Month: April 2011

  • La volpe all’uva ristorante

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    Siamo arrivati alla “ La volpe all’uva “ alle 4 del pomeriggio in modo da avere il ristorante tutto per noi. Il ristorante, a gestione familiare, prepara i piatti solo con ingredienti locali. Inoltre, i loro vini provengono solo dalla loro regione, il Lazio

    Tiziana Scioni, una giovane e bella donna, ci ha dato una dimostrazione di come prepara le erbe raccolte nei dintorni di Frascati. Poiché la loro cucina era troppo piccola, lei ha gentilmente portato un tagliere di legno dentro il ristorante e una grande varietà di erbe che lei e la sua famiglia avevano raccolto nelle campagne vicino a Frascati.

    Dopo avere selezionato le erbe una alla volta, le ha messe nel tagliere. Ha poi tagliato l’aglio in piccoli pezzi prima di frantumarlo e macinarlo con il mortaio e il pestello. Ha aggiunto delle sardine, olio d’oliva, aceto e usando un cucchiaio ha messo il composto sulle erbe e con l’aggiunta di ravanelli è stato un delizioso antipasto.

    Poi, a fatto un paio di involtini di pancetta, che, dopo aver chiuso con uno stuzzicadenti, ha messo in una padella dopo aver messo dell’olio da cucina. Ha acceso il gas e ha aggiunto del brandy, e gli ha fatto prendere fuoco. Così , usando semplici ingredienti e una “semplice” cucina , un altro piatto delizioso è stato fatto in pochi minuti.

    Un mix di formaggi di pecora e prosciutto insaporito con del limone spremuto sopra il prosciutto assieme con della marmellata, il pane e il vino, è stato delizioso..

    Il nome del ristorante è tratto da una favola di Esopo chiamata “ La volpe e l’uva “. Una società con lo stesso nome è stata fondata a Frascati per coloro che sono interessati ad arte, cibo e vino.

    Poiché questo ristorante è un po’ piccolo e molto popolare fra la gente del posto, dovete prenotare un tavolo in anticipo. Oltre che servire i “normali” clienti , sono perfettamente disponibili a servire gruppi e associazioni che vogliono qualcosa di speciale. Dato che è situato lontano dal centro storico della città, veramente pochi turisti ci arrivano. Ricordatevi che è chiuso il lunedì.

    Oltre a esporre arti e mestieri nei loro locali, organizzano occasionalmente dei concerti. Un poster dal titolo “ Music food design” informava che il duo acustico Funkamillia avrebbe suonato nel ristorante il venerdi sera, mentre Gandaue Design era responsabile per la decorazione d’interni del ristorante. Inoltre, riviste e libri riguardanti la storia di Frascati e dintorni sono disponibili per tutti i clienti.

    Quindi, i clienti sono serviti con piatti eccelsi, serviti con ottimi vini, circondati da oggetti che sono un piacere per gli occhi. In pratica, la famiglia Scioni vuole che i propri clienti abbiano un’esperienza contemporaneamente gastronomica e visiva e in alcuni casi uditiva da ricordare e, si spera, trasmessa ai loro amici in modo che molti altri clienti possano gioire della calda atmosfera del ristorante “ La Volpe all’Uva”.

  • Agricoltura Capodarco

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    Siamo arrivati a Colonna , dove è situata una parte dell “Agricoltura Capodarco”, alle 7 del mattino. Roberto, un uomo sulla cinquantina, ci ha mostrato volentieri la loro fattoria.

    Eccetto qualche occasionale conversazione con alcuni lavoratori , ci ha dato la sua piena attenzione, mostrandoci le loro serre dove 2 operai stavano raccogliendo manualmente l’insalata, i campi dove loro coltivano vari ortaggi come carciofi e fragole che vengono coltivati contemporaneamente dentro le serre e all’esterno.

    Abbiamo anche visitato il loro oliveto, dove erano stati trasportati grandi mucchi di concime. Il concime è stato ottenuto dai loro campi, dalla potatura delle loro vigne, degli olivi e così via.

    Poiché “Agricoltura Capodarco” si trova sia a Colonna che a Grottaferrata, abbiamo guidato verso Frascati per raggiungere la loro sede centrale a Grottaferrata. Avendo sorpassato un po’ di aree urbane per un po’ di tempo, è stato bello arrivare in una fattoria ben curata, venir avvicinati da un gruppo di asinelli nel parcheggio. Nuovamente Roberto ci ha guidato, abbiamo visto le loro capre, le anatre e i conigli oltre alle loro numerose galline allevate all’aperto.

    Oltre a qualche ufficio, hanno anche un grande ristorante, che originariamente era una stalla. La cucina del ristorante è basata su tre principi fondamentali : mantenere le tradizioni locali, servire frutta e verdura di stagione e selezionare prodotti di prima qualità. Oltre a servire una grande scelta di frutta e verdura, loro hanno anche una varietà di secondi di carne serviti con i loro vini. Oltre a questo preparano dei dessert tipici dei Castelli Romani, la zona dove si trova l’ “Agricoltura Capodarco”

    Un negozio ben fornito situato vicino al ristorante vende i prodotti organici della cooperativa, insieme a quelli dei produttori locali.

    Secondo il loro sito web, la cooperativa Capodarco ha le seguenti principali attività:
    • coltivazione di ortaggi, uva e olive
    • commercializzazione e distribuzione di prodotti biologici
    • ristorante, catering e organizzazione di eventi
    • praticare l’agricoltura sociale

    L’agricoltura sociale consente alle persone svantaggiate, come le minoranze etniche, ex detenuti, ex tossicodipendenti, i disabili (soprattutto deficenze mentali ) e così via, di fare un lavoro significativo. Essere a contatto con gli agricoltori, le loro piante e gli animali, insieme al fatto che hanno ricevuto e gli sono state affidate responsabilità specifiche, le loro vite si sono certamente arricchite.

    Infine, va detto che la cooperativa sta anche allevando api, hanno circa 200 alveari sparsi per i Castelli Romani. Il miele ottenuto dalle api è venduto senza l’aggiunta di conservanti o altre sostanze.

  • Capodarco agriculture

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    Having arrived at Colonna, where one part of Capodarco Agriculture is situated, at 7 in the morning. Roberto, a man in his fifties, willingly showed us around their farm.

    Apart from occasionally talking to some of the workers, he gave us his full attention, showing us their plastic greenhouses where two workers were cutting salads manually, the fields were they were growing vegetables like artichokes and strawberries which were cultivated both in greenhouses and outside.

    We were also shown their olive grove where large mounds of compost had been transported. The compost had been obtained from their own fields, from pruning of their vines and olive trees and so on.

    Since Capodarco Agriculture is located at both Colonna and Grottaferrata, we had to drive round Frascati in order to reach their “headquarters” at Grottaferrata. Having passed more or less urban areas for some time, it was really nice to come to a well-tended farm, being met by a group of donkeys at the parking space. Being shown around by Roberto again, we were also shown their goats, ducks and rabbits, besides their large flock of free-ranging chickens.

    In addition to some office space, they have a large restaurant, which was originally a stable. The restaurant’s kitchen is based on three fundamental principles: maintaining local traditions, serving fruits and vegs in accordance with their growing seasons, and selecting products of prime quality. In addition to serving a wide selection of vegetables and fruits, they also have a variety of meat courses served with their own wines. Moreover, they are preparing typical desserts from the Castelli Romani, the area where Capodarco Agriculture is placed.

    A well-furnished farm shop located next to the restaurant is selling the cooperative’s own organic products together with the same from local farmers.

    According to their web site, Capodarco cooperative has the following main activities:

    • cultivation of vegetables, vines and olives
    • marketing and distributing organic products
    • restaurant,catering and organizing events
    • practicing social farming

    Social farming enables disadvantaged people, like ethnic minorities, ex-convicts, former drug addicts, disabled people (especially mentally deficient) and so on, to do meaningful work. Being in contact with the farmers and their plants and animals together with being given and entrusted specific responsibilities are certainly enriching their lives.

    Last, but not least, it should be mentioned that the cooperative is also raising bees, having about 200 beehives spread around the Castelli Romani. The honey obtained from the bees is sold without adding preservatives or any other substances.

  • Panificio Roiati

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    Roberto Roiati , essendo un fornaio, ci ha mostrato come fa un dolce chiamato Colomba Pasquale in italiano, o Easter Dove in Inglese. La Colomba Pasquale risale al 1930 quando un direttore della pubblicità milanese concepì l’idea di creare una versione pasquale di un dolce di natale chiamato Panettone.

    Siamo entrati nel panificio di Roberto e Cinzia Roiati alle 5.30 del mattino, trovando Roberto seduto alla sua scrivania, probabilmente preparando le fatture per i suoi clienti, avendo già azionato l’impastatrice. Comunque, dopo averci fatto entrare, ha cominciato ad aggiungere farina e acqua all’impasto, al quale dopo essere stato impastato in una massa omogenea, ha aggiunto il lievito e lo zucchero. Dopo essersi assicurato che ogni ingrediente aggiunto è stato completamente mescolato con la pasta, ha aggiunto le uova e infine il burro.

    Quando l’impasto era pronto, Roberto ne ha messo una parte in un altra impastatrice, alla quale ha aggiunto i canditi. Nella parte restante dell’impasto invece ha aggiunto delle scaglie di cioccolato. Quando entrambi gli impasti sono stati sufficientemente amalgamati, gli ha messi dentro dei grandi contenitori plastici, prima di metterli una camera calda per la lievitazione.

    Poichè niente di interessante sarebbe successo durante la lievitazione, siamo andati via e ritornati quando Roberto aveva già cominciato a tagliare l’impasto in pezzi di un peso specifico prima di modellare ogni pezzo in una forma cilindrica, che ha messo in una forma per torte o in uno stampo. Essendo un panettiere , i movimenti delle sue mani sembravano semplici, ma io credo che abbia impiegato anni di pratica per maneggiare l’impasto così facilemente.

    Dopo aver modellato la pasta in un cilindro grande, ha fatto due piccoli cilindri, che ha messo su ogni lato di quello lungo. Ogni volta che una torta era finita, la moglie o il figlio la trasferivano su delle teglie di lamiere su un carrello. Dopo aver fatto circa 100 torte, il carrello è stato tirato in un camera calda per un altra lievitazione

    Dopo un altra pausa , l’impasto era pronto per la cottura..Anche qui ha partecipato tutta la famiglia , mettendo i dolci su delle grandi teglie metalliche. Quando ogni teglia era piena Roberto ricopriva ogni dolce con uno strato di crema, e la metteva dentro il forno per la cottura.

    Il giorno successivo, i dolci erano pronti e noi abbiamo potuto finalmente sentire il delizioso sapore della Colomba Pasquale, che ha il sapore di un pane dolce, ma più umido e attraente. Poiche il loro negozio è situato vicino al forno, i loro clienti hanno la possibilità di avere prodotti di prima classe, fatti pochi metri più in là. Oltre ai dolci in questa panetteria vengono fatti anche pane e pizza.

  • Roiati bakery

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    Roberto Roiati, being a master baker, showed us how he made a cake called Colomba Pasquale in Italian, or Easter Dove in English. The Colomba Pasquale dates from the 1930s when an enterprising Milanese director conceived of the idea of making an Easter version of the Christmas cake called Panettone.

    We entered the bakery of Roberto and Cinzia Roiati at 5.30 in the morning, finding Roberto sitting at his desk, probably filling out bills for his customers, having already started a machine kneading the dough. However, after having introduced us, he started adding flour and water to the dough, which after having been kneaded into a homogeneous mass, he added yeast and sugar. Having reassured that the each added ingredient had been completely mixed with the dough, he proceeded by adding eggs and finally butter.

    When the dough was ready, Roberto laid a part of it in another kneader, to which he added candied fruit. To the remaining major part of the dough, he added chocolate spheres. When both doughs had been kneaded sufficiently, he lifted them into big plastic cases before putting them into a warm chamber for leavening.

    Since nothing interesting happened during the leavening, we left and returned when Roberto had already started cutting the dough into bits of specific weight before forming each bit into a cylinder, which he placed into a cake shape or mould. Being a master baker, his deft hands made it seem easy, although I suspect it takes many years of practice to form the dough so easily. Having shaped the dough into a big cylinder, he made two small cylinder-shapes as well, which he put on each side of the long one. Each time a cake had been finished, his wife or his son would transfer it to metal sheets located on a cart. Having made about 100 cakes, the cart was pulled into the warm chamber for another leavening. After one more break, the dough was ready for baking. Again, the whole family participated, putting the cakes on big metal sheets. When a metal sheet was full, Roberto covered each cake with a layer of cream. When all the cakes on a sheet were covered with cream, the sheet was pushed into an oven for baking. The same procedure was applied to all the other cakes.

    The next day, the cakes were finished, and we could enjoy the delicious taste of the Easter Dove, which tasted like a sweet bread, moist and luscious.

    Since their shop is located next to the bakery, their customers are able to obtain first-class bakery products made just a few metres away. In addition to making pastries, bread and pizzas are also made at this bakery.