivastri centenari si inseriscono i prati dove pascolano una trentina di vitelli, un toro e alcune vacche di razza Sarda Nera (la cui carne magra è particolarmente pregiata) e qualche Limousin. Questi animali vivono in completa libertà, allo stato brado, nutrendosi di erba spontanea, mista a foraggio coltivato col sistema biologico.

    Al di sopra dei rilievi coperti dalla macchia mediterranea si elevano i picchi inaccessibili di granito, rifugi delle aquile.

    Visite alle aziende e redazione degli articoli realizzati in collaborazione con la scuola Terramare.

     
  • Società Agricola Vito Celeste

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    Dopo aver terminato l’assaggio dei vini in un bar tipico della zona a Jesi, abbiamo guidato verso l’entroterra per raggiungere la fattoria di Vito Celeste.

    Essendoci un po’ allontanati dalla via battuta, la mia guida Raffaela dovette chiedere a un pastore la strada. Raggiungendo la fattoria dopo il crepuscolo, abbiamo incontrato il proprietario Arturo Valentino che stava lavorando all’esterno ad un certo macchinario.

    Dopo aver visto i loro animali, siamo stati invitati dentro per provare i loro formaggi e prendere un bicchiere di vino. Poiché Arturo usava un dialetto che era più o meno incomprensibile per me, dovetti chiedere a Raffaela una traduzione durante il nostro rientro.

    L’azienda
    La Società Agricola Vito Celeste è un’azienda familiare da circa 20 anni. Il titolare Arturo Valentini ha deciso di continuare e sviluppare l’attivita’ iniziata dal nonno, la quale aveva però carattere più familiare. L’azienda gestisce un agriturismo dal 2004.

    La mucca Jersey
    Le mucche vengono dall’isola di Jersey nel Canale della Manica. Il latte della mucca Jersey contiene molti grassi e proteine e assomiglia al latte della pecora. Un quintale di latte in genere dà circa 20 chilogrammi di formaggio e una mucca Jersey dà circa 13-14 litri di latte al giorno.

    La vita media delle mucche è 8 anni e mezzo. La fecondazione ha luogo a 2 anni ed è completamente naturale. L’azienda ha 3 tori. Gli animali restano quasi sempre nella stalla. La carne della razza Jersey viene servita anche ai clienti dell’agriturismo. È magra ed è un eccezionale prodotto.

    Le pecore
    Le pecore sono di razza Comisana, una razza originiaria della Sicilia, caratterizzata dal muso rossiccio.

    Si tratta di una razza diffusa soprattutto in Sicilia e in Calabria, ma presente anche in alcune regioni del centro e nord-ltalia grazie alla sua notevole adattabilità ad ambienti diversi; è caratterizzata da testa di color miele rossastro, leggera e a corne in entrambi i sessi.

    La lana viene tagliata una volta all’anno da uomini esperti specializzati nella tosatura delle pecore, i quali vengono dall’estero.

    I formaggi
    Nell’azienda si producono lo jogurt, lo stracchino e la mozzarella.
    Il pecorino stagionato contiene altri tipi di proteine diverse da quelle del latte Jersey.

    La vendita
    L’azienda vende prodotti a gruppi di aquisto solidale (GAS), consegnandoli direttamente ai suoi rappresentanti. Numerosi clienti arrivano all’azienda per comprare i prodotti, che non si trovano in commercio in altri negozi.

    Le coltivazioni
    L’azienda coltiva i seguenti foraggi per l’alimentazione delle mucche:

    • orzo
    • fieno
    • erba medica
    • favino, una varietà di fava, pianta della famiglia delle leguminose
    • mais
    • soia