Tag: l’olio d’oliva

  • Frantoio Arienti Elia

    frantoio_orb_w500

    Slideshow Mapreference Website Facebook

    E’ sorprendente che proprio nel cuore di Orbetello in questo piccolo centro storico che sembra essere un luogo di incontro e un salotto per i turisti del fine settimana, trovare un frantoio che funziona ancora con la macina di pietra. Infatti è molto facile passare in questa strada abbastanza frequentata del centro senza rendersi conto che all’interno di questo palazzo elegante, c’è ancora questa officina artigianale dalla lunga storia. Ma guardando con attenzione si può vedere che c’è un’insegna sulla porta che dice:no sulla porta che annuncia “Frantoio Arienti di Arienti Elia”, altrimenti è anonimo. Comunque, durante la raccolta delle olive in ottobre e novembre, è possibile sentire i suoni meccanici quando si passa il frantoio.

    Quando si entra nel frantoio, è molto probabile che si incontra il proprietario Elia Ariente, un uomo che ha 73 anni e avrebbe potuto andare in pensione, ma preferisce continuare a lavorare. Mi ha detto che questo frantoio è stato fondato dal suo nonno che ha comprato il palazzo nel 1918. Ha continuato a gestire quest’azienda poi l’ha lasciato a suo figlio Luigi che l’ha lasciato a Elia, il proprietario presente. Il comune di Orbetello accetta che questo frantoio continua, ma quando Elia va in pensione, il frantoio deve chiudere o spostarsi in un altro luogo.

    Curiosamente questo frantoio usa una vecchia macina con due grandi ruote di pietra, quindi è possibile vedere la macinazione come è stata sempre fatta da millenni ad eccezione del mulo o il bue che prima venivano utilizzati per fare girare le ruote di pietra. Invece, la maggioranza dei frantoi macina le ulive in una camera chiusa. Essendo questa una piccola azienda, il proprietario riceve i clienti personalmente e si interessa di trasferire le olive in appositi contenitori, nel caso in cui il produttore abbia messo le olive in altri tipi di contenitori.

    Quando tutte le olive di un cliente erano macinate, due operai le versavano nella macina, mentre le due ruote di pietra giravano senza interruzione. Infatti, c’era un buco nella parete vicino ad una delle due ruote e Elia mi ha detto che ha dovuto farlo perché ha comprato una macina nuova 32 anni fa e questa macina era più grande della precedente. Pian piano la macina trasformava le olive in poltiglia e quando la trasformazione era finita, gli operai aprivano uno sportello sotto la macina così che una parte della poltiglia andasse a finire in un altro contenitore. Dopo mettevano un disco metallico con un grande buco nel centro su una macchinetta e avviavano una pompa che pompava la polpa sopra sul disco che veniva girato allo stesso tempo così che la maggior parte del disco venisse coperta con la polpa. Poi si mettevano il disco su una sbarra che era montata su un vagone e mettevano un disco di un altro materiale sopra. Gli operai ripetevano questo processo fino a quando i dischi raggiungevano quasi la stessa altezza della sbarra.

    Dopodiché dirigevano il vagone dentro un pressatore comprimendo dischi schiacciando la poltiglia fino a provocare l’espulsione del liquido oleoso. Nella fase successiva, una pompa pompava l’olio in una centrifuga che aveva la funzione di separare l’ acqua e olio. Alle fine, il proprietario versava l’olio in contenitori di metallo, li chiudeva e li consegnava ai rispettivi proprietari che seguivano attentamente tutte le operazioni ed infine si congedavano servizio con il proprio olio, dopo aver pagato quanto dovuto.

    Prima c’erano tanti di questi frantoi vicino la stazione di Orbetello, a Porto Ercole e a Santo Stefano, ma gradualmente hanno chiuso quasi tutti chiuso i battenti. Secondo Elia manca la passione per il mantenimento di queste straordinarie tradizioni e naturalmente c’è da sottolineare il merito di questi proprietari di frantoi che sono animati veramente da una grande passione e si prendono tutte le conseguenti responsabilità, come anche quella di dare lavoro a diversi operai. Il che, di questi tempi aggiunge grande valore a quanti lavorano in questo settore.

    Riguardo alla qualità e al prezzo dell’olio, questi non sono differenti da quelli dei frantoi moderni, secondo Elia. Una ragione sarebbe che è riuscito ad ammortizzare i suoi investimenti gradualmente e avendo a disposizione un lungo periodo di tempo, mentre i frantoi moderni hanno investito capitali più ingenti in macchinari più costosi che probabilmente necessitano di un più lungo periodo di ammortamento..

  • La Scapigliata Società Agricola

    scapagliata_w500

    Slideshow Mapreference Website Facebook

    Arriviamo nell’agro di Fonteblanda dove si trova l’azienda agrituristica “La Scapigliata” lasciando la S.S.l e introducendoci verso l’interno, lungo la Strada Vicinale dei Bagnacci. Raggiungiamo la cima di una collina dove sorge un complesso di edifici un tempo adibiti a stalle, granai, capanni per attrezzi e pagliai; ci inseriamo tra queste costruzioni sparse e ben distanziate tra loro, per incontrare gli attuali proprietari che ci accolgono con grande calore e ben disposti a spiegarci tutto sulla loro azienda agricola e zootecnica che si estende per piccole colline e vallecole tutt’intorno alle strutture fino a sconfinare nella tipica pianura litoranea della Maremma che prima della bonifica erano formata da paludi impraticabili per buona parte dell’anno.

    Ci colpisce la professionalità e l’amore dei proprietari verso il loro lavoro che comprende anche la ricezione turistica per diversi mesi dell’anno; ma soprattutto la competenza e l’originalità con le quali hanno riutilizzato, operando una riconversione delle strutture rustiche rispettosa delle caratteristiche edilizie permettendo l’esatta rilettura dalla loro originale funzione. Tra le strutture destinate alla ricezione colpisce la vastità delle cucine e della zona pranzo ricavate all’interno di un enorme capannone che originariamente doveva ospitare foraggiere e pagliai, macchinari agricoli e grandi quantitativi di prodotti destinati alla conduzione della antica azienda agricola e zootecnica. Infatti ci spiegano che l’antico proprietario possedeva una grande azienda di allevamento bovino.

    I proprietari sono degli appassionati di architetture agrarie, ma anche di musica e soprattutto di jazz. Infatti per tutta l’estate ospitano concerti all’aperto. La proprietaria, Aurelia, che è architetto, ha avuto ha voluto valorizzare gli spazi della grande stalla realizzando una esposizione di oreficeria etrusca in una stalla per mucche che per la maestosità della elevatissime capriate di legno, per i materiali costruttivi e infrastrutturali, per l’ampiezza e la fattura delle pavimentazioni, davvero di grande valore, potrebbe essere definito un monumento: sì certo, un monumento all’attività rurale del secolo scorso.

    Questa struttura ha subito una riconversione geniale: solo una larga fascia pavimentale centrale è stata posata a terra per eliminare l’incavo centrale della stalla dove si raccoglieva probabilmente lo stallatico che doveva essere ogni giorno destinato al processo di compostaggio e diretto ad ottenere il letame.

    Per il resto, dentro questa stalla monumentale tutto è rimasto come era: le antiche infrastrutture come mangiatoie, pavimenti inclinati e scanalati fatti di antico e solido cotto rosso e i robustissimi pilastri di legno che sostengono monumentali capriate di legno.

    Il contrasto tra questa struttura rurale e la preziosità della oreficeria etrusca anziché stridere, sublima l’antica vitale funzione rurale dell’edificio. Si tratta della riproduzione fedele per quanto attiene il materiale, l’oro, le forme e le tecniche. Tutto eseguito con la sola attrezzatura di cui potevano disporre gli etruschi. Gli orafi grossetani che hanno realizzato questi pezzi di oreficeria che sono i più belli e i più famosi del mondo e infatti, gli originali si trovano esposti nei più famosi musei in Italia e nel mondo. Siccome gli etruschi non potevano disporre di alcun attrezzo ottico per ingrandire le i microscopici granelli d’oro con i quali realizzavano le decorazioni a granulazione, anche i nostri orafi contemporanei hanno dovuto realizzare queste copie senza l’ aiuto di una lente di ingrandimento e senza superare una temperatura di 400 gradi nella fusione del metallo prezioso.

    Dopo la visita alla mostra dei gioielli etruschi ci siamo incontrati nella grande cucina e sala da pranzo con il marito della signora Aurelia, lo chef dell’agriturismo che ha preparato per noi un pranzo tipico semplice e ricco, allo stesso tempo assolutamente speciale!

    Abbiamo potuto assistere alle varie fasi della preparazione e fotografare le varie sequenze in cucina fino alla presentazione dell’intero menu che abbiamo gustato mentre ascoltavamo il meglio della musica internazionale selezionata con estrema competenza e gusto.

    Il menu ricco e prelibato consisteva in:

    • bruschetta con il nuovo olio d’oliva e aglio
    • antipasti a base di pecorino affinato con vinacce di Morellino e affettati prodotti in azienda
    • zuppa di verdure e di legumi al pomodoro fresco
    • pasta con pomodori e basilico
    • carne di manzo – stracotto maremmano
    • crostata di pesche
    • digestivo – Amaro Etrusco

    In azienda naturalmente abbiamo potuto visitare anche le varie colture:

    l’oliveto le cui piante pur essendo di varie tipologie sono accomunate dal fatto che i loro frutti sono raccolti in anticipo rispetto ai tempi naturali per una ragione di fondamentale importanza. Per evitare che le olive vengano attaccate dalla terribile mosca olearia che in genere infesta gli oliveti nel mese di ottobre. Per salvare dalla larva della mosca quindi, la raccolta viene effettuata in settembre indipendentemente dal tipo di olivo.

    Il vigneto il cui impianto molto giovane, risalente a soli tre anni fa e quindi non ancora pienamente produttivo ha permesso alla famiglia di effettuare al momento solo una micro-vinificazione.

    Un orto multi-culturale che accoglie circa 80 piantine tra solanacee, legumi, fragole, verdure a foglia, cucurbitacee e piante aromatiche. Naturalmente, i prodotti orto-frutticoli vengono utilizzati e consumati nella cucina dell’agriturismo.

    Molto particolare l’allevamento del maiale nero (incrocio tra la razza Large Black britannica, il Nero dei Nebrodi della sicilia ed il Nero Amiatino locale) di circa 50 cappi adulti e una ventina di maialini già svezzati e tenuti in recinti separati, oltre ai cuccioli ancora allattati dalle scrofe.

    Un gruppo di maiali si nutriva all’aperto, ma all’interno di un’area recintate ed altri stavano in piccoli recinti separati, questi ultimi destinati alla prossima macellazione. I maiali vengono macellati quando hanno circa 2 anni e pesano circa 150 chilogrammi.

    E’ stata una visita molto interessante e piacevole.

  • Terre di Capalbio

    frantoio_capalbio_w500

    Slideshow Mapreference Website Facebook

    Il frantoio “Terre di Capalbio” è un’azienda familiare condotta da tutta la famiglia Nannini.

    L’azienda familiare che ha sede a Borgo Carige, una piccola frazione rurale posta tra il litorale tirrenico e il borgo medievale di Capalbio, è situata ad hoc in una zona a vocazione olearia e vinicola.

    Si tratta della fascia basso collinare esposta al sole e protetta dai venti marini dalle prime dune sabbiose prospicenti il Mar Tirreno. Il regno dei vigneti e degli oliveti allineati che si frappongono alla macchia mediterranea più scura situata nelle colline più alte che circondano il paese di Capalbio.

    Il frantoio è stato fondato ex novo dalla famiglia nel 2003, ma esisteva già da una cinquantina di anni al momento della rilevazione da parte dei Nannini.

    Nannini padre aveva precedentemente lavorato nell’agricoltura per un lungo periodo della sua vita e allo stesso tempo si era dedicato all’insegnamento in una scuola agraria e infine ha preso la decisione di rilevare il frantoio dal precedente proprietario che lo aveva gestito da oltre 50 anni.

    Le innovazioni di fondamentale importanza introdotte nel frantoio storico e nei macchinari hanno consentito di continuare nella tradizione migliorandola. Si tratta di un frantoio che affonda quindi le sue radici nella storia del territorio avendo visto impiantare nuovi oliveti dei quali ha poi seguito il successivo sviluppo fin dal periodo successivo agli ultimi interventi di bonifica operati dall’ente Maremma a oggi, conservando e un rapporto molto stretto con i coltivatori locali da una parte e con i clienti dall’altra.

    Le olive, lavorate a freddo con procedimenti meccanici che consentono, grazie appunto a un impianto tecnologicamente avanzato, di garantire la qualità e soprattutto la genuinità del prodotto aggiungendogli gradevolezza di gusto grazie alla “denocciolatura” delle olive, cioè, alla privazione del nocciolo, che si sostituiscequindi quindi al processo tradizionale della “ frangitura”.

    Questo metodo consente di ottenere un gusto meno acido esaltando il senso aromatico e mitigando il sentore forte dell’amaro e del piccante presenti in particolare negli oli toscani.

    ,Si producono 3 diversi tipi d’olio per la carne, per il pesce e generico.

    Lo staff familiare è integrato da una impiegata che svolge le funzioni di amministratrice e si occupa di tutte le istruttorie richiesta dalle regole della contabilità, fiscalità e burocrazia aziendale.

    Tutto il complesso macchinario funziona a pieno ritmo solo per un mese all’anno, per il resto del tempo, la famiglia si dedica alla commercializzazione del prodotto, alla coltura di un oliveto di circa 1000 piante di cui la famiglia e proprietaria e di un negozio annesso al frantoio dove viene esposto l’olio destinato al mercato.

    Il 90% dell’olio destinato alla vendita va a fornire soprattutto supermercati, ristoranti e privati singoli, in Italia ma non entra nelle grandi catene.90% della produzione è venduto in Italia

    Il resto viene esportato in California, a Londra e in Canada

    Quest’anno c’è stata una scarsa produzione di olive e pertanto la quantità dell’olio ottenuto è molto bassa, ma la qualità è alta.

  • Frantoio Rubiu

    rubiu_w500

    Slideshow Mapreference Website Facebook

    Abbiamo visitato il frantoio della famiglia Rubiu gestito attualmente da Nicoletta Rubiu che ha ereditato la proprietà dello storico frantoio dal padre, il quale aveva già avviato l’attività negli anni 50. Questo frantoio rappresentava un centro di produzione olearia all’avanguardia per quel periodo in questo distretto agrario che forse, per la produzione olearia è sempre stato il più importante della regione del Sulcis-Iglisiente. Queste dolci colline affacciate sulla costa dell’estremo sud della Sardegna godono di una posizione ideale per lo sviluppo dell’ulivo che insieme alla vite rappresenta la coltura più diffusa. La specie più utilizzata per la produzione dell’olio è rappresentata dalla “Bosana“, accanto alla “tonda di Cagliari” specie risultante da una serie di incroci ottenuti da successivi innesti praticati sui secolari o millenari ulivi di cui il territorio è ricco. Coltivato, invece, sopratutto per la conservazione del prodotto in salamoia è l’ulivo di “Pizz’e Carroga“.

    Entriamo nel frantoio e allo stesso tempo siamo dentro quella tipica atmosfera densa del profumo amarognolo dell’oliva frantumata, dove piccoli gruppi di donne e uomini attendono il turno della macinazione delle proprie olive sostano piacevolmente immersi in questo profumo e scambiandosi una serie di informazioni di cui è difficile captare le parole, ma al cui contagio non ci si può sottrarre. Lo stesso ambiente, le stesse sensazioni che si potevano sentire entrando nel frantoio di una volta.

    Certo, oggi non troviamo la possente macina di granito che è stata comunque conservata dalla famiglia con le cure dovute a un monumento storico, non c’è più il bue che con la sua forza muscolare faceva ruotare la macina sotto la quale le olive si frantumavano, spruzzando tutto intorno il liquido giallo dal profumo amarognolo così tipico del frantoio e intorno al quale si raccoglieva tutta la comunità. Oggi mancano tutti questi elementi che si potevano ritrovare in un frantoio dello scorso secolo, ma rimane la stessa atmosfera: profumi mediterranei e la presenza dei proprietari delle olive che, rilassati, aspettano il turno della macinatura ben contenti di concedersi il piacere ineguagliabile di assistere ai vari passaggi che le proprie olive dovranno subire per essere definitivamente trasformate nel dorato liquido che sarà l’ingrediente base indispensabile per la preparazione di qualunque piatto presente sulle loro tavole: dalla semplice bruschetta intrisa d’olio da degustare, alle insalate più diverse, dalla base per i sughi agli stufati. Qualunque piatto per essere preparato avrà bisogno di questo indispensabile ingrediente: l’olio.

    Le olive portate dai singoli proprietari vengono depositate dentro dei contenitori quadrati in attesa di essere trasferite in un apposito carrello ribaltabile e da qui passate in un grande contenitore a forma di imbuto che, dopo averle ingoiate, le rilascerà per consentire il loro passaggio su un nastro rotante, il quale ha il compito di trasportarle nella tremoggia che, liberando le olive da tutti i corpi estranei che le accompagnano fin dal momento dalla raccolta (terriccio, foglie, rametti e quant’altro), le trasferisce nella lavatrice dove vengono lavate nell’acqua corrente. Una volta lavate, le olive entrano nel frantoio che le ridurrà in un mix composto dalla fragrante poltiglia oleosa e dai frammenti duri e amarognoli del nocciolo. Questo mix viene suddiviso in differenti vasche munite di lame rotanti che trasformerà la poltiglia in una pasta più omogenea, la quale sarà poi indirizzata nella seconda centrifuga a più elevato numero di giri, in grado di dividere la parte solida dalla parte oleosa. La sansa (la parte legnosa) viene espulsa attraverso un tubo che la conduce all’esterno. L’acqua seguirà la sua direzione e l’olio sarà raccolto in un contenitore, pronto per essere imbottigliato e portato a casa dai singoli proprietari. Gli scarti componenti la sansa possono essere usati in modo diverso: come mangime per gli animali (maiali, galline); dopo un periodo di compostaggio, come ottimo emendante vegetale del terreno, rientrando così nel ciclo biologico completandolo.

    Un terzo modo di utilizzare gli scarti è quello di sottoporre la sansa ad un successivo passaggio di trasformazione con il risultato di separare ulteriormente le parti più dure del nocciolo che costituiranno un sorta di pellet da usare come combustibile per il riscaldamento.

  • Azienda Del Carmine

     

     

    Slideshow Slideshow Mapreference Website Facebook

    I lavoratori usano una macchina che applica una rete intorno e alla base dell’albero. La macchina fa vibrare l’albero mentre i lavoratori lo colpiscono con delle canne. Dopo qualche minuto, la raccolta finisce, la rete viene tolta dall’albero e chiusa ad imbuto. Dopodichè viene sollevata sopra un contenitore nel quale si svuotano le olive. Quando il contenitore è pieno, viene portato al frantoio e svuotato in due grandi casse di plastica aerate per impedire la fermentazione delle olive.La produzione dell’olio d’olivaSiccome la raccolta dell’oliva è molto meccanizzata, si raccolgono le olive, insieme a foglie e anche parti dei rami. Dunque questi ultimi devono essere eliminati. Prima un contenitore con un buco alla base viene riempito con la raccolta. Poi il buco viene aperto e tutta la raccolta cade su un nastro trasportatore che la muove verso una macchina dove le foglie e i rami vengono aspirati via. Dopodichè le olive vengono schiacciate e trasformate in una pasta. La pasta viene spostata nelle vasche di gramolatura dove l’impasto viene amalgamato e reso più sodo. Successivamente l’impasto passa in un decanter che contiene una centrifuga che separa l’acqua e l’olio dalla pasta. Dopo l’operazione di centrifuga si deposita la sansa che viene utilizzata come concime per l’oliveto. Essa aiuta le piante a crescere restituendo i nutrienti agli olivi.La resa è ciò che rimane (il vero quantitativo di olio, come prodotto finale) e costituisce il 20% al massimo del peso iniziale dell’oliva raccolta.Gli oli e le loro caratteristiche

    Questa azienda produce 5 tipi di olio d’oliva a :

    • il monovarietale di Leccino
    • il monovarietale di Frantoio
    • il monovarietale di Ascolana (provenienza: Ascoli Piceno)
    • la varieta’ FS17 ha avuto origine dalla libera impollinazione del Frantoio eseguita dall’Istituto per l’Olivicoltura di Perugia
    • il blend

    Le caratteristiche buone dell’olio sono:

    • il fruttato
    • il piccante
    • l’amaro

    vengono valutate da un “panel” di assaggiatori.

    I difetti dell’olio sono:

    • il rancido, causato dal contatto con ossigeno
    • l’avvinato, causato da eccessiva fermentazione
    • il riscaldo, causato da un avanzato grado di fermentazione lattica (il sapore può assomigliare a quello della salamoia)

    Le qualita’ di olio sono:

    • l’extra vergine
    • il vergine
    • il lampante (non viene consumato dagli uomini)

    Altri prodotti

    Nell’azienda si vendono anche cioccolata e panettone, prodotti da aziende locali esterne alle quali viene fornito l’olio extra vergine d’oliva da usare al posto dei grassi vegetali o del burro.

    L’olio viene inoltre utilizzato per i prodotti di bellezza tipo creme a base d’olio di oliva. I prodotti sono i seguenti:

    • crema per il viso
    • bagno doccia
    • latte corpo

    L’estensione dell’azienda è di 20 ettari. Essa è dotata di panelli solari per la produzione di energia che occupano 1 ettaro di terreno.

    La degustazione

    Lo strippaggio è l’operazione di risucchio fatto in bocca per gustare tutti i sapori dell’olio.

    Prima della degustazione si deve riscaldare l’olio a circa 28 centigradi per fargli sprigionare tutti gli aromi.

    Il trattamento dell’oliveto

    La potatura per gli olivi consiste nel tagliare i rami dell’albero per forzare i nutrienti a raggiungere meglio le olive che nasceranno.