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  • Agriturismo Bingia Bonaria

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    L’agriturismo Bingia Bonaria è un esempio ben riuscito di riconversione di terreni e impianti, fino agli anni ’80 destinati esclusivamente alla produzione agricola orto-frutticola, in struttura turistico-ricettiva a conduzione familiare.

    Francesca ed Ercole, con il figlio Alberto, hanno realizzato una struttura in stile architettonico mediterraneo-campidanese perfettamente inserita nell’ampio e rigoglioso giardino che rende questo luogo quasi un’isola, all’interno di un comparto territoriale pianeggiante, colonizzato da basse garighe e piante mediterranee resistenti al clima arido, come quello che caratterizza quest’ultimo lembo meridionale della Sardegna. Il territorio di Pula, infatti si estende sulla propaggine territoriale che chiude a sud-est il famoso ”Golfo degli Angeli”, al centro del quale trova sede il porto e la città di Cagliari, capoluogo della Sardegna

    È proprio in questi terreni, i quali, ci racconta Ercole, fin dal medio evo erano di proprietà dei frati Mercedari della Chiesa di Bonaria, che erano state impiantate delle vigne di vaste estensioni controllate da questo ordine religioso. Il nome dell’agriturismo, Bingia Bonaria (vigna= “bingia” in lingua sarda ) trae origine dall’appartenenza di questo territorio al monastero, di Bonaria, appunto, e dal fatto che la viticoltura e quindi la presenza delle vigne abbia da sempre caratterizzato il luogo, almeno fin dal medio evo.

    Ercole racconta che negli anni 50, a Pula si celebrò uno straordinario evento religioso che aveva comportato il trasferimento della Madonna di Bonaria, dalla sua sede di Cagliari fino a questi luoghi , i quali divennero meta di pellegrinaggi di fedeli in visita alla statua della Madonna che era stata ospitata nel casolare, oggi in disuso, esattamente antistante la struttura ricettiva.

    Questo evento rappresenta un’altra delle ragioni per cui l’attuale struttura agrituristica ha preso il nome di Bingia Bonaria.

    Una struttura semplice ed ariosa, aperta tutt’intorno sul giardino attraverso ballatoi aperti intorno alle camere del piano superiore e scale esterne che partendo dal prato erboso portano al primo piano luminoso e ben articolato tra spazi interni ed esterni.

    Gli ampi e alti porticati, le verande e i terrazzamenti che circondano il piano terra rendono difficile individuare il punto in cui il giardino sconfina, con le sue piante penetranti, negli spazi aperti della struttura e, dove, tali spazi ariosi, sconfinano dentro il giardino.

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    Tutto lo spazio è animato da poche zone ombrose e da numerosi fasci di luci che irrompono da tutte le direzioni attraverso le fronde verdi e le grandi aperture della casa al giardino.

    L’elemento principe di questo luogo è la luce che accende i colori e investe tutte le parti della struttura.

    Bingia Bonaria è un Agriturismo che cerca di soddisfare ogni richiesta dell’ospite. La simpatica famiglia mostra una comunicatività ed una disponibilità semplicemente totali, sono eliminati anche i confini formali tra i proprietari e gli ospiti: siamo un’unica famiglia e quasi sempre si mangia insieme. La cucina trae dalla generosità del mare e della terra di questa regione la sua varietà straordinaria e i gusti ineguagliati. Buona parte delle verdure che abbondano sulla tavola proviene dall’orto che Ercole e Alberto, nonostante le difficoltà dovute alla scarsità delle piogge, al clima arido, all’aria densa di salsedine e alle alte temperature, coltivano, continuando nella tradizione familiare.

    Nell’azienda agricola Bingia Bonaria vengono prodotti svariati tipi di frutta e verdura stagionali, coltivati esclusivamente nei terreni circostanti la struttura. Qui si producono fragole, fichi, susine, mele, pere, albicocche, pesche, melograni, uva, angurie e meloni.

    Tra le verdure sono presenti i pomodori, peperoni, zucchine, melanzane, basilico, cipolle, carciofi, fave, prezzemolo e insalate verdi quali cupettone (lattuga iceberg) e romanella.

    Nel terreno crescono spontaneamente numerose piante aromatiche e specie diverse di piante selvatiche usate come verdure nell’insalata mista e nelle insalate cotte quali rucola, cicorie, bietole, cipolle, finocchietto selvatico, menta, ecc.

    Tutti i prodotti vengono utilizzati all’interno del ristorante, nella preparazione dei piatti, a partire dagli antipasti per finire con le marmellate, anch’esse di produzione familiare.

    Alberto ci ha gentilmente mostrato come si fa l’innesto a spacco usando un ramo di un albicocco che ha bisogno di essere rafforzato, per innestarlo su un susino che gli trasmetterà la robustezza e la capacità di difendersi da varie malattie. Dopo aver segato il ramo del susino pratica un taglio sulla corteccia, all’apice superiore del tronco segato, inserendo poi il ramo dell’albicocco nel taglio effettuato. Poi ricopre il taglio, la base del ramoscello innestato e la sezione del ramo segato della pianta porta-innesto con un compatto strato di argilla che assicura la protezione dagli agenti esterni e crea le condizioni di umidità necessarie perchè l’innesto possa attecchire. Quindi fascia strettamente tra loro con della rafia naturale, il ramo porta innesto e il ramoscello innestato per assicurare l’adesione delle due parti.

    Dopo aver soggiornato per diversi giorni in questo luogo così ospitale, pieno di luce e calore e dopo aver salutato a malincuore Francesca e Ercole, è ancora il figlio, Alberto, che ci accompagna alla visita ad un allevamento caprino nella vallata compresa tra le colline demaniali ricoperte da pini oltre la zona di ”Is Molas”, per farci conoscere un altro interessante aspetto del territorio di Pula.

    Non possiamo fare altro che dire un ”Grazie di cuore ”!

  • Viviaio Pensalfine

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    Questa azienda vivaistica provvede alla preparazione e alla distribuzione delle giovani piante di meloni, pomodori, zucchine, anguri, melanzane e asparagi alla gran parte delle colture presenti nella Maremma Tosco-Laziale.

    L’impianto è situato, infatti, nella zona; di confine tra la Toscana e il Lazio in un area bonificata tra gli anni 40/50, compresa tra la costa tirrenica e la città di Capalbio. La prima fase di preparazione delle piante comincia con la semina all’interno dei singoli fori che formano i semenzai (contenitori di plastica composta da tanti fori destinati a ospitare i semi): i semi provenienti prevalentemente dalla Corea, dalla Francia, dagli Stati Uniti e dal Giappone vengono adagiati ciascuno in un piccolo foro contenente una miscela di torba scura proveniente dalla Foresta Nera in Germania e di torba bionda dalla Lituania. Tra il seme e la sua copertura finale costituita dalla stessa miscela torbosa si inserisce uno strato di materiale inerte che ha la funzione di mantenere l’umidità necessaria alla germogliazione del seme.

    Nella seconda fase i semenzai passano in una cella di incubazione, cioè un capannone in cui viene generato un clima caldo-umido e la temperatura viene mantenuta costantemente tra i 25 e 27 centigradi. In questo habitat ideale i semi rimangono fino alla germogliazione: durante questa fase il seme sotto l’effetto della temperature e l’umidità si gonfia e lentamente si schiude per permetter la fuoriuscita delle prime due foglie (i dicotiledoni).

    Quando i dicotiledoni si aprono e si forma la terza foglia finisce la fase della incubazione e le piantine vengono trasferite nella serra in attesa di raggiungere lo stadio di crescita idoneo al trapianto.

    Innesto
    Durante il periodo che precede l’innesto, le piantine subiscono due o tre trapianti fino a raggiungere lo stadio di sviluppo adatto a compiere questa operazione. Questa tecnica viene praticata al fine di ottenere delle piante più resistenti utilizzando tutte le caratteristiche positive di due diversi tipi di vegetali.

    In questo vivaio abbiamo visto che si pratica l’innesto del cocomero sulla radice della zucca. La radice della zucca offre una maggiore resistenza contro le malattie, pertanto, la piantina del cocomero che viene innestata su questa radice assumerà la stessa resistenza.

    Un altro tipo di innesto si pratica sulle radici di una diverse specie di zucca chi si presenta molta adatta a ricevere l’impianto sia del cocomero che del melone.

    Un’ altra combinazione vincente sembra essere quella dell’innesto della melanzana sul pomodoro. La pratica dell’innesto si attua operando un taglio con un piccolo bisturi tra i due dicotiledoni della pianta ospitante. All’interno di questo taglio si inserisce il piccolo fusto della piantina innestata preventivamente privata dalle sue radici: saranno, infatti, le radici della zucca a portare il nutrimento alla nuova pianta.

    La pianta ospitante, oltre a fornire le sue radici con il proprio patrimonio genetico contenuto nelle stesse, dà il suo apporto nutritivo attraverso i suoi dicotiledoni che permangono fino alla fase di attecchimento della nuova pianta. La fotosintesi e il passaggio della linfa vitale per la pianta innestata si attua attraverso le radici e i dicotiledoni della pianta ospitante solo se il contatto tra le cellule delle due specie è assicurato. Infatti, per la buona riuscita della operazione, indipendenti di questa azienda (che pur essendo a conduzione familiare dà lavoro ad una quindicina di giovani donne) saldano le due piantine tra di loro con delle minuscole mollette di plastica proveniente dalla Corea.

    Ultima fase: smollettamento
    Quando l’innesto è sicuramente riuscito e la nuova pianta è in grado di assumere le sostanze dalle radici della pianta originaria (zucca, melone selvatico, pomodoro….., ecc.), si procede allo smollettamento.

    La pianta originaria perde i suoi cotiledoni e vengono eliminate le eventuali foglioline che spesso continuano a germogliare dalle sue radici. A questo punto abbiamo la nuova pianta gode di una vita autonoma e quando raggiunge l’altezza di 10-12 cm viene venduta alle aziende agricole per essere messa a dimora nelle serre, o in campo aperto ma protette dai tunnel o dall’agrovelo (tecniche e materiali speciali per proteggere le giovani piante contro gli agenti esterni e aiutare il loro sviluppo costituendo il clima caldo-umido necessario alla ulteriore crescita).

    Visite alle aziende e redazione degli articoli realizzati in collaborazione con la scuola Terramare.