Tag: serra

  • Azienda Agricola Augusto Petroselli

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    Serre e colture in campo aperto

    Questa azienda si trova nell’agro di Capalbio in località nominata Chiarone. L’azienda agricola a conduzione familiare coltiva meloni e angurie in serre o in campo aperto. Le piantine messe a dimora in questa azienda vengono acquistate dal vicino vivaio Pensalfine. Si tratta, quindi, di piante che hanno subito un’operazione di innesto e pertanto oppongono una particolare resistenza alle malattie, e non solo, il resultato dell’innesto garantisce una più alta probabilità di successo nell’attecchimento, nell’accrescimento e nella produttività. Dato il clima caldo-umido ottenuto all’interno delle serre, la messa in dimora delle piantine è possibile già dai primi di febbraio. Le piantine provenienti dal vivaio si ambientano perfettamente all’ambiente della serra, si sviluppano rapidamente e a marzo fioriscono.

    Nel periodo dalla fioritura l’impollinazione è assicurata dall’intervento delle api che vivono all’interno della stessa serra. Alla fine di marzo dai fiori femmine nascono già i piccoli frutti, cioè, i meloni, che giungeranno a maturazione nel mese di maggio. In questo mese, infatti, si attua il primo taglio dei frutti e la successiva vendita. Invece, le stesse piantine sono messe a dimora tra il mese di marzo e il mese di aprile. Le prime vengono protette con il tunnel, le seconde (piantate tra marzo e aprile) vengono messe a dimora attraverso dei tagli effettuati sulla pacciamatura: tecnica diretta a isolare il solco destinato a ospitare le piante, attraverso un lungo telo di cellofan che oltre ad impedire che l’umidità del suole evapori, trattiene le due manichette che portano l’acqua alle piantine attraverso una serie di forellini chiamati goccialatoi perché rilasciano l’acqua goccia a goccia. Una volta messe a dimora, le piantine vengono coperte con l’agrovelo, che pur proteggendole dalle malattie, dai parassiti e dagli agenti esterni nella fase dell’accresciamento e del successivo sviluppo, consente la traspirazione e attraverso dei fori più ampi si assicura l’ingresso dell’aria.

    Le piantine coltivate sotto i tunnel porteranno a maturazione i loro frutti nel mese di giugno; le piantine protette della pecciamatura e dall’agrovelo daranno i frutti a luglio/agosto.

    I meloni dentro le serre hanno i fiori maschi e femmine. Utilizzano le api e le formiche per l’impollinazione. Dopo l’impollinazione, il fiore femminile diventa un frutto. Per facilitare l’impollinazione, viene posto dentro la serra un alveare artificiale.

    All’interno dell’agrovelo si può raggiungere una temperatura di 60ºC, per cui è necessario, ancora prima applicare i buchi per evitare l’innalzamento della temperatura, poi, successivamente l’agrovelo viene eliminato gradualmente. I buchi praticati sull’agrovelo permettono anche l’entrata degli insetti impollinatori.

    Visite alle aziende e redazione degli articoli realizzati in collaborazione con la scuola Terramare.

  • Viviaio Pensalfine

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    Questa azienda vivaistica provvede alla preparazione e alla distribuzione delle giovani piante di meloni, pomodori, zucchine, anguri, melanzane e asparagi alla gran parte delle colture presenti nella Maremma Tosco-Laziale.

    L’impianto è situato, infatti, nella zona; di confine tra la Toscana e il Lazio in un area bonificata tra gli anni 40/50, compresa tra la costa tirrenica e la città di Capalbio. La prima fase di preparazione delle piante comincia con la semina all’interno dei singoli fori che formano i semenzai (contenitori di plastica composta da tanti fori destinati a ospitare i semi): i semi provenienti prevalentemente dalla Corea, dalla Francia, dagli Stati Uniti e dal Giappone vengono adagiati ciascuno in un piccolo foro contenente una miscela di torba scura proveniente dalla Foresta Nera in Germania e di torba bionda dalla Lituania. Tra il seme e la sua copertura finale costituita dalla stessa miscela torbosa si inserisce uno strato di materiale inerte che ha la funzione di mantenere l’umidità necessaria alla germogliazione del seme.

    Nella seconda fase i semenzai passano in una cella di incubazione, cioè un capannone in cui viene generato un clima caldo-umido e la temperatura viene mantenuta costantemente tra i 25 e 27 centigradi. In questo habitat ideale i semi rimangono fino alla germogliazione: durante questa fase il seme sotto l’effetto della temperature e l’umidità si gonfia e lentamente si schiude per permetter la fuoriuscita delle prime due foglie (i dicotiledoni).

    Quando i dicotiledoni si aprono e si forma la terza foglia finisce la fase della incubazione e le piantine vengono trasferite nella serra in attesa di raggiungere lo stadio di crescita idoneo al trapianto.

    Innesto
    Durante il periodo che precede l’innesto, le piantine subiscono due o tre trapianti fino a raggiungere lo stadio di sviluppo adatto a compiere questa operazione. Questa tecnica viene praticata al fine di ottenere delle piante più resistenti utilizzando tutte le caratteristiche positive di due diversi tipi di vegetali.

    In questo vivaio abbiamo visto che si pratica l’innesto del cocomero sulla radice della zucca. La radice della zucca offre una maggiore resistenza contro le malattie, pertanto, la piantina del cocomero che viene innestata su questa radice assumerà la stessa resistenza.

    Un altro tipo di innesto si pratica sulle radici di una diverse specie di zucca chi si presenta molta adatta a ricevere l’impianto sia del cocomero che del melone.

    Un’ altra combinazione vincente sembra essere quella dell’innesto della melanzana sul pomodoro. La pratica dell’innesto si attua operando un taglio con un piccolo bisturi tra i due dicotiledoni della pianta ospitante. All’interno di questo taglio si inserisce il piccolo fusto della piantina innestata preventivamente privata dalle sue radici: saranno, infatti, le radici della zucca a portare il nutrimento alla nuova pianta.

    La pianta ospitante, oltre a fornire le sue radici con il proprio patrimonio genetico contenuto nelle stesse, dà il suo apporto nutritivo attraverso i suoi dicotiledoni che permangono fino alla fase di attecchimento della nuova pianta. La fotosintesi e il passaggio della linfa vitale per la pianta innestata si attua attraverso le radici e i dicotiledoni della pianta ospitante solo se il contatto tra le cellule delle due specie è assicurato. Infatti, per la buona riuscita della operazione, indipendenti di questa azienda (che pur essendo a conduzione familiare dà lavoro ad una quindicina di giovani donne) saldano le due piantine tra di loro con delle minuscole mollette di plastica proveniente dalla Corea.

    Ultima fase: smollettamento
    Quando l’innesto è sicuramente riuscito e la nuova pianta è in grado di assumere le sostanze dalle radici della pianta originaria (zucca, melone selvatico, pomodoro….., ecc.), si procede allo smollettamento.

    La pianta originaria perde i suoi cotiledoni e vengono eliminate le eventuali foglioline che spesso continuano a germogliare dalle sue radici. A questo punto abbiamo la nuova pianta gode di una vita autonoma e quando raggiunge l’altezza di 10-12 cm viene venduta alle aziende agricole per essere messa a dimora nelle serre, o in campo aperto ma protette dai tunnel o dall’agrovelo (tecniche e materiali speciali per proteggere le giovani piante contro gli agenti esterni e aiutare il loro sviluppo costituendo il clima caldo-umido necessario alla ulteriore crescita).

    Visite alle aziende e redazione degli articoli realizzati in collaborazione con la scuola Terramare.