Tag: l’allevamento bovino

  • Azienda Agricola Belvedere

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    Questa azienda agricola ha una storia familiare molto interessante. È situata tra il comune toscano di Pitigliano e il comune laziale di Farnese; zona di confine dove i terreni tufacei tipici di questa parte di Toscana e i ricchi terreni sciolti presenti in questa zona di Lazio, si presentano frammisti dando luogo ad uno strato di humus di eccezionale ricchezza e fertilità.

    Fin dalla metà del secolo scorso questi vasti e fertili territori facevano parte dei latifondi appartenenti alle famiglie di antiche origini feudali.

    Il Signore Giancarlo, attuale conduttore dell’azienda agricola Belvedere, è ancora oggi coadiuvato dall’anziana madre che risiede ancora nella casa colonica costruita nel 1400 sulla sommità della collina che domina l’azienda. La madre di Giancarlo che oggi ha 75 anni ricorda che già i suoi nonni coltivavano i campi intorno in qualità di mezzadri col diritto ad abitare nella casa padronale e di acquisire la metà del raccolto prodotto dalla famiglia. Erano tempi molto duri, ma i tempi cambiano: il contratto di mezzadria è stato abrogato alla fine degli anni 50, in quanto ingiusto nei confronti del contadino. Così, la famiglia ha continuato ad abitare nella casa colonica riscattando il fondo di pertinenza e acquistando nuovi appezzamenti di terra che le hanno permesso di accorpare insieme un’estensione di 150 ettari.

    In quest’azienda le principali colture sono costituite dalla vite e dall’olivo.

    La vite: le qualità coltivate sono principalmente Sangiovese, Cabernet e Rosso di Sorano. Gran parte dell’uva prodotta viene venduta alla Cantina Sociale, ma Giancarlo è molto orgoglioso della produzione propria di vino che conserva nella cantina del 1400 scavata nella roccia del tufo sotto il lato nord della antica casa colonica di famiglia. Il vino ottenuto dalla spremitura di queste uve è il pregiato “Rosso di Sorano”.

    L’olivo: sono presenti tre specie di olivi, il Cannino (saporito, piccante, sempre giovane e a lunga conservazione), una pianta tradizionalmente coltivata a Cannino (paese dell’alto Lazio famoso per la produzione del pregiato olio d’oliva) che produce un’oliva piccola, ma ricchissima di olio e la cui raccolta si effettua tra la fine di novembre e il mese di dicembre.

    Il Leccino: un tipo di pianta più robusta e dotata di grande resistenza alle temperature più basse e assicura una fruttificazione anche nelle annate più fredde. L’oliva prodotta è grande e carnosa e per questo è adatta alla conservazione. Il suo olio è leggero e delicato di gusto, ma non è adatto alla lunga conservazione. Questa pianta permette una raccolta precocie (ott.-nov.).

    Il Frantoio: la pianta del tipo Frantoio è molto delicata, non sopporta le basse temperature e quindi nella annate particolarmente fredde non porta i frutti, ma produce un ultimo olio, molto aromatico e con una buona profumazione.

    Le olive vengono portate al frantoio dove vengono macinate, gramolate (la pasta ottenuta con la macinazione viene trattata con le gramole per separare la parte dura da quella morbida), la parte molle così sottoposta alla centrifuga dove la parte liquida viene eliminata e infine la parte oleosa viene sottoposta a decantazione.

    Si ottiene così l’olio extra vergine di oliva.

    Nell’azienda ci sono tre allevamenti:

    • allevamento bovino: mucche Frisone da latte e vacche Limousine da carne
    • allevamento suino: i maiali sono di razza Cinta Senese e le loro carni sono in parte vendute fresche e in parte sono destinate alla trasformazione (salsicce, salame, prosciutto, lardo, lombo, ecc.)
    • allevamento ovino da carne: di razza Appenninica

    Per arricchire il suolo si usa il letame e non vengono aggiunte sostanze chimiche, né vengono effettuati trattamenti chimici sulle colture.

    Visite alle aziende e redazione degli articoli realizzati in collaborazione con la scuola Terramare.

  • Azienda Agricola Biologica “La Selva”

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    La Selva, un’azienda dove si pratica l’agricoltura e non solo. In trent’anni di sperimentazione e di sviluppo graduale è riuscita a ricostituire un ciclo biologico chiuso che potremmo definire perfetto.

    Le mucche allevate sono di razza Chianina, questo nome, è dato dal luogo dove vengono tradizionalmente allevate, cioè la Val di Chiana: e’ la stessa razza che usavano i Romani per la carne, non per il latte. I vitellini nascono a La Selva e vengono nutriti dalle loro madri per 6 mesi. Dopo, il sesto mese vengono separati e tenuti in un recinto dove ha inizio lo svezzamento. In questo periodo possono incontrarsi con le madri senza subire lo stress del distacco dalla mamma. L’assenza dello stress dovuto al brusco distacco dalle madri va anche a beneficio della qualità della carne, destinata al mercato. Sia le mucche che i vitellini vivono al riparo sotto una tettoia ma sono liberi di uscire dai recinti e andare a pascolare nei prati dove trovano generalmente l’erba medica e il trifoglio. Nelle mangiatoie al riparo possono trovare del fieno misto ai cereali e alle legumi. Tutti i mangimi sono rigorosamente biologici. In ogni caso, gli animali non sono sottoposti a nutrimento forzato finalizzato al raggiungimento del peso di macellazione in tempi minimi. Infatti, la crescita segue il naturale processo. Così che, tra di 12 e 18 mesi le loro carni sono nel mercato.

    L’allevamento bovino è formato da circa 25 capi: le fattrici sono 15 e vivono fuori tutto l’anno; i tori utilizzati per la monta sono due; il restante è formato dei vitelli. Dunque, i tori vengono sostituiti ogni 4 anni per evitare la riproduzione tra consanguinei: le vitelle destinate alla riproduzione diventano feconde alle 4 anni, quindi, e fondamentale importanza evitare che vengano fecondate dallo stesso toro che ha generate.

    Accanto all’allevamento delle vacche l’azienda sta sperimentando l’allevamento delle pecore di razza Appenninica che ultimamente diventano sempre più rare. Le pecore sono lasciate allo stato grado, pascolano sui terreni appena mietuti. La pecora Appenninica proviene dal centro d’Italia e viene utilizzata per la carne. Quindi gli agnelli vengono allattati dalla madre fino allo svezzamento dato che il loro latte non è utilizzato industrialmente.

    La maggior parte della produzione dell’azienda La Selva è destinata al mercato italiano, una piccola parte è anche destinata al mercato estero (principalmente Germania) . Solo 10% del prodotto orto-frutticolo è destinato alla trasformazione e alla vendita diretta nell’azienda stessa.

    Dall’allevamento bovino non solo si ricava la carne, ma si utilizzano anche i liquami e il letame che vanno ad arricchire il terreno delle sostanze minerali necessarie alle colture.

    Altri elementi integrativi del suolo provengono dalle colture che si alternano a intervalli annuali o bi-triennali per un arco di tempo di 7 o 8 anni, secondo il sistema della rotazione agraria. Attraverso questo sistema si evita l’impoverimento del terreno e le colture che subentrano alle precedenti traggano le sostanze nutritive arricchite dei minerali lasciati nel suolo, dalle prime Non si rende necessaria, quindi, l’utilizzazione di concimi chimici.

    Anche gli antiparasittari chimici, usati nelle colture tradizionali per combattere le malattie provocate dai parassiti, sono sostituiti dagli insetti che si annidano numerosi ai bordi dei campi coltivati dove, lungo i fossi che segnano gli antichi confini, sono presenti nicchie di macchia mediterranea e boscaglie. Uno di questi insetti è, per esempio, la coccinella: questa si nutre dei pidocchi che possono infestare le colture di carciofi, dei legumi, ecc.

    In questo processo di produzione biologica, gioca un ruolo di primo piano la morfologia del paesaggio che conserva il profilo originale, costituito da morbidi rilievi e piccoli avvallamenti ricoperti dalla vegetazione spontanea.

    L’azienda ha un estensione di 450 ettari suddivisi in varie colture: frutteti, cereali, legumi e foraggi. Sono presenti anche appezzamenti anche coltivate a vite e a olivo. In alcuni vigneti accanto alle vite è stato reintrodotto l’olivo come la tradizione insegna si tratte di due colture nonconcorrenziali, ma simbiotiche: l’olivo rilascia elementi di arricchimento al suolo e la vite trova in questa coltura una protezione contro il vento.

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