Tag: azienda agricola

  • La Fattoria e la Latteria di Colle Ostrense

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    Questa fattoria a conduzione familiare cominciò nel 1972 quando la famiglia Pittalis venne dalla Sardegna e comprò 3 fattorie da vecchi coltivatori quando la maggior parte delle persone si stavano spostando dalla campagna alle città. La signora Pittalis ci ha fatto girare la fattoria e fatti entrare in un grande edificio pieno di pecore. Dopo aver scavalcato una delle recinzioni allfinterno dellfedificio, è ritornata tenendo un agnello tra le braccia. Poiché le pecore erano sempre all’interno dei recinti e ovviamente non abituate ai visitatori, si muovevano costantemente intorno a noi durante la nostra visita. Dopo essere stati nel grande edificio, ci è stato permesso di entrare in un altro, dove solo alcune pecore e alcuni galli sembravano condurre una vita molto tranquilla. Infine, ci hanno mostrato le loro capre, le quali vivevano fuori, nel loro proprio recinto, mentre un piccolo cane ci seguiva ovunque. Abbiamo anche dato un’occhiata alla latteria della fattoria e al loro negozio dove abbiamo potuto comprare deliziosi prodotti.

    Gli animali

    L’azienda ha 500 pecore e la razza è la Sarda. Ha circa 30 capre francesi per il latte. Durante la nostra visita, le pecore stavano dentro una stalla. Comunque, di solito le pecore escono e entrano come vogliono, ma vengono tenuti dentro una stalla quando il tempo è brutto.

    Le coltivazioni
    L’azienda coltiva i seguenti foraggi per l’alimentazione degli animali:

    • orzo
    • mais
    • erba medica
    • grano

    L’estensione del terreno coltivato è di 100 ettari con 10 ettari in affitto.

    Il caseificio
    Si producono caprino e pecorino e produce anche formaggio di mucca – comprano il latte della mucca dalle aziende agricole a vicino.

    Ci sono tantissime regole per i caseifici e ogni mese gli ispettori vengono due volte per analizzare i formaggi vengono prodotti conformente a il sistema HACCP.

    I bambini delle scuole possono assistere alla lavorazione dei formaggi e alla mungitura.

    Si producono

    • formaggi
    • ricotte
    • mozzarelle
    • yogurt
    • latticini freschi

    Altri prodotti
    Si producono anche i seguenti prodotti:

    • carne fresca
    • farina
    • un pane sardo che si chiama pane carasau perché è bruciacchiato

    Assaggi freddi, formaggi e pane sono forniti per un minimo di 2 persone alla volta. Per quanto riguarda i sapori, posso testimoniare la qualità dei loro prodotti poiché mi è stato servito un delizioso pasto di assaggi freddi, formaggi insieme al pane piatto sardo.

  • Società Agricola Vito Celeste

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    Dopo aver terminato l’assaggio dei vini in un bar tipico della zona a Jesi, abbiamo guidato verso l’entroterra per raggiungere la fattoria di Vito Celeste.

    Essendoci un po’ allontanati dalla via battuta, la mia guida Raffaela dovette chiedere a un pastore la strada. Raggiungendo la fattoria dopo il crepuscolo, abbiamo incontrato il proprietario Arturo Valentino che stava lavorando all’esterno ad un certo macchinario.

    Dopo aver visto i loro animali, siamo stati invitati dentro per provare i loro formaggi e prendere un bicchiere di vino. Poiché Arturo usava un dialetto che era più o meno incomprensibile per me, dovetti chiedere a Raffaela una traduzione durante il nostro rientro.

    L’azienda
    La Società Agricola Vito Celeste è un’azienda familiare da circa 20 anni. Il titolare Arturo Valentini ha deciso di continuare e sviluppare l’attivita’ iniziata dal nonno, la quale aveva però carattere più familiare. L’azienda gestisce un agriturismo dal 2004.

    La mucca Jersey
    Le mucche vengono dall’isola di Jersey nel Canale della Manica. Il latte della mucca Jersey contiene molti grassi e proteine e assomiglia al latte della pecora. Un quintale di latte in genere dà circa 20 chilogrammi di formaggio e una mucca Jersey dà circa 13-14 litri di latte al giorno.

    La vita media delle mucche è 8 anni e mezzo. La fecondazione ha luogo a 2 anni ed è completamente naturale. L’azienda ha 3 tori. Gli animali restano quasi sempre nella stalla. La carne della razza Jersey viene servita anche ai clienti dell’agriturismo. È magra ed è un eccezionale prodotto.

    Le pecore
    Le pecore sono di razza Comisana, una razza originiaria della Sicilia, caratterizzata dal muso rossiccio.

    Si tratta di una razza diffusa soprattutto in Sicilia e in Calabria, ma presente anche in alcune regioni del centro e nord-ltalia grazie alla sua notevole adattabilità ad ambienti diversi; è caratterizzata da testa di color miele rossastro, leggera e a corne in entrambi i sessi.

    La lana viene tagliata una volta all’anno da uomini esperti specializzati nella tosatura delle pecore, i quali vengono dall’estero.

    I formaggi
    Nell’azienda si producono lo jogurt, lo stracchino e la mozzarella.
    Il pecorino stagionato contiene altri tipi di proteine diverse da quelle del latte Jersey.

    La vendita
    L’azienda vende prodotti a gruppi di aquisto solidale (GAS), consegnandoli direttamente ai suoi rappresentanti. Numerosi clienti arrivano all’azienda per comprare i prodotti, che non si trovano in commercio in altri negozi.

    Le coltivazioni
    L’azienda coltiva i seguenti foraggi per l’alimentazione delle mucche:

    • orzo
    • fieno
    • erba medica
    • favino, una varietà di fava, pianta della famiglia delle leguminose
    • mais
    • soia
  • Azienda Agricola Pieri

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    La fattoria Pieri è stata fondata nel 1830 ed appartiene alla stessa famiglia sin dall’inizio. È situata in una piacevole area che si estende dal mare Adriatico fino ad un’altezza di 300 metri sopra il livello del mare. È l’attuale proprietario, Luigi Pieri, che ci ha permesso di visitare la fattoria. Innanzitutto ci ha fatto visitare la panetteria dove una ragazza giovane stava preparando a mano dei biscotti, per poi mostrarci la cantina per il vino dove ci ha offerto un bicchiere del loro eccellente Merlot estratto direttamente da una botte. Siamo inoltre passati attraverso i loro vigneti prima di giungere alla piantagione di olivi dove uno dei suoi dipendenti stava raccogliendo le olive attraverso un macchinario alimentato dalla batteria di una macchina. Dopo aver messo una rete sul terreno sotto gli alberi, egli lasciava che le pale rotanti del macchinario toccassero i rami degli alberi, facendo così cadere le olive.

    Le viti
    Le uve maturano a tempi differenti e la raccolta viene eseguita in questo ordine:
    • Merlot
    • Syrah
    • Montepulciano
    • Sangiovese

    Si fa la raccolta a mano.

    La cantina contiene un tino troncoconico, il cui contenuto è di 5000 litri, con un bollitore in cima. Il bollitore contiene acqua con metabisolfito di potassio che libera anidride solforosa la quale impedisce che il vino diventi aceto. Sono presenti anche alcune barrique da 225 litri e qualche tonneau da 500 litri.

    L’estensione del terreno per le viti è di 8 ettari

    Gli ulivi

    I tipi di olive sono:

    • Frantoio 80%
    • Leccino 10%
    • Pendolino 10%

    Alcune caratteristiche delle olive sono:

    • Frantoio – più grosso
    • Leccino – più rotondo
    • Pendolino – più piccolo

    Siccome gli ulivi non sono autoimpollinanti, sono misti. In questo modo, le api possono impollinarli. L’impollinazione di solito avviene nella prima settimana di giugno.

    Gli ulivi sono piante innestate e si comprano quando hanno 3 anni circa da un vivaio a San Benedetto. Passano 12-13 anni prima che gli ulivi diventino produttivi, cioè devono produrre almeno 20kg per albero. L’età degli ulivi può superare tranquillamente i 100 anni.

    Si usa il rame per combattere le infezioni fungine. Oppure contro la mosca che deposita le uova dentro l’oliva si usa un prodotto chimico chiamato Rogor, il quale non è liposolubile, quindi se ne va con l’acqua e la sansa (scarti) durante la molitura.

    Gli ulivi hanno grande adattabilità, ma comunque l’acqua l’aiuta ad avere una migliore produzione. Una stagione troppo secca non è buona per gli ulivi, comunque si adattano abbastanza bene alle varie condizioni climatiche mediterranee.

    La potatura non ha un periodo specifico, ma si devono evitare i periodi troppo freddi. Marzo/aprile vanno bene.

    L’estensione del terreno per gli oliveti è di 4,5 ettari.

    Altri prodotti

    L’azienda produce altri prodotti come descritto sotto.

    Cereali:

    • grano duro
    • farro
    • mais

    Legumi:

    • cece
    • lenticchia
    • cicerchia di Serra de’ Conti – presidio Slow Food

    Frutti e ortaggi:

    • pesche
    • fichi
    • giuggiole
    • pomodori San Marzani
    • zucche

    L’azienda dispone di un piccolo laboratorio alimentare nel quale vengono prodotti artigianalmente biscotti pane e confetture, 2-3000 confezioni all’anno.

  • La Fattoria Vinicola Mercante

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    Si tratta di una fattoria vinicola a conduzione familiare dove la produzione e la conservazione del vino avvengono nella stessa casa in cui la famiglia Mercante vive, ed i vigneti si trovavo proprio accanto alla loro casa. Questa famiglia comprò un vigneto accanto alla loro proprietà da un anziano fattore nel 1999, il quale assicurò loro che le vigne dai lui piantate 20 anni prima stavano ancora producendo uva di ottima qualità. Dopo aver rimpiazzato le vecchie vigne con il nuovo Rosso Conero DOC lo stesso anno, furono in grado di produrre la prima vera raccolta nel 2004.

    La filosofia della famiglia Mercante è di fare solo ciò che è strettamente richiesto dalle vigne, lasciando fare il più possibile alla natura.

    È stata Adriana Mercante, la proprietaria, ad averci fatto visitare sia il negozio associato che i locali di produzione del vino. Loro coltivano Sangiovese e Montepulciano inoltre producono un vino rosso chiamato Rosso Conero e vino rosato

    I vigneti coprono un’area di circa 5 ettari e la potatura viene eseguita da esperti durante l’inverno.

    Per agire contro la ruggine sulle vigne, viene usata una polvere contenente solfuro e rame. L’utilizzo di questo mix è permesso nella coltivazione biologica dato che si posa solo sulla superficie delle vigne. Prima del suo utilizzo, la polvere vieni mischiata con dell’acqua per poi essere versata in una cisterna. Poi questa viene trainata da un trattore e spruzzata su ogni riga del vigneto.

    Delle trappole contenenti ferormoni sono utilizzate per attrarre e distruggere gli insetti maschi i quali sono dannosi per le vigne.

    La rimozione delle erbacce tra le vigne viene effettuata sia meccanicamente con un trattore che manualmente con delle zappe.

    Il vino biologico prodotto alla fattoria non vieni troppo filtrato: dei cristalli, che sembrano zucchero, si possono trovare in fondo ad ogni bottiglia, si tratta in realtà di residui di calcio, un deposito salino e naturale. Delle filtrazioni troppo frequenti potrebbero rimuovere in parte l’essenza del vino.

    I vini prodotti

    • Rosso Conero DOC – la buccia rimane molto tempo nel mosto (circa 7-15 giorni)
    • Conero DOCG
    • Rosato IGT Marche – (la buccia rimane poco tempo nel mosto (circa 10 ore))
    • Aceto di Rosso Conero DOC biologico Riserva

    Le fecce
    Le fecce sono il deposito di materiale vegetale solidificato che sedimenta sul fondo dei recipienti di lavorazione del vino durante la fermentazione, l’affinamento e lo stoccaggio. Devono essere smaltite per legge tramite trasporto a distillerie autorizzate per la produzione di grappa, al fine di evitare frodi alimentari come produzione di altro vino con componenti chimiche. Le fecce vengono trasportate a una distilleria a Perugia e il trasporto ha bisogno di una bolla di consegna.

    IMC – Istituto Mediterraneo di Certificazione a Senegallia controlla che non vi siano frodi.

  • Azienda Del Carmine

     

     

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    I lavoratori usano una macchina che applica una rete intorno e alla base dell’albero. La macchina fa vibrare l’albero mentre i lavoratori lo colpiscono con delle canne. Dopo qualche minuto, la raccolta finisce, la rete viene tolta dall’albero e chiusa ad imbuto. Dopodichè viene sollevata sopra un contenitore nel quale si svuotano le olive. Quando il contenitore è pieno, viene portato al frantoio e svuotato in due grandi casse di plastica aerate per impedire la fermentazione delle olive.La produzione dell’olio d’olivaSiccome la raccolta dell’oliva è molto meccanizzata, si raccolgono le olive, insieme a foglie e anche parti dei rami. Dunque questi ultimi devono essere eliminati. Prima un contenitore con un buco alla base viene riempito con la raccolta. Poi il buco viene aperto e tutta la raccolta cade su un nastro trasportatore che la muove verso una macchina dove le foglie e i rami vengono aspirati via. Dopodichè le olive vengono schiacciate e trasformate in una pasta. La pasta viene spostata nelle vasche di gramolatura dove l’impasto viene amalgamato e reso più sodo. Successivamente l’impasto passa in un decanter che contiene una centrifuga che separa l’acqua e l’olio dalla pasta. Dopo l’operazione di centrifuga si deposita la sansa che viene utilizzata come concime per l’oliveto. Essa aiuta le piante a crescere restituendo i nutrienti agli olivi.La resa è ciò che rimane (il vero quantitativo di olio, come prodotto finale) e costituisce il 20% al massimo del peso iniziale dell’oliva raccolta.Gli oli e le loro caratteristiche

    Questa azienda produce 5 tipi di olio d’oliva a :

    • il monovarietale di Leccino
    • il monovarietale di Frantoio
    • il monovarietale di Ascolana (provenienza: Ascoli Piceno)
    • la varieta’ FS17 ha avuto origine dalla libera impollinazione del Frantoio eseguita dall’Istituto per l’Olivicoltura di Perugia
    • il blend

    Le caratteristiche buone dell’olio sono:

    • il fruttato
    • il piccante
    • l’amaro

    vengono valutate da un “panel” di assaggiatori.

    I difetti dell’olio sono:

    • il rancido, causato dal contatto con ossigeno
    • l’avvinato, causato da eccessiva fermentazione
    • il riscaldo, causato da un avanzato grado di fermentazione lattica (il sapore può assomigliare a quello della salamoia)

    Le qualita’ di olio sono:

    • l’extra vergine
    • il vergine
    • il lampante (non viene consumato dagli uomini)

    Altri prodotti

    Nell’azienda si vendono anche cioccolata e panettone, prodotti da aziende locali esterne alle quali viene fornito l’olio extra vergine d’oliva da usare al posto dei grassi vegetali o del burro.

    L’olio viene inoltre utilizzato per i prodotti di bellezza tipo creme a base d’olio di oliva. I prodotti sono i seguenti:

    • crema per il viso
    • bagno doccia
    • latte corpo

    L’estensione dell’azienda è di 20 ettari. Essa è dotata di panelli solari per la produzione di energia che occupano 1 ettaro di terreno.

    La degustazione

    Lo strippaggio è l’operazione di risucchio fatto in bocca per gustare tutti i sapori dell’olio.

    Prima della degustazione si deve riscaldare l’olio a circa 28 centigradi per fargli sprigionare tutti gli aromi.

    Il trattamento dell’oliveto

    La potatura per gli olivi consiste nel tagliare i rami dell’albero per forzare i nutrienti a raggiungere meglio le olive che nasceranno.

  • Azienda Biologica e Agriturismo Rustici

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    L’azienda Rustici è a prevalente conduzione familiare e dà lavoro anche 8 operatori esterni. L’azienda nasce nel periodo della riforma fondaria operata negli anni 50, dopo la definitiva bonifica della palude maremmana.Infatti, le pianure della Maremma che fino agli anni 50 erano paludose vengono definitivamente bonificate in questo periodo e con il successivo assetto del territorio, i grandi latifondi scompaiono e sono sostituiti dai piccoli fondi assegnati ai contadini.

    La famiglia Rustici ha costruito e ampliato le strutture necessarie all’organizzazione della propria famiglia e dell’azienda attraverso 60 anni di storia. Oggi, quest’azienda può vantare un allevamento di mucche Frisone da latte, di circa 100 capi tra fattrici, vitellini, giovenche e manze, destinato esclusivamente alla produzione di latte; un allevamento brado di vacche maremmane e un allevamento di vacche meticcie da carne (Limousine-Chianine), anche esso tenuto allo stato brado.

    A differenza dell’allevamento in stalla costituito dalle mucche da latte inseminate artificialmente a intervalli regolari di tempo (a 60 giorni circa del parto precedente, cioè annualmente), per le vacche da carne l’inseminazione è naturale. L’azienda possiede anche due tori di razza Maremmana e un meticcio utilizzati per la monta.

    I giovani fratelli Rustici, insieme al padre, hanno fatto una scelta difficile, ma che dà molte soddisfazioni, cioè seguire criteri assolutamente biologici e naturali sia nelle varie fasi dell’accrescimento, della produzione e della trasformazione dei prodotti dell’allevamento;
    sia nelle tecniche delle coltivazioni e del trattamento del suolo, nell’intento di tutelare la salute degli animali e le condizioni dell’ambiente naturale in cui, anche la famiglia vive, lavora e sviluppa giorno per giorno nuove idee per ampliare e migliorare la qualità della vita degli animali, incrementare le potenzialità dell’azienda e introdurre nel mercato prodotti sempre più sicuri e genuini. La famiglia Rustici, da anni si ad opera per promuovere la vendita e di fondere l’abitudine al consumo del latte crudo. Il latte crudo è quello munto dall’animale, e non sottoposto ad alcun trattamento, tranne filtrazione e refrigerazione a 4°C. Per questo ha una serie di proprietà che lo rendono molto apprezzato rispetto alle altre tipologie di latte:

    a. il latte crudo è più facilmente digeribile, contiene tutti gli enzimi in forma attiva e aiuta a migliorare i sintomi di intolleranza alimentare del latte;
    b. il latte crudo aiuta l’assorbimento del calcio perché conserva la fosfatasi. Tale enzima viene inattivato dai trattamenti termici;
    c. il latte crudo possiede maggiori percentuali di grassi insaturi (grassi buoni). Il grasso è fondamentale per il corpo umano, dà energia all’organismo, aiuta ad eliminare le tossine; mantiene l’elasticità di vene e arterie.

    Tra le iniziative dirette alla salvaguardia dell’ambiente, ha una grande importanza il coinvolgimento di altre aziende vicine, nella pratica della coltivazione biologica. L’azienda Rustici, infatti, stabilisce delle convenzioni con alcune aziende confinanti, in base alle quali ha la possibilità di estendere le colture biologiche ai fondi di queste assicurandosi un duplice traguardo:

    1. ristabilire le componenti organiche originarie dei fondi confinanti interrompendo l’uso di pesticidi, diserbanti e di altri prodotti chimici;
    2. provvedere allo stoccaggio dei foraggi, dei cereali e delle leguminose necessari al nutrimento dei propri animali.
    Una parte dei mangimi destinati ai bovini proviene dai foraggi spontanei che l’azienda Rustici ha la possibilità di tagliare annualmente nella vicina oasi del WWF, in base a un’altra convenzione stipulata con questa associazione.

    L’attività svolta dalla famiglia Rustici è ufficialmente riconosciuta dall’ente regionale ARSIA attraverso il certificato di conformità alla normativa che regola l’agricoltura biologica, rilasciato periodicamente.

    L’allevamento in stalla è formato da ripari aperti ai campi coltivati a pascolo spontaneo, dove le mucche da latte possono liberamente accedere. I capi da latte sono attentamente seguiti per la cura veterinaria vengono adottati protocolli omeopatici, come prevede il disciplinare biologico. Ogni mucca è fornita di un pedometro che rileva lo stato della sua salute deducibile, sia dalla quantità del latte prodotto segnalato dallo strumento (le mungiture sono tre al giorno: mattina, primo pomeriggio e sera), sia dalla intensità del movimento dell’animale evidenziata dallo stesso. Tutti i dati relativi a ciascuna mucca (fattrice) sono raccolti in un computer, in singole schede dalle quali risulta molto chiaramente il momento esatto (giorno e ora) in cui dovrà essere effettuata l’inseminazione artificiale. L’inseminazione deve avvenire dopo almeno 60 giorni dal precedente parto. Infatti, dopo il parto la madre viene immediatamente separata dal vitellino e per un periodo di due mesi chiamato, asciutto, perché la produzione del latte e la relative mungitura saranno limitate ai soli 10 giorno successivi al parto, non produrranno altro latte e saranno tenute a riposo in attesa della successiva inseminazione. I vitellini, infatti, pur non essendo allattati dalla madre direttamente hanno assolutamente bisogno del suo latte in questa prima fase della loro vita. Nei successivi 80 giorni possono bere il latte di qualunque mucca. All’allattamento si provvede con un poppatoio computerizzato e programmato in modo da somministrare a ciascun capo la quantità di latte necessaria. Il latte è preventivamente riscaldato dallo stesso macchinario. Dopo 90 giorni di allattamento, maschi e femmine vengono svezzati in recinti separati. Le femmine, a loro volta sono ospitate in tre distinti recinti a seconda delle fasce di sviluppo: in un primo recinto sono tenuti i capi nella prima fase di svezzamento (3/6 mesi); in un secondo recinto sono tenute le giovenche (7/12 mesi -fase della pubertà); in terzo recinto sono tenute le manze, cioè i capi in età feconda (12-16 mesi), che verranno sottoposte in inseminazione artificiale con scadenza annuale.

    I due allevamenti allo stato brado (circa 50 capi vacche maremmane da carne e circa 70 vacche meticcie da carne) si trovano in un’altra azienda di 90 ettari in una zona vicino a centro medievale di Magliano dove i rilievi raggiungono 150/200 metri sul livello del mare e si alternano a valli ricche di macchia mediterranea, dove si trovano gli antichi fontanili ancora utilizzati per l’abbeveraggio degli animali.

    La reintroduzione delle vacche maremmane in questo paesaggio tipico della Maremma-Toscana offre un immagine di quanto la volontà dell’uomo possa essere di fondamentale importanza nella ricostituzione dei cicli naturali è nella riconquista dell’equilibrio tra ambiente naturale, produttività e qualità della vita umana. Questo processo biologico avviato dall’azienda Rustici è diretto a ripopolare la campagna con gli allevamenti tradizionali: la vacca maremmana è un animale a lento accrescimento, abituata ai grandi spazi delle maremme e in questo ambiente riesce a utilizzare per il proprio nutrimento tutte le risorse offerte dalla macchia mediterranea spontanea e dai pascoli perenni compiendo dei lunghi percorsi ad essa congeniali.

    I pascoli spontanei vengono seminati una volta e ricrescono spontaneamente a partire dal secondo anno attraverso la naturale diffusione dei semi sul terreno e con la collaborazione delle stesse vacche: percorrendo più volte il pascolo rilasciano i loro escrementi ricchi di semi e contribuiscono all’arricchimento del suolo.

    Tra le tecniche di rotazione agraria tradizionali reintrodotte dai fratelli Rustici riveste una grande importanza, ai fini della conservazione delle proprietà del suolo, il sovescio. Con questa tecnica si può utilizzare una determinata coltura che anzitutto, prepari il terreno per accogliere una piantagione pluriennale. Una pianta usata in questi casi è il cosìdetto favino, una leguminosa con la quale si ottengono almeno tre obiettivi principali:

    a: dopo avere sparso il letame proveniente delle stalle nel terreno da preparare, si semina la leguminosa che tra alimento dal letame, trasformando attraverso chimici e biologici in elementi che, alla fine del ciclo vitale della pianta, ritornano al terreno arricchendolo.
    b. il favino è una pianta con una potente funzione allopatica, ciò significa che durante tutto il periodo dello sviluppo non permette insediamento di altre piante (erbacce) sul terreno.
    c. alla fine del suo ciclo la leguminosa viene lasciate a essiccare sul terreno che così risulta naturalmente diserbato.

    Oltre a queste caratteristiche come tutte le leguminose arricchisce il terreno di azoto fissatore. Prima di seminare la nuova pianta su questo terreno, per esempio, il mais verrà praticato il sovescio: i residui della leguminosa verranno amalgamati meccanicamente con il terreno così arricchito di tutti gli elementi necessari alla nascita e crescita della nuova piantagione.

    Questa azienda ha molte prospettive di sviluppo, non solo nel campo esclusivamente agricolo o di allevamento, ma anche nel settore della ricezione turistica. Infatti, all’interno della zona destinata a pascolo brado sono presenti numerosi percorsi e sentieri praticabili sia a piedi che il mountain bike che presto accoglieranno gruppi di appassionati della natura. Sarà anche organizzati un servizio di ristorazione a base di piatti locali preparati con loro prodotti assolutamente biologici già da diversi anni effettuano la vendita diretta del latte crudo, e non pastorizzato proveniente dal loro allevamento.

    Visite alle aziende e redazione degli articoli realizzati in collaborazione con la scuola Terramare.

  • L’azienda Agricola Biologica Fonterosa di Bigi Piero

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    Questa azienda a conduzione familiare e diretta da Signore Piero Bigi il quale dall’inizio degli anni 80 ha voluto reintrodurre le colture tradizionali nella zona.

    Così, ha iniziato personalmente la ricerca dei semi dei seguenti legumi:

    • Fagiolo Ciavattone di Sorano
    • Fagiolo Borlotto nano di Sorano
    • Fagiolo Cannellino di Sorano
    • Cicerchie di Sorano
    • Cece Rugoso di Sorano
    • Aglio rosso maremmano

    Nella ricerca e sperimentazione biologica delle rispettive colture, l’azienda è sopportata dall’università di Siena che insieme a Signore Bigi controlla che, la selezione dei semi, le varie fasi di coltivazione degli stessi, la produzione e la successiva archiviazione dei nuovi semi selezionati, avvengano in modo che la normativa prevista per la coltivazione biologica sia rigorosamente applicata.

    Il Signore Bigi racconta che nella sua ricerca sulle sementi originarie di questi legumi ha incontrato una vecchia contadina di 103 anni che ancora coltivava il famoso cece rugoso di Sorano, la cui coltivazione era già praticata dai suoi nonni. Sembra che molti legumi coltivati da Signore Bigi siano proveniente dall’Africa Centrale e che siano stati introdotti in Italia 300 anni fa. Tutti i legumi e l’aglio coltivati in questa azienda sono ufficialmente riconosciuti come prodotti tradizionali della Maremma o di Sorano, dall’apposita Commissione Regionale toscana. Siamo nei paesi del tufo, un ampio territorio compreso tra i comuni di Sorano, Pitigliano e Sovana. Territorio caratterizzato, appunto, dal terreno derivante dallo sgretolamento delle rocce vulcaniche formatesi attraverso il deposito della cenere e dai lapilli provenienti dagli antichi vulcani di Bolsena e Mezzano, attraverso il succedersi delle eruzioni avvenute in ere geologiche lontane.

    La Terra dei Tufi: queste rocce vulcaniche effusive, prive di calcio, ma ricchissime di potassio, danno al fagiolo due caratteristiche organolettiche determinanti:
    – la mancanza assoluta della “gusciosità” della cuticola esterna, che si presenta finissima e produce l’effetto dello “sciogliersi in bocca”
    – il sapore dei legumi che risulta ricco ed intenso (profumato) è determinato dalla forte incidenza del potassio naturale.

    Dall’insediamento delle colture leguminose deriva un ulteriore arricchimento per il terreno, infatti, è ben noto che le leguminose rilasciano nel terreno l’azoto che serve poi alle stesse piante per fissare il carbonio contenute nell’aria. Nella semina dei legumi si ha cura di scegliere degli appezzamenti di terra lontani tra di loro per evitare che l’impollinazione produca delle specie ibride. Non vengono utilizzati né fertilizzanti, né insetticidi, né diserbanti in nessuna delle fasi della coltivazione dei prodotti. L’operazione della raccolta dei frutti viene eseguita manualmente. Tutti questi legumi sono un ingrediente fondamentale nei principali piatti della dieta mediterranea e della cucina toscana. Essi contengono il giusto equilibrio tra carboidrati e proteine e sono resi facilmente digeribili dalla presenza delle fibre.

    Visite alle aziende e redazione degli articoli realizzati in collaborazione con la scuola Terramare.

  • Azienda Agricola Augusto Petroselli

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    Serre e colture in campo aperto

    Questa azienda si trova nell’agro di Capalbio in località nominata Chiarone. L’azienda agricola a conduzione familiare coltiva meloni e angurie in serre o in campo aperto. Le piantine messe a dimora in questa azienda vengono acquistate dal vicino vivaio Pensalfine. Si tratta, quindi, di piante che hanno subito un’operazione di innesto e pertanto oppongono una particolare resistenza alle malattie, e non solo, il resultato dell’innesto garantisce una più alta probabilità di successo nell’attecchimento, nell’accrescimento e nella produttività. Dato il clima caldo-umido ottenuto all’interno delle serre, la messa in dimora delle piantine è possibile già dai primi di febbraio. Le piantine provenienti dal vivaio si ambientano perfettamente all’ambiente della serra, si sviluppano rapidamente e a marzo fioriscono.

    Nel periodo dalla fioritura l’impollinazione è assicurata dall’intervento delle api che vivono all’interno della stessa serra. Alla fine di marzo dai fiori femmine nascono già i piccoli frutti, cioè, i meloni, che giungeranno a maturazione nel mese di maggio. In questo mese, infatti, si attua il primo taglio dei frutti e la successiva vendita. Invece, le stesse piantine sono messe a dimora tra il mese di marzo e il mese di aprile. Le prime vengono protette con il tunnel, le seconde (piantate tra marzo e aprile) vengono messe a dimora attraverso dei tagli effettuati sulla pacciamatura: tecnica diretta a isolare il solco destinato a ospitare le piante, attraverso un lungo telo di cellofan che oltre ad impedire che l’umidità del suole evapori, trattiene le due manichette che portano l’acqua alle piantine attraverso una serie di forellini chiamati goccialatoi perché rilasciano l’acqua goccia a goccia. Una volta messe a dimora, le piantine vengono coperte con l’agrovelo, che pur proteggendole dalle malattie, dai parassiti e dagli agenti esterni nella fase dell’accresciamento e del successivo sviluppo, consente la traspirazione e attraverso dei fori più ampi si assicura l’ingresso dell’aria.

    Le piantine coltivate sotto i tunnel porteranno a maturazione i loro frutti nel mese di giugno; le piantine protette della pecciamatura e dall’agrovelo daranno i frutti a luglio/agosto.

    I meloni dentro le serre hanno i fiori maschi e femmine. Utilizzano le api e le formiche per l’impollinazione. Dopo l’impollinazione, il fiore femminile diventa un frutto. Per facilitare l’impollinazione, viene posto dentro la serra un alveare artificiale.

    All’interno dell’agrovelo si può raggiungere una temperatura di 60ºC, per cui è necessario, ancora prima applicare i buchi per evitare l’innalzamento della temperatura, poi, successivamente l’agrovelo viene eliminato gradualmente. I buchi praticati sull’agrovelo permettono anche l’entrata degli insetti impollinatori.

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  • Aia Della Colonna

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    Aia Della Colonna, un’azienda di agricoltura biologica gestita dalla famiglia Tistarelli fin dai primi anni ’70.

    L’azienda si trova nell’interno della Maremma toscana, tra le Terme di Saturnia ed il Monte Amiata, in una zona in cui la macchia mediterranea si apre per scoprire il caratteristico passaggio toscano formato da dolci rilievi e valli che si estendono fino al arrivare al mare.

    La famiglia Tistarelli ha acquistato l’azienda agricola, che oggi funziona anche come agriturismo, all’inizio degli anni 70.

    Dal 1995 è diventata un’azienda biologica che si propone di reintrodurre e incrementare l’utilizzazione di una antica razza bovina: la vacca maremmana. Questa razza era già utilizzata dagli etruschi come bestiame da lavoro. Oggi, alcuni allevatori maremmani la reintroducono per utilizzarne le carni: sono vacche di grande taglia, di ossatura robusta e perciò, poco apprezzate nel mercato. Si cerca, per tale ragione, di valutare il gusto e la prelibatezza delle sue carni magre per allargare la nicchia di mercato, oggi riconquistata. Una caratteristica fisica molto evidente in questa razza sono le lunghe ed ampie corna.

    Nell’allevamento Tistarelli ci sono circa 100 capi tra fattrici, vitelli da latte e vitelli adulti. Mentre le vacche e i vitellini vivono e si nutrono liberamente del pascolo nei campi semi selvatici, i vitelli che stanno per raggiungere il momento della vendita sono tenuti nei recinti sotto riparo dove si nutrono di erba medica, trifoglio e foraggi prodotti dalla azienda secondo il sistema biologico. Per radunare le vacche e i vitelli che vagano liberamente per la quasi totale ampiezza dell’azienda (240 ettari suddivisi tra bosco, pascoli e terreni semiselvatici) sono utilizzati i cavalli condotti da esperti butteri (i famosi cowboys della Maremma).

    Oltre all’allevamento delle vacche maremmane, l’azienda possiede un allevamento di maiali della famosa razza “Cinta senese”, tradizionalmente allevati, appunto, nella zona di Siena. I maiali vivono sotto riparo, ma da qui possono uscire in spazi aperti dove trovano di che nutrirsi.

    L’azienda alleva anche le pecore e gli agnelli per la carne e possiede, inoltre, un piccolo allevamento di polli: un incrocio fra due razze ruspanti diverse.

    Le colture praticate, oltre ai foraggi (coltura principale), al trifoglio e all’erba medica, sono la vite e l’olivo, utilizzati solo per il fabbisogno della famiglia e degli ospiti della struttura agrituristica.

    C’è anche un piccolo laboratorio per la lavorazione e la trasformazione delle carni bovine, suine ed ovine. Questi prodotti vengono venduti al pubblico direttamente in azienda.
    Le cantine sono particolarmente adatte alla stagionatura dei trasformati.

    La produzione dei diversi salumi avviene con tecniche artigianali; per la conservazione dei prodotti insaccati si impiega solo il sale: non si utilizza alcun tipo di conservante chimico.

    Le carni fresche sono vendute direttamente a soggetti che somministrano il prodotto ai propri clienti (ristoranti, enoteche ecc…).

    I salumi sono molto apprezzati, soprattutto in Toscana, dove tradizionalmente si usa il pane insipido, il cui gusto si sposa bene con quello dei salumi conservati con il sale. Il tutto potrebbe essere consumato, accompagnato dal morellino classico prodotto in zona.

    L’azienda produce la salsiccia stagionata, l’ammazzafegato (un tipico salume maremmano), il salame, l’ arista, la pancetta, il guanciale, il prosciutto e il lardo.

    Il mercato dei prodotti è limitato alla Toscana e a qualche altra regione limitrofa.

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  • Azienda Agricola Biologica “La Selva”

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    La Selva, un’azienda dove si pratica l’agricoltura e non solo. In trent’anni di sperimentazione e di sviluppo graduale è riuscita a ricostituire un ciclo biologico chiuso che potremmo definire perfetto.

    Le mucche allevate sono di razza Chianina, questo nome, è dato dal luogo dove vengono tradizionalmente allevate, cioè la Val di Chiana: e’ la stessa razza che usavano i Romani per la carne, non per il latte. I vitellini nascono a La Selva e vengono nutriti dalle loro madri per 6 mesi. Dopo, il sesto mese vengono separati e tenuti in un recinto dove ha inizio lo svezzamento. In questo periodo possono incontrarsi con le madri senza subire lo stress del distacco dalla mamma. L’assenza dello stress dovuto al brusco distacco dalle madri va anche a beneficio della qualità della carne, destinata al mercato. Sia le mucche che i vitellini vivono al riparo sotto una tettoia ma sono liberi di uscire dai recinti e andare a pascolare nei prati dove trovano generalmente l’erba medica e il trifoglio. Nelle mangiatoie al riparo possono trovare del fieno misto ai cereali e alle legumi. Tutti i mangimi sono rigorosamente biologici. In ogni caso, gli animali non sono sottoposti a nutrimento forzato finalizzato al raggiungimento del peso di macellazione in tempi minimi. Infatti, la crescita segue il naturale processo. Così che, tra di 12 e 18 mesi le loro carni sono nel mercato.

    L’allevamento bovino è formato da circa 25 capi: le fattrici sono 15 e vivono fuori tutto l’anno; i tori utilizzati per la monta sono due; il restante è formato dei vitelli. Dunque, i tori vengono sostituiti ogni 4 anni per evitare la riproduzione tra consanguinei: le vitelle destinate alla riproduzione diventano feconde alle 4 anni, quindi, e fondamentale importanza evitare che vengano fecondate dallo stesso toro che ha generate.

    Accanto all’allevamento delle vacche l’azienda sta sperimentando l’allevamento delle pecore di razza Appenninica che ultimamente diventano sempre più rare. Le pecore sono lasciate allo stato grado, pascolano sui terreni appena mietuti. La pecora Appenninica proviene dal centro d’Italia e viene utilizzata per la carne. Quindi gli agnelli vengono allattati dalla madre fino allo svezzamento dato che il loro latte non è utilizzato industrialmente.

    La maggior parte della produzione dell’azienda La Selva è destinata al mercato italiano, una piccola parte è anche destinata al mercato estero (principalmente Germania) . Solo 10% del prodotto orto-frutticolo è destinato alla trasformazione e alla vendita diretta nell’azienda stessa.

    Dall’allevamento bovino non solo si ricava la carne, ma si utilizzano anche i liquami e il letame che vanno ad arricchire il terreno delle sostanze minerali necessarie alle colture.

    Altri elementi integrativi del suolo provengono dalle colture che si alternano a intervalli annuali o bi-triennali per un arco di tempo di 7 o 8 anni, secondo il sistema della rotazione agraria. Attraverso questo sistema si evita l’impoverimento del terreno e le colture che subentrano alle precedenti traggano le sostanze nutritive arricchite dei minerali lasciati nel suolo, dalle prime Non si rende necessaria, quindi, l’utilizzazione di concimi chimici.

    Anche gli antiparasittari chimici, usati nelle colture tradizionali per combattere le malattie provocate dai parassiti, sono sostituiti dagli insetti che si annidano numerosi ai bordi dei campi coltivati dove, lungo i fossi che segnano gli antichi confini, sono presenti nicchie di macchia mediterranea e boscaglie. Uno di questi insetti è, per esempio, la coccinella: questa si nutre dei pidocchi che possono infestare le colture di carciofi, dei legumi, ecc.

    In questo processo di produzione biologica, gioca un ruolo di primo piano la morfologia del paesaggio che conserva il profilo originale, costituito da morbidi rilievi e piccoli avvallamenti ricoperti dalla vegetazione spontanea.

    L’azienda ha un estensione di 450 ettari suddivisi in varie colture: frutteti, cereali, legumi e foraggi. Sono presenti anche appezzamenti anche coltivate a vite e a olivo. In alcuni vigneti accanto alle vite è stato reintrodotto l’olivo come la tradizione insegna si tratte di due colture nonconcorrenziali, ma simbiotiche: l’olivo rilascia elementi di arricchimento al suolo e la vite trova in questa coltura una protezione contro il vento.

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