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  • Frantoio Arienti Elia

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    E’ sorprendente che proprio nel cuore di Orbetello in questo piccolo centro storico che sembra essere un luogo di incontro e un salotto per i turisti del fine settimana, trovare un frantoio che funziona ancora con la macina di pietra. Infatti è molto facile passare in questa strada abbastanza frequentata del centro senza rendersi conto che all’interno di questo palazzo elegante, c’è ancora questa officina artigianale dalla lunga storia. Ma guardando con attenzione si può vedere che c’è un’insegna sulla porta che dice:no sulla porta che annuncia “Frantoio Arienti di Arienti Elia”, altrimenti è anonimo. Comunque, durante la raccolta delle olive in ottobre e novembre, è possibile sentire i suoni meccanici quando si passa il frantoio.

    Quando si entra nel frantoio, è molto probabile che si incontra il proprietario Elia Ariente, un uomo che ha 73 anni e avrebbe potuto andare in pensione, ma preferisce continuare a lavorare. Mi ha detto che questo frantoio è stato fondato dal suo nonno che ha comprato il palazzo nel 1918. Ha continuato a gestire quest’azienda poi l’ha lasciato a suo figlio Luigi che l’ha lasciato a Elia, il proprietario presente. Il comune di Orbetello accetta che questo frantoio continua, ma quando Elia va in pensione, il frantoio deve chiudere o spostarsi in un altro luogo.

    Curiosamente questo frantoio usa una vecchia macina con due grandi ruote di pietra, quindi è possibile vedere la macinazione come è stata sempre fatta da millenni ad eccezione del mulo o il bue che prima venivano utilizzati per fare girare le ruote di pietra. Invece, la maggioranza dei frantoi macina le ulive in una camera chiusa. Essendo questa una piccola azienda, il proprietario riceve i clienti personalmente e si interessa di trasferire le olive in appositi contenitori, nel caso in cui il produttore abbia messo le olive in altri tipi di contenitori.

    Quando tutte le olive di un cliente erano macinate, due operai le versavano nella macina, mentre le due ruote di pietra giravano senza interruzione. Infatti, c’era un buco nella parete vicino ad una delle due ruote e Elia mi ha detto che ha dovuto farlo perché ha comprato una macina nuova 32 anni fa e questa macina era più grande della precedente. Pian piano la macina trasformava le olive in poltiglia e quando la trasformazione era finita, gli operai aprivano uno sportello sotto la macina così che una parte della poltiglia andasse a finire in un altro contenitore. Dopo mettevano un disco metallico con un grande buco nel centro su una macchinetta e avviavano una pompa che pompava la polpa sopra sul disco che veniva girato allo stesso tempo così che la maggior parte del disco venisse coperta con la polpa. Poi si mettevano il disco su una sbarra che era montata su un vagone e mettevano un disco di un altro materiale sopra. Gli operai ripetevano questo processo fino a quando i dischi raggiungevano quasi la stessa altezza della sbarra.

    Dopodiché dirigevano il vagone dentro un pressatore comprimendo dischi schiacciando la poltiglia fino a provocare l’espulsione del liquido oleoso. Nella fase successiva, una pompa pompava l’olio in una centrifuga che aveva la funzione di separare l’ acqua e olio. Alle fine, il proprietario versava l’olio in contenitori di metallo, li chiudeva e li consegnava ai rispettivi proprietari che seguivano attentamente tutte le operazioni ed infine si congedavano servizio con il proprio olio, dopo aver pagato quanto dovuto.

    Prima c’erano tanti di questi frantoi vicino la stazione di Orbetello, a Porto Ercole e a Santo Stefano, ma gradualmente hanno chiuso quasi tutti chiuso i battenti. Secondo Elia manca la passione per il mantenimento di queste straordinarie tradizioni e naturalmente c’è da sottolineare il merito di questi proprietari di frantoi che sono animati veramente da una grande passione e si prendono tutte le conseguenti responsabilità, come anche quella di dare lavoro a diversi operai. Il che, di questi tempi aggiunge grande valore a quanti lavorano in questo settore.

    Riguardo alla qualità e al prezzo dell’olio, questi non sono differenti da quelli dei frantoi moderni, secondo Elia. Una ragione sarebbe che è riuscito ad ammortizzare i suoi investimenti gradualmente e avendo a disposizione un lungo periodo di tempo, mentre i frantoi moderni hanno investito capitali più ingenti in macchinari più costosi che probabilmente necessitano di un più lungo periodo di ammortamento..

  • Terre di Capalbio

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    Il frantoio “Terre di Capalbio” è un’azienda familiare condotta da tutta la famiglia Nannini.

    L’azienda familiare che ha sede a Borgo Carige, una piccola frazione rurale posta tra il litorale tirrenico e il borgo medievale di Capalbio, è situata ad hoc in una zona a vocazione olearia e vinicola.

    Si tratta della fascia basso collinare esposta al sole e protetta dai venti marini dalle prime dune sabbiose prospicenti il Mar Tirreno. Il regno dei vigneti e degli oliveti allineati che si frappongono alla macchia mediterranea più scura situata nelle colline più alte che circondano il paese di Capalbio.

    Il frantoio è stato fondato ex novo dalla famiglia nel 2003, ma esisteva già da una cinquantina di anni al momento della rilevazione da parte dei Nannini.

    Nannini padre aveva precedentemente lavorato nell’agricoltura per un lungo periodo della sua vita e allo stesso tempo si era dedicato all’insegnamento in una scuola agraria e infine ha preso la decisione di rilevare il frantoio dal precedente proprietario che lo aveva gestito da oltre 50 anni.

    Le innovazioni di fondamentale importanza introdotte nel frantoio storico e nei macchinari hanno consentito di continuare nella tradizione migliorandola. Si tratta di un frantoio che affonda quindi le sue radici nella storia del territorio avendo visto impiantare nuovi oliveti dei quali ha poi seguito il successivo sviluppo fin dal periodo successivo agli ultimi interventi di bonifica operati dall’ente Maremma a oggi, conservando e un rapporto molto stretto con i coltivatori locali da una parte e con i clienti dall’altra.

    Le olive, lavorate a freddo con procedimenti meccanici che consentono, grazie appunto a un impianto tecnologicamente avanzato, di garantire la qualità e soprattutto la genuinità del prodotto aggiungendogli gradevolezza di gusto grazie alla “denocciolatura” delle olive, cioè, alla privazione del nocciolo, che si sostituiscequindi quindi al processo tradizionale della “ frangitura”.

    Questo metodo consente di ottenere un gusto meno acido esaltando il senso aromatico e mitigando il sentore forte dell’amaro e del piccante presenti in particolare negli oli toscani.

    ,Si producono 3 diversi tipi d’olio per la carne, per il pesce e generico.

    Lo staff familiare è integrato da una impiegata che svolge le funzioni di amministratrice e si occupa di tutte le istruttorie richiesta dalle regole della contabilità, fiscalità e burocrazia aziendale.

    Tutto il complesso macchinario funziona a pieno ritmo solo per un mese all’anno, per il resto del tempo, la famiglia si dedica alla commercializzazione del prodotto, alla coltura di un oliveto di circa 1000 piante di cui la famiglia e proprietaria e di un negozio annesso al frantoio dove viene esposto l’olio destinato al mercato.

    Il 90% dell’olio destinato alla vendita va a fornire soprattutto supermercati, ristoranti e privati singoli, in Italia ma non entra nelle grandi catene.90% della produzione è venduto in Italia

    Il resto viene esportato in California, a Londra e in Canada

    Quest’anno c’è stata una scarsa produzione di olive e pertanto la quantità dell’olio ottenuto è molto bassa, ma la qualità è alta.

  • L’Impresa Vinicola e Olearia Stefano Mancinelli

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    Arrivando i primi di Novembre, la raccolta dell’uva era finita a settembre, siamo invece giunti durante la stagione della raccolta delle olive. Una delle prime nostre immagini quando arrivammo a questa fattoria, fu quella di qualcuno che caricava le olive attraverso una rete, che funzionava quale filtro grossolano per foglie e rami. Dopo essere passate attraverso la rete, le olive venivano portate ad una macchina per estrarne l’olio. Sfortunatamente, non c’è quasi nulla da vedere durante questo processo e abbiamo invece ascoltato Stefano Mancinelli, il simpatico fondatore e proprietario della fattoria. Oltre ad averci parlato dei loro prodotti e di come sono fatti, ci hanno mostrato la loro proprietà, facendoci vedere sia il frantoio, le botti per il vino, la stanza per la degustazione del vino, la distilleria ed il loro negozio.

    Le viti

    Le vigne sono state piantate nell’anno 1979. La raccolta viene eseguita a fine settembre e si producono 1600 ettolitri all’anno. La fermentazione del vino avviene per il rosso a 24-28 centigradi e per il bianco a 18-20 centigradi.

    L’azienda lavora principalmente con uva Lacrima. Il nome Lacrima deriva dal fatto che la buccia dell’uva quando arriva al punto di maturazione, si fende, lasciando gocciolare, lacrimare, il succo contenuto. Questo fatto lascia intuire quanto sia difficoltoso poter raggiungere un punto ottimale di maturazione senza dover rischiare ogni volta di perdere la totalità del prodotto. Si immagini soltanto cosa potrebbe causare una pioggia violenta su dei grappoli arrivati a tale punto di maturazione: un dilavamento pressoché totale dell’intero prodotto.

    In questa azienda si producono Lacrima di Morro d’Alba D.O.C. e Verdicchio dei Castelli di Jesi D.O.C. Classico.

    La precipitazione del tartrato nel vino avviene a -5ºC per 10-15 giorni.

    L’uva amara viene usata per il vino Verdicchio, mentre il vino passito è un vino da dolce che utilizza l’uva più matura.

    La distilleria

    La distilleria esiste dal 1994 e l’azienda usa le proprie vinacce e non le fecce, le vinacce non vengono torchiate.

    Le fase per la produzione della grappa:

    • diluizione con acqua demineralizzata
    • refrigerazione
    • filtrazione a -5ºC

    Si producono Grappa di Lacrima e Grappa di Verdicchio.

    Il frantoio

    La temperatura è 27-28ºC al massimo, il che dà un olio di qualità. L’epoca di raccolta viene seguita dalla lavorazione immediata. L’acqua di fermentazione fa aumentare l’acidita’ dell’olio. L’olio non filtrato crea un deposito (la morchia) e questa fermenta.

    I frantoi usano al massimo 2 separatori per separare l’acqua e la sansa, mentre questo usa 3 separatori per togliere piccole particelle e ottenere un olio più pulito. Il terzo separatore rende l’olio trasparente. L’azienda ha circa 1500 olivi dei seguenti tipi:

    • frantoio
    • raggiolo
    • leccino
    • raggia

    La raggia e la più pregiata e assomiglia al frantoio. Si produce olio extra vergine d’oliva con acidità molto bassa e con caratteristiche di estrema fruttuosità ed aromaticità.

  • Azienda Del Carmine

     

     

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    I lavoratori usano una macchina che applica una rete intorno e alla base dell’albero. La macchina fa vibrare l’albero mentre i lavoratori lo colpiscono con delle canne. Dopo qualche minuto, la raccolta finisce, la rete viene tolta dall’albero e chiusa ad imbuto. Dopodichè viene sollevata sopra un contenitore nel quale si svuotano le olive. Quando il contenitore è pieno, viene portato al frantoio e svuotato in due grandi casse di plastica aerate per impedire la fermentazione delle olive.La produzione dell’olio d’olivaSiccome la raccolta dell’oliva è molto meccanizzata, si raccolgono le olive, insieme a foglie e anche parti dei rami. Dunque questi ultimi devono essere eliminati. Prima un contenitore con un buco alla base viene riempito con la raccolta. Poi il buco viene aperto e tutta la raccolta cade su un nastro trasportatore che la muove verso una macchina dove le foglie e i rami vengono aspirati via. Dopodichè le olive vengono schiacciate e trasformate in una pasta. La pasta viene spostata nelle vasche di gramolatura dove l’impasto viene amalgamato e reso più sodo. Successivamente l’impasto passa in un decanter che contiene una centrifuga che separa l’acqua e l’olio dalla pasta. Dopo l’operazione di centrifuga si deposita la sansa che viene utilizzata come concime per l’oliveto. Essa aiuta le piante a crescere restituendo i nutrienti agli olivi.La resa è ciò che rimane (il vero quantitativo di olio, come prodotto finale) e costituisce il 20% al massimo del peso iniziale dell’oliva raccolta.Gli oli e le loro caratteristiche

    Questa azienda produce 5 tipi di olio d’oliva a :

    • il monovarietale di Leccino
    • il monovarietale di Frantoio
    • il monovarietale di Ascolana (provenienza: Ascoli Piceno)
    • la varieta’ FS17 ha avuto origine dalla libera impollinazione del Frantoio eseguita dall’Istituto per l’Olivicoltura di Perugia
    • il blend

    Le caratteristiche buone dell’olio sono:

    • il fruttato
    • il piccante
    • l’amaro

    vengono valutate da un “panel” di assaggiatori.

    I difetti dell’olio sono:

    • il rancido, causato dal contatto con ossigeno
    • l’avvinato, causato da eccessiva fermentazione
    • il riscaldo, causato da un avanzato grado di fermentazione lattica (il sapore può assomigliare a quello della salamoia)

    Le qualita’ di olio sono:

    • l’extra vergine
    • il vergine
    • il lampante (non viene consumato dagli uomini)

    Altri prodotti

    Nell’azienda si vendono anche cioccolata e panettone, prodotti da aziende locali esterne alle quali viene fornito l’olio extra vergine d’oliva da usare al posto dei grassi vegetali o del burro.

    L’olio viene inoltre utilizzato per i prodotti di bellezza tipo creme a base d’olio di oliva. I prodotti sono i seguenti:

    • crema per il viso
    • bagno doccia
    • latte corpo

    L’estensione dell’azienda è di 20 ettari. Essa è dotata di panelli solari per la produzione di energia che occupano 1 ettaro di terreno.

    La degustazione

    Lo strippaggio è l’operazione di risucchio fatto in bocca per gustare tutti i sapori dell’olio.

    Prima della degustazione si deve riscaldare l’olio a circa 28 centigradi per fargli sprigionare tutti gli aromi.

    Il trattamento dell’oliveto

    La potatura per gli olivi consiste nel tagliare i rami dell’albero per forzare i nutrienti a raggiungere meglio le olive che nasceranno.