Tag: birrificio

  • Birrificio Croce di Malto

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    Già l’originale e divertente gioco di parole “Croce di Malto” denota un birrificio artigianale che sa il fatto suo e non lascia nulla al caso. Il proprietario, Alessio Selvaggio, ha studiato scienze alimentari, non birrificazione, e questa passione gli è stata trasmessa dalla sua compagna.

    Qui parliamo di birre artigianali di qualità superiore ottenute ad alta fermentazione, quindi caratterizzate da eleganti impronte aromatiche, che le rendono uniche. Basti pensare che “Croce di Malto” ha ottenuto sia la vittoria come miglior birra che la medaglia di platino al “Mondial de la Bier 2009” di Strasburgo con la sua TRIPLEXXX.

    Quest’azienda produce una selezione di birre differenti tra cui:

    • Hauria ispirata a quella di Colonia, distinta da una nota di amaro
    • Triticum weizen caratterizzata da profumazioni fruttate e da un’alta gasatura
    • Magnus dal gusto più marcato di malto e spezie
    • Acerbus amara
    • TripleXXX doppio malto di colore giallo ambrato
    • Temporis primaverile e fruttata
    • Platinum birra di Natale
    • Umbra caratterizzata da frumento non maltato e avena

    Alessio mi ha confermato che il “mondo” della birra è in costante evoluzione e che si creano continuamente nuove varianti. Si può dire che lui appartenga alla categoria dei “puristi”: non pastorizza né filtra i suoi prodotti e usa solamente il freddo come conservante. Inoltre è molto scrupoloso ed esigente sulla data di scadenza, che varia da birra a birra, ma che in generale non deve superare i 3-4 mesi.

    Sul sito del birrificio si trova una descrizione più approfondita delle birre prodotte, nonché consigli su come abbinarle e sul bicchiere in cui berle.

    Quest’azienda organizza anche eventi con tanto di impianti di spillatura e bicchieri ad hoc, oltre ad un servizio di assistenza tecnica. Inoltre, può anche creare birre su misura con il marchio del cliente.

  • Birrificio Torino

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    La prima fabbrica di birra in Italia viene inaugurata a Torino nel 1845. Purtroppo dopo 100 anni di produzione artigianale i birrifici di questo tipo scompaiono negli anni 60 proprio nel periodo del boom economico. Per i successivi 50 anni la birra bevuta in Italia proviene dall’estero o viene prodotta su scala industriale.

    I primi “microbirrifici” artigianali riappaiono nel 1997: 10 anni fa se ne contavano non più di 30, ora sono circa 300. In generale, gli italiani conoscono il vino, mentre la conoscenza della birra è ancora relativa.

    Fortunatamente, il palato sta cambiando. Prima in Italia la birra veniva bevuta solo con la pizza, mentre ora si possono trovare birre da abbinare al formaggio fresco o stagionato, all’antipasto, al pesce, al dessert, ecc. Ogni piatto ha la sua birra! Anche i ristoranti stanno cominciando a offrire una carta birra molto variegata.

    Il locale da me visitato, si chiama “Birrificio Torino” e si trova a pochi passi dalla Mole, simbolo per l’appunto della città di Torino. Originariamente era una fabbrica dolciaria, ma i titolari, Mauro Mascarello e Claudia Fertino, hanno ristrutturato ed adibito questo edificio adattandolo alla produzione della birra.

    Fortunatamente questa birreria non ha avuto bisogno di grande pubblicità: all`apertura del locale – molto particolare nel suo genere e dove si trova anche un ristorante- il passaparola tra gli estimatori di birra è stato immediato.

    Mauro, per imparare l`arte della produzione, ha girato l`Europa per circa un anno incontrando i migliori mastri birrai della Baviera, della repubblica Ceca, del Belgio e della Francia settentrionale. Da ognuno di loro ha tratto consigli ed esperienze da applicare ai prodotti proposti poi ai frequentatori del locale.

    Naturalmente Mauro sceglie le materie prime migliori. Usa l’acqua torinese che ha una durezza media ed è adatta per la produzione, ricorre a differenti tipi di malto che vengono tostati in modo diverso in base al tipo di prodotto che intende produrre, oltre al luppolo e ai lieviti.

    Le birre sono vive, e dal momento che non vengono né pastorizzate né filtrate, mantengono inalterati i profumi e i sapori di un prodotto fresco. Non vengono aggiunti conservanti artificiali e l’unico sistema di conservazione usato è il freddo.

    Le birre che sono disponibili tutto l’anno sono:

    • Birra Torino – birra chiara doppio malto a bassa fermentazione
    • Birra Rufus – birra ambrata doppio malto a bassa fermentazione
    • Birra Clara – birra chiara a bassa fermentazione
    • Birra Sahara – birra bianca ad alta fermentazione.

    A cui si aggiungono quelle stagionali:

    • Birra di Natale – profumata al miele e molto alcolica
    • Birra di Primavera – ricca di luppolo in fiore
    • Birra Aurora – speziata con zenzero fresco

    Il freddo eccessivo altera il sapore, inoltre ogni birra va gustata alla temperatura giusta per apprezzarne al meglio le caratteristiche individuali e per esaltare i piatti offerti dal ristorante annesso alla birreria.

    Per i più curiosi si tengono inoltre corsi di avvicinamento alla degustazione della birra.

  • Azienda Agricola e Birrificio Bianchi

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    Dopo aver guidato per la campagna delle Marche per un po’ di tempo, siamo arrivati alla fattoria Bianchi, situata in cima ad una collina dalla quale si può godere di una bella vista sul Mare Adriatico durante tutto il viaggio. Avendo coltivato orzo in questa fattoria per quattro generazioni, i proprietari attuali, Luciano e Simone Bianchi, hanno deciso di utilizzare la maggior parte del loro orzo quale ingrediente della loro birra. Cosi, l’80% del loro orzo viene inviato ad una fabbrica di malto a Roma, dove i chicchi vengono fatti germinare immergendoli in acqua e la cui ulteriore germinazione viene poi interrotta velocemente tramite essiccazione o riscaldamento con aria calda.
    La produzione è iniziata nel 2001 per ottenere un gusto diverso dalla birra industriale.
    Le materie prime
    In aggiunta al malto, utilizzano solo acqua, luppoli e lievito per produrre la loro birra, la quale viene chiamata Boccale d’Oro.

    L’acqua
    Le sue caratteristiche organolettiche la rendono ideale per la realizzazione di birre corpose e piene nel gusto.

    Il malto
    Il malto non è altro che la cariosside di un chicco di cereale, più comunemente orzo, che ha subito una germinazione.

    La produzione industriale avviene nei maltifici: le cariossidi sono fatte macerare in appositi tini, dove assorbono l’acqua e si rigonfiano; quindi vengono tenute per una settimana nelle camere di germinazione, dove spuntano le radichette (piccole radici); poi il malto passa in una camera di essiccazione, dove la germinazione è bloccata (l’umidità scende dal 50% all’8%); il malto secco arriva infine nei silos dove viene lasciato in attesa della lavorazione.

    Il luppolo
    Il fiore del luppolo viene importato dalla Germania e dalla Repubblica Ceca. Lo si usa per ottenere le seguenti caratteristiche:

    • aroma molto forte – aromatizzazione
    • conferire il sapore amaro
    • conservante naturale della birra in quanto possiede proprietà antibatteriche
    • l’uso del luppolo infine aiuta a coagulare le proteine in sospensione nella birra rendendola più limpida (chiarificazione), inoltre aiuta nella tenuta della schiuma.

    Si usa 300 grammi di luppolo per una produzione di 300 litri.

    Il lievito
    Il lievito è uno degli ingredienti più importanti per la produzione di birra, è lui infatti a trasformare gli zuccheri estratti dal malto in alcool e anidride carbonica e rendere la birra una bevanda lievemente alcoolica e frizzante.

    La lavorazione di birra
    Per produrre la birra, il malto viene immerso in acqua calda, dove – grazie all’azione di alcuni enzimi presenti nel malto stesso e dovuti alla germinazione – gli amidi presenti vengono convertiti in zuccheri fermentabili. Questo mosto zuccheroso può essere aromatizzato con erbe aromatiche, frutta o più comunemente con il luppolo. Quindi, viene impiegato un lievito che dà inizio alla fermentazione e porta alla formazione di alcool, unitamente ad anidride carbonica (che viene per la maggior parte espulsa) ed altri prodotti di scarto derivanti dalla respirazione anaerobica dei lieviti.

    L’infusione è il metodo utilizzato per estrarre i principi attivi o gli aromi da piante officinali o alimenti. A questa azienda consiste in mescolare il malto con l’acqua a 78°C per 3 ore. L’impasto diventa poltiglia e gli amidi dell’orzo si trasformano in zuccheri fermentabili. Il tutto viene poi filtrato per separare il liquido, cioè il mosto, dal resto. Alla fine, il prodtto viene centrifugato per togliere le particelle.

    In generale, la birra viene prodotta come segue:
    Si cuoce il mosto in un recipiente di rame assieme ad una sostanza estratta dai fiori di luppolo, una pianta erbacea.
    Il mosto è nuovamente filtrato e unito al fermento per la fermentazione, diversa a seconda della temperatura: alta se oltre i 10-12°C e occorrono dai 6 giorni di tempo, bassa se avviene sotto ai 1°C e occorrono dai 2 mesi.
    La birra così prodotta si lascia riposare in recipienti che assicurano una pressione alta.
    La birra ormai matura è imbottigliata e pastorizzata.

    Una produzione consiste in 300 litri di birra – dura 6 ore e mezza

    Le birre
    Le birre vengono divise secondo la percentuale di alcool come segue:

    • light 2,5% birra di farro
    • normale 5%
    • speciale 6-7%
    • doppiomalto 12%

    Questa azienda produce sola la normale, chiara e amara e la birra chiara è più popolare. Si vende la birra solo nelle Marche, cioè la distribuzione di nicchia. C’è un pub vicino alla birrificio dove i clienti possono godersi il sapore della birra Boccale d’Oro insieme con i loro amici.

    La coltivazione di orzo
    La produzione è 550 ettolitri di birra all’anno. 80% dell’orzo viene usato per produrre la birra, mentre 20% viene esportato in Germania.

    L’estensione del terreno coltivato è di 60 ettari.

    I resti della produzione di birra
    Rimane solo il mosto che è senza lo zucchero. Il mosto viene usato per fertilizzare il terreno. Le fecce, che non contengono alcool, vengono usate come mangime per i polli.