Società Sà Pischera é Mar é Pontis, “Comunità del Cibo”

by admin on 26/03/2010

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Il complesso territoriale del Sinis offre uno spaccato della storia dell’uomo che va dal periodo pre-nuragico ad oggi. Da circa 4000 anni, quindi, la presenza dell’uomo (intesa come organizzazione sociale, con le rispettive forme di urbanizzazione e di organizzazione delle risorse locali finalizzata alla utilizzazione diretta e alla trasformazione dei prodotti), insiste su questo promontorio, ricchissimo di risorsi naturali, senza soluzione di continuità.

Infatti, la presenza dell’uomo, è testimoniata da innumerevoli reperti archeologici ritrovati in questo territorio e attribuibili ad un lasso di un tempo che va dal 6000/2000 a.C (civiltà prenuragica); a quella nuragica dal 1800 all’800 a.C. (civiltà nuragica); dall’insediarsi della civiltà fenicia, sviluppatasi paralellamente alla civiltà nuragica e armoniosamente integratasi con questa cultura autoctona , attraverso contatti commerciali (tra 1200/800 a.C.) e successivamente grazie alla fondazione della città di Tharros; all’insediamento punico e romano sulla stessa città; dall’occupazione aragonese del 1400, e alla temporanea presenza delle famiglie genovesi alle quale viene trasferita successivamente la proprietà degli stagni con le peschiere e le edifici annessi.

Fin dagli inizi del 1900 e fino agli anni 70 le peschiere vengono gestite da un unico proprietario (Don Efisio Carta), che le acquista da una famiglia genovese. I pescatori di Cabras dopo numerose battaglie, negli anni 70 riescono ad ottenere il controllo diretto attraverso la mediazione della regione Sarda che trasforma le peschiere in proprietà demaniale, restituendole al controllo diretto dei pescatori. Oggi, la gestione di questa fonte principale dell’economia territorio è fidata direttamente ad un organismo consortile formato da 11 cooperative di pescatori.

Attualmente, le attività di pesca e di trasformazione del prodotto principe, il Mugil Cephalus (il mugine da bottarga) e la “Liza Ramada” (classico mugine da arrosto), sono gestite dalle cooperative consorziate e da una società mista di sopporto che ha sviluppato un serie di attività ittituristiche di eccellenza consistenti nella ricezione turistica; nel servizio di ristorazione che esalta il pregiato prodotto proponendo una vastissima gamme di piatti tipici di storica tradizione e nelle visite didattiche alle peschiere.

Il presidente della società, Carlo Ferrari, ci accompagna attraverso “i lavorieri” (dei bacini dove si raccoglie del pesce proveniente dal mare) che vengono peridiocamente chiusi con delle barriere costruite dagli stessi pescatori utilizzando, come da antichissima tradizione, le canne palustri che crescono lungo i margini intorno alla laguna.

Le lagune di Cabras hanno una estensione di 2400 ettari. Tra aprile e novembre le barriere di canne vengono aperte per permettere l’entrata dei pesci (90% muggine; per il restante orate, spigole e altri pesci). Qui, i muggini trovano un ambiente ideale per pascolare, cibandosi di ciò che trovano sui fondali della laguna. Per effettuare la cattura del pesce, i pescatori si immergono, disponendosi a cerchio nei lavorieri (aree delimitate da passerelle di legno e chiuse dalle barriere di canne palustri), profondi circa un metro e mezzo e, chiudendo via via lo spazio con le reti, raccolgono i pesci così catturati, e trascinando il pescato negli edifici della pesatura (cosìdetti perché in passato era il luogo in cui il pesce veniva pesato e venduto ai clienti provenienti dalle diverse regioni della Sardegna).

Oltre agli edifici destinati alla pesatura dei pesci e costruiti probabilmente tra il 1300 e il 1400, sulla duna naturale che si trova in centro dei due canali in cui si diramano le peschiere, possiamo osservare una serie di edifici (quasi un piccolo villaggio): di particolare pregio è un edificio originariamente destinato all’affumicatura della bottarga. Un altro edificio interessante è la piccola chiesetta dedicata a San Vicenzo (non a caso è il prottetore dei pescatori), è particolarmente imponente è la torre di guardia della peschiera risalente allo stesso periodo.

Data la continuità della presenza umana in questo promontorio, si può facilmente dedurre che la pesca del muggine e la produzione della bottarga detangano il primato di una tradizione che affonda le sue radici nella preistoria. Attualmente, il consorzio dei pescatori rappresenta una realtà europea di primo ordine nello stesso settore accanto al quale in questi ultimi anni si ha sviluppato il settore terziario dell’artigianato legato all’itticoltura e l’attività ittituristica di ristorazione e didattica del territorio di eccellenza.

Visite alle aziende e redazione degli articoli realizzati in collaborazione con la scuola Terramare.

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