Tag: su coccoi

  • Su Forru ‘e su Pani bakery and confectionery

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    Islands are known to house plants and animals, which don’t grow or live anywhere else. That is, they have a large biological diversity. A corollary to biological diversity on islands is cultural diversity on islands and the bakery “Su Forru ‘e su Pani” of Efisio Carta located in the town of Teulada in the south of Sardinia seems to confirm it.

    We enter the “Su Forru ‘e su Pani” bakery about 9 in the evening where the Carta family, consisting of Efisio, his wife Assunta, their daughter Debora and her young daughter Vanessa together with a baker called Angelo, are making a bread called “su coccoi pintau”, turning dough into shapes like hedgehogs, flowers, crowns, etc.

    Working from about 8 in the evening till about 6 in the morning, dozens of breads, bread rolls, and ritual breads, like coccoi, originally made for the most important religious feast days are made 6 nights a week. They also make a ritual bread called “the bread of the dead”, a fragrant, soft bread in memory of the dead to be shared with friends on All Souls’ Day, 2 November.

    Coccoi is a typical Sardinian bread made for anniversaries, ceremonies, weddings, baptisms, and Easter. Making this type of bread require, after having quickly turned the dough into a complex shape by hand and a knife, a rapid sequence of cuts with a pair of scissors at predetermined points and with regular positions. Although these cuts are made for decoration, they also contribute to uniform baking, graduated surface colours with more or less intense nuances, and making the bread crunchy.

    Little Vanessa, who is only 7 years old, is turning dough into complex shapes, deftly using her small hands. Her grandfather, Efisio, also started working in a bakery when he was a child, imitating the movements of his mother and grandmother. Originally, only women were baking in Sardinia, but now it seems like more men than women are working as bakers.

    They also make a round and soft bread called “Sa Tunda”, which is typical for the town of Teulada. It’s a sourdough bread made from semolina shaped like a star with 7 points, one for every day of the week in order to mark the time between each time a bread was made. Another explanation is that it was baked by women whose husbands should spend a week in the mountains and they could eat one point every day.

    At midnight, when only Efisio and Angelo are still working more or less continuously, manipulating, stretching, rolling, cutting, decorating, and flattening dough, marking their products with a stamp and putting them on a wooden board, covering them with cloths and letting them leaven in peace, putting the finished shapes in an oven by means of a long-handed shovel, taking them out when they are baked, putting the necessary ingredients in the kneader in order to produce more dough, etc. Briefly, they are working hard.

    While Angelo is working quietly, Efisio is working dexterously and quickly, while talking at the same time. He has been working as a baker for about 40 years and he started making breads when he was 12. While he is busily shaping the dough, he is talking about how he is canoeing, fishing squid, and making stone statues of local rocks in his spare time. Thus, he’s shaping dough at work and stone off work like a sculptor. He also looks younger than his age and he’s obviously full of energy, mental and physical.

    We leave some time after midnight and come back next morning, enter the shop next to their bakery, where Debora, the young daughter of Efisio and Assunta is selling the last “breads of the dead”, while the rest has already been sold.

    Only the the fragrance of the breads is remaining together with a feeling of a pleasant expectation because tomorrow the shop will be full of other fragrant delicacies.

  • Su Forru ‘e su Pani di Efisio Carta

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    Siamo a Teulada.

    Qui la storia millenaria della popolazioni autoctone si è arricchita di influssi culturali provenienti, attraverso il mare, da altre terre, portati da altri popoli: micenei, fenici, punici e romani, bizantini e spagnoli.

    Varie culture, prima accolte e poi assimilate, o forse catturate dall’ ospitalità e dall’ avvedutezza dei popoli nuragici; da quella lungimiranza che suggerisce l’accoglienza e la comprensione verso chi viene da lontano con intenzioni pacifiche.

    Le antiche culture sono state in grado di esaltare le proprie peculiarità, preservandole e affinandole sempre più, evolvendosi e intessendo le trame delle più antiche radici con le successive esperienze.

    Incontrando le donne e gli uomini che rendono questa terra ricca delle loro idee e delle loro abilità creative e produttive, non sfugge la grande apertura mentale, la sicura consapevolezza che la propria cultura è ben radicata nella più lontane origini.

    La naturalezza e l’intelligente, raffinata accoglienza che riservano agli ospiti non sono dettate dall’opportunismo, ma è chiaro che sono i risultati di un lungo cammino culturale.

    Teulada è ricca di bellezze naturali: le coste e le lagune, i porti e le cale puntualmente definite da promontori e da torri di avvistamento medievali e rinascimentali; rocce granitiche e pascoli; boschi, vigneti e uliveti; animali di allevamento e fauna selvatica si muovono e si riproducono tra radure e boschi; le dune costiere di finissima sabbia bianca separano il mare aperto, dagli altri specchi di mare interno, dalle lagune. Numerosi bacini d’acqua salmastra tratteggiano la costa meridionale della Sardegna; specchi lagunari multiformi e frequenti, dove numerose specie ittiche marine e di acqua salmastra convivono.

    Tante nicchie ecologiche ancora miracolosamente intatte hanno intrappolato nicchie di cultura umana aggregata sapientemente e radicata a un territorio da cui trarre vita.

    Tra queste nicchie culturali e produttive troviamo “su Forru ‘e su pani”, il panificio e il forno di Efisio Carta.

    Il laboratorio dove noi entriamo, un poco in punta di piedi, consapevoli d’essere stati ammessi ad assistere allo straordinario rito della panificazione, è un luogo dove ogni notte si forgia, sotto il lavoro incessante di braccia, la pressione dei palmi delle mani e dei polpastrelli , l’alimento primo della nostra vita.

    Da quando l’uomo ha potuto seminare, raccogliere e trasformare i preziosi semi del grano, quest’arte si è sempre più evoluta dando vita ad una infinita varietà di forme e di impasti che pur avendo come elemento principale la farina, a seconda delle dosi con cui questa viene sapientemente miscelata ed in base alle diverse percentuali di acqua, di lievito, di miscugli di grani e di semole amalgamati tra di loro, può dar luogo a innumerevoli risultati. Tutti diversi, ma tutti destinati ad arricchire le nostre tavole.

    Qui, come in altre parti del mondo, si fa il pane durante la notte, mentre la città piano piano si assopisce, i rumori si rinchiudono gradualmente nelle stanze più interne e sul paese sembra calare la pace totale, qui si sfornano ogni notte decine e decine di tipi di pane, di pizzette, panini, biscotti, pani rituali, originariamente preparati per le più importanti festività religiose, come “ su coccoi pintau”, o il “pane dei morti”: una fragrante e tenera pagnotta da donare in memoria dei propri cari estinti, agli amici e ai conoscenti, in occasione del giorno dedicato ai morti.

    Infine, “Sa Tunda”, pane rotondo e morbido tipico di Teulada, fatto di semola e “frammentu sardu” (lievito madre), con sette pizzi, uno per ogni giorno della settimana, il cui scopo era quello di scandire il tempo che intercorreva tra una panificazione e l’altra.

    Una volta pronto, l’impasto si trasferisce su una spianatoia di legno, si taglia un pezzo da 500/700 gr con un coltello e gli si da una forma tonda e liscia,cercando di metterlo in forza senza strappare la pasta. con il palmo della mano si appiattisce il pezzo, lasciando in mezzo un bernoccolo di pasta. Si tira su il bernoccolo stringendolo con i palmi e tirandolo verso l’alto con dei movimenti rotatori. Si continua ad appiattire la pasta, sino ad uno spessore di 30 mm.

    Come sia possibile realizzare tutto con tale precisione, noi non riusciremo mai a capirlo.

    In questo laboratorio c’è una famiglia intera che dalle prime ore della sera comincia a preparare impasti che daranno vita al pane per l’intera comunità territoriale.

    Sappiamo che in Sardegna esistono almeno diverse centinaia di pane, ma mai avevamo avuto il privilegio di verificare come un panificatore sia capace di creare da un informe impasto, tutto da apprezzare per la sua compattezza, elasticità e consistenza, ma comunque senza forma, un’innumerevole serie di varietà di altre piccole forme.

    Efisio lavora con la pressione delle proprie mani, con la forza delle sue braccia e l’abile gioco di polsi e polpastrelli, la voluminosa massa pastosa allungandola, spezzandola, dividendola e arrotondandola, fino a farla rotolare con la pressione dei palmi delle mani e infine tagliandola a velocità indescrivibile in tante pezzature, ognuna destinata a dar vita a diversi pani.

    Al nostro arrivo troviamo tutta la famiglia che, con l’aiuto indispensabile di Angelo, stava lavorando alla creazione di “su coccoi pintau”, dalle fantastiche forme di animali come porco spini e galletti, e floreali, come rosette e gigli, coccois a spirale e a forma di corona…

    Il coccoi è un pane tipico della Sardegna destinato alle ricorrenze festive, alle cerimonie, ai rituali del matrimonio, del battesimo o della Pasqua. La realizzazione di questo pane artistico richiede, dopo la foggiatura delle più diversificate forme ottenute sotto l’azione velocissima e assolutamente mirata dei movimenti delle dita sull’impasto, una rapida e impercettibile sequenza di tagli praticata con delle forbici sui bordi più esterni e in punti predeterminati , situati a distanze regolari. Tagli che hanno la funzione di decorare, ma anche di consentire una cottura uniforme, una doratura graduata in nuance più o meno intense e la croccantezza desiderata.

    Veniamo immediatamente coinvolti dall’atmosfera calda e familiare e dalle parole amichevoli di Efisio e di Assunta, dai loro dolci sorrisi, accompagnati da sguardi vellutati e stanchi. Occhi neri, comunicativi, pieni di espressioni familiari .

    La naturalezza di tutte le persone presenti ci cattura immediatamente. Oltre ad Efisio ed Assunta è presente la figlia Debora e la nipotina Vanessa che gioca a fare il pane. E’ un gioco sì, ma straordinariamente serio, così, quasi senza coinvolgimento, ma con mirabile destrezza, sotto la pressione lievissima dei suoi minuscoli polpastrelli (Vanessa ha solo 7 anni) che giocano foggiando e modellando la pasta, per pura magia, dalle sue manine salta fuori un piccolo “coccoi pintau”. Quale meraviglia, per noi, assistere a questa fantastica creazione!

    Efisio racconta che anche lui, come la nipotina, ha sempre fatto questo lavoro fin da bambino imitando i gesti e traendo la consapevolezza dei risultati da ottenere, attraverso l’osservazione dei gesti della madre e della nonna. Sì, Efisio ha fatto sempre questo lavoro, e forse, come la nipotina Vanessa, che giocando riproduce tutte le forme che ha visto realizzare dai suoi nonni e dalla mamma Debora, ha cominciato a fare il pane giocando.

    E poi, eccolo tirare fuori dalle sue mani “sa tunda”, morbido pane arrotondato e liscio, tipico di Teulada, e quindi le focaccine, le pizzette, le baghette, su civraxiu e tante altre forme di impasto, che ora sono impasto forgiato e che dopo saranno “pane”.

    E c’è Angelo! Che spettacolo imperdibile e avvincente! Lui muove entrambe le mani, manipolando due differenti pezzi di pasta. Le sue mani muovendosi indipendentemente l’una dall’altra, ma in sintonia e senza mai interrompere l’attività o cambiarne il ritmo, creano due identiche forme delle stesse dimensioni in pochi secondi: due alla volta!

    Muove le mani mollemente e dolcemente, sembrerebbe, senza la minima fatica. Sono le sue mani che catturano la nostra prima attenzione, ma ad una più attenta osservazione si riesce a capire che il movimento delle mani è guidato dall’impercettibile spinta delle sue braccia e della sua schiena. Infine è la mente che decide come dirigere ogni fibra del suo corpo concentrato e lievemente piegato su quell’incredibile compito, eseguito con estrema speditezza e precisione, verso il risultato voluto.

    Siamo ipnotizzati dai loro movimenti sapienti, continui, veloci e ritmati; siamo catturati dalla fluida e ininterrotta conversazione di Efisio. La sua voce è ricca di sfumature, di timbri e di toni diversi. Le sue parole seguono lo stesso ritmo veloce, ma lieve dei suoi movimenti . E’ modulare, così come lo sono le taglie dei pezzi di impasto destinati a modificarsi continuamente sotto la pressione delle sue mani.

    Sono le 9 e mezza e per la piccola Vanessa è tempo di andare a dormire perché domani mattina deve andare a scuola. Abbandona malvolentieri i suoi pezzetti di impasto sulla spianatoia, ma la nonna Assunta, dal viso buono e dalla espressione generosa, la prende per mano con sicurezza, ci salutano e vanno a casa.

    Noi continuiamo a seguire l’attività di Efisio e Angelo, senza riuscire a staccare gli occhi dalle loro mani. Come è possibile che dopo tre ore di lavoro (è solo mezzanotte adesso, ma loro lavorano dalle 20 e continueranno fino alle 6 ), questi uomini continuino a manipolare, a decorare con velocissime sforbiciate sui bordi dei panetti pronti per essere trasformati in coccoi pintau, a tagliare e a depositare nelle casse di legno che poi verranno coperte con panni bianchi, i piccoli impasti ormai diventati pani, panini, pizzette, rosette, civraxiu, coccoi, focaccine, il “pane del morto”, “sa tunda”, etc…?

    L’impasto è stato tutto utilizzato, ci sembra, ma invece, da altre impastatrici vengono estratte ancora altre masse di impasto che aspettano di essere trasformate in pani. Gli impasti sono apparentemente uguali, ma in realtà cambia la loro consistenza e la loro tipologia in base al tempo di lievitazione, in base alle diverse percentuali si semola di grano duro o di farina 0 ; in base ai rispettivi tempi di riposo; alle percentuali di acqua; alla manipolazione e alla foggia.

    Tutti gli impasti comunque, dopo avere superato i rispettivi tempi di posa, subiscono lo stesso processo.

    Saranno manipolati, allungati, arrotolati, tagliati, pezzati, ancora manipolati e arrotondati, contorti o schiacciati, spianati e decorati sulla spianatoia, per poi essere infornati e sfornati senza sosta. I due uomini continuano e continueranno a lavorare sempre con lo stesso ritmo fino a quando tutto il pane non sarà sfornato e nella quantità richiesta dalla clientela… Fino alle 6 del mattino, quando di nuovo, i silenzi della notte riacquisteranno voce e le strade si rianimeranno. Quando sarà ora di aprire il negozio i banchi e gli scaffali saranno straripanti e la gente comincerà ad entrare nel panificio per richiedere il proprio quantitativo di pane giornaliero.

    A mezzanotte e mezzo andiamo via. Loro restano.

    Il giorno dopo, alle dieci, quando torniamo nel negozio per salutarli, troviamo Debora, la giovane figlia di Efisio, che vende gli ultimi “pani del morto”, tutto il resto è sparito, già venduto…tutto!

    Nei banchi vuoti è rimasto solo il profumo del pane…ed una sensazione di piacevole attesa…Sì…perché domani, i banchi si riempiranno ancora di queste fragranti meraviglie.

  • Agriturismo Is Procilis

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    Abbiamo incontrato la Sig. Anna Maria nel suo Agriturismo Is Procilis a Palmas Arborea, un paesino di circa mille abitanti. Sin da subito, la signora ci è sembrata molto attenta nel mantenere vive le proprie tradizioni, a cominciare dall’accurata scelta dell’arredamento dell’agriturismo.

    Dopo il nostro ingresso nella sala ristorante, un fascio di grano Cappelli, appoggiato su un grande tavolo in legno, ha attirato la nostra attenzione. La signora, ci ha spiegato che si trattava di un tipo di grano sviluppato negli anni 1910-1920, chiamato Cappelli per via dell’aiuto che il Senatore Cappelli ha dato alla ricerca e allo sviluppo di questo grano; che si sta rivalutando , soprattutto in Sardegna e che lei stessa sta cercando di rivalutare, riseminandolo in biologico, per cercare di impiegarlo nella panificazione.

    Ci ha mostrato, infatti, anche un tipico pane tradizionale, finemente decorato, chiamato “su coccoi” che veniva utilizzato, (e tutt’ora viene usato), come decorazione durante la festa Pasquale o come regalo di buon auspicio per i matrimoni, i battesimi, ed altre cerimonie; viene fatto con semola di grano duro, acqua, sale e lievito madre.

    La particolarità di questo pane, oltre alla diversa tipologia di grano con cui viene prodotto secondo il metodo tradizionale, sta proprio nell’utilizzo del lievito madre. La Signora Anna Maria ci ha spiegato infatti,che questo lievito, ha dei particolari enzimi che necessitano di lunghi tempi di lievitazione per metabolizzare il glutine; il risultato è un pane molto più digeribile e salutare.

    La Sig. Anna Maria usa il lievito madre per preparare oltre a “su coccoi”, altri pani sardi come is prezzidas, is follittasa, sa carrogheddas, ecc.; tutte le tipologie di pane, vengono realizzate con lo stesso impasto di semola di grano duro, acqua, sale e lievito madre ma si differenziano  in morbidezza e durata, dal tipo di lavorazione e dalla diversa quantità di ingredienti impiegati. Comunque, sono necessari alcuni giorni per fare questi pani: si deve preparare il madre lievito, lavorare la pasta, aspettare che lieviti, stare attenti alla lievitazione, (che varia e dipende dal clima o dalla stagionalità), e finalmente cuocere il pane.

    Per la Signora Anna Maria è di fondamentale importanza riuscire a rivalutare le proprie tradizioni, anche dal punto di vista alimentare, infatti, cura molto la scelta dei cibi e ripropone nella cucina del suo agriturismo, gli antichi sapori della Sardegna come le zuppe, i vari sughi di cinghiale e lepre, il fragrante pane casereccio ecc.

    Quest’azienda, inoltre, si occupa anche dell’allevamento di bovini bradi di razza sarda, maiali, anatre, galline e conigli utilizzando le carni per la preparazione di insaccati e di piatti tradizionali come il maialetto allo spiedo o la cordula di agnello. Coltivano anche i cereali per gli animali e il grano per la preparazione del pane, le paste fresche e i dolci tipici. Anche il vino è di produzione propria, mentre i beni non prodotti in azienda, provengono comunque dal loro territorio.

    L’altra grande passione della Sig. Anna Maria è l’allevamento dei cavalli di razza anglo-arabo-sarda da salto ad ostacoli. Dopo la nostra visita all’agriturismo, insieme alla Sig. Anna Maria, siamo andati a vedere un gruppo di cavalli allo stato brado, in un territorio poco distante dall’agriturismo Is Procilis. Camminando a piedi, nei pressi di un canale, abbiamo incontrato due cavalle solitarie, madre e figlia. Proseguendo, ci siamo imbattuti in un branco numeroso di cavalli dal manto vario, che la signora distingueva senza alcuna difficoltà, chiamandoli tutti per nome.

    Qui ci ha spiegato che, quando i puledri hanno due anni, si cominciano alcune forme di addestramento con l’avvicinamento all’uomo ma, il cavaliere,in questa fase, rimanere a terra perché la spina dorsale e le cartilagini dell’animale, sono ancora abbastanza fragili.

    L’addestramento si basa sostanzialmente su tre prove: prova di modello (morfologia e andature col cavallo presentato a mano dall’addestratore), salto scosso e dressage. In seguito, viene stilata una classifica regionale e quando i cavalli raggiungono i quattro anni, cominciano le prime gare con il salto ad ostacoli (partendo dagli 80 fino ad arrivare ai 90 cm quando i cavalli sono adulti) e progressivamente, affrontano  percorsi sempre più complicati.

    La visita all’agriturismo Is Procilis è stata molto interessante, e siamo grati alla signora Anna Maria per averci dato la possibilità di visitare un’azienda legata alle tradizioni alimentari della zona e che oltretutto, alleva cavalli per importanti competizioni sportive.

    Visite alle aziende e redazione degli articoli realizzati in collaborazione con la scuola Terramare.

  • Farm and guest house Is Procilis

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    We met Anna Maria at her guest house Is Procilis in Palmas Arborea, a small village of about 1000 inhabitants. Just after we had met, she seemed very intent on maintaining traditions pertaining to food. Besides, the guest house had been furnished very tastefully.

    Having entered the dining room of the guest house, a bundle of Cappelli wheat, lying on a large wooden board, caught our attention. Anna Maria told us that this type of grain was developed in the 1910s and called Cappelli because of the aid Senator Cappelli gave to research and development of this grain. After some time when it was in little use, it is being revalued particularly in Sardinia, and Anna Maria wants to cultivate it organically in order to use it in bread-making.

    There was also an artistically shaped bread, called su coccoi, lying on the wooden board. This bread was and is used as a decoration during Easter and as a gift for making good wishes at weddings, baptisms and other ceremonies. It is made from semolina, durum wheat, water, salt and a sourdough starter.

    The distinctive trait of this bread, in addition to the type of flour with which it is baked in a traditional way, is the use of a sourdough starter. According to Anna Maria, the yeasts in the sourdough starter have some particular enzymes (large biological molecules responsible for the thousands of metabolic processes that sustain life) which require a long time of leavening in order to metabolise (the sum of the physical and chemical processes in an organism by which its material substance is produced, maintained, and destroyed, and by which energy is made available) the gluten (a protein composite found in foods processed from wheat and related grain species. Gluten gives elasticity to dough, helping it rise and keep its shape and often gives the final product a chewy texture) resulting in a very digestible and wholesome bread.

    Anna Maria also uses sourdough starters for preparing other types of Sardinian bread like is prezzidas, is follittasa, sa carrogheddas, etc. All of them are prepared using semolina derived from durum wheat, water, salt and wild yeast, but they have different softness and shelf life because of different baking and different quantities of ingredients used. Anyway, making these breads require several days: sourdough starter has to be prepared, preparing and kneading the dough, waiting for the leavening whose duration depends on the weather and the season and finally baking the breads.

    Anna Maria wants very much to maintain and bring back old traditions, in particular everything regarding food, she’s very conscious of what food she serves at her guest house offering her guests old Sardinian dishes like soups, sauces prepared from wild boar and hare, homemade bread, etc.

    Moreover, Sardinian cows, pigs, ducks, chickens and rabbits are raised at the farm of Is Procilis, which is using the meats for preparing sausages and preparing dishes like barbecued piglet (maialetto allo spiedo) and cordula di agnello, a dish based on lamb. They are also growing cereals for the animals, durum wheat for making bread, pasta and sweets. Wine is made at the farm, while products which are not made at the farm are bought from local producers.

    The other grand passion of Anna Maria is breeding horses of the race Anglo-Arab-Sardinian for show jumping. After having visited the guest house, we walked with Anna Maria to a group of horses living outside all year in a place just outside the village. Walking along a narrow canal, we met two horses, mother and daughter. Proceeding, we met a group of horses of various colours, all of which Anna Maria recognised and calling everyone by name.

    While there, Anna Maria explained that when the foals are two years old, they start training very carefully with the rider on the ground because the dorsal spine and the cartilage ares still quite fragile.

    The training consists of examining the morphology (aspects of the outward appearance  like shape, structure, colour and pattern as well as the form and structure of the internal parts like bones and organs) of the horse and how it is walking when being presented by its trainer, show jumping and dressage (horse and rider are expected to perform from memory a series of predetermined movements). Gradually, the horses will be evaluated on a regional level and when the horses reach four years, they start competing by show jumping (starting with obstacles of 80 cm and doing 90 cm height when the horses are adults) as time progresses, they have to pass more difficult courses.

    The visit to Is Procilis was very interesting and we are grateful to Anna Maria for having let us visit an enterprise maintaining alimentary traditions of the region, besides raising horses for competitions.