Category: Italia

  • L’Azienda Vitivinicola Il Sassone

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    Si producono vino Rosso Conero e Marche Rosso IGT (Indicazione Geografica Tipica).

    Ha una cantina con 30 circa barrique di vino rosso Ie barrique sono fatti di quercia, rovere francese, e quando una barrique viene riempita con vino rosso, il legno assorbe una quantità di vino. A questo punto esistono due scuole di pensiero: rimboccare settimanalmente il vino che viene assorbito dalla barrique oppure accettare la perdita finale di una certa quantità (circa il 10%). Questa azienda preferisce non aprire le barrique per il rimbocco e quindi la quantità di vino all’interno diminuisce al termine dell’affinamento. Naturalmente, il legno della barrique contribuisce al sapore del vino.

    Si usano botti di cemento e d’acciaio. Una botte di cemento ha più o meno la stessa temperatura tutto il tempo, mentre una botte di acciaio ha una temperatura che varia con la temperatura ambiente. La temperatura in cantina è circa di 15ºC. La temperatura durante la fermentazione dovrebbe non superare i 28ºC

    L’interno delle botti di cemento e’ rivestito con il vetrificato, una resina alimentare, per evitare contatto diretto tra il vino e il cemento. Le botti vengono pulite con idropulitici che spruzzano acqua a 100ºC.

    In questa azienda, non si usano i diserbanti o i fertillizzanti chimici, ma non si fa coltivazione biologica, quindi, l’impatto ambientale è basso.

    Si possono raccogliere le uve già 4 anni dopo che sono state piantate le viti, ma la produzione migliore arriva dopo circa 10 anni. L’azienda ha acquistato le viti in un vivaio.

    Le uve vengono raccolte in tempi differenti:

    • il Merlot a inizio settembre
    • il Cabernet Sauvignon a fine settembre
    • il Montepulciano ad ottobre.

    Le fecce vengono assegnate a una distilleria nella provincia di Pesaro per fare la grappa.

    Alla titolare dell’azienda è stato insegnato che le tre cose più importanti nella produzione del vino sono rappresentate da 3 lettere P: pulizia, pulizia, pulizia!

  • I moscioli di Portonovo

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    Ad Ancona, si chiamano “moscioli” le cozze o mitili (Mytilus galloprovincialis) e vengono detti “selvaggi” in quanto si riproducono naturalmente e vivono attaccati agli scogli sommersi lungo la Riviera del Conero.
     
    Occorre controllare con attenzione la raccolta, pena la scomparsa in breve tempo dei moscioli. La pesca, regolamentata in maniera chiara, deve cercare di mantenere inalterato l’equilibrio tra quantitativo pescato e capacità di riproduzione dei mitili stessi. Infine, è necessario un lavoro sulla filiera, in modo che sia garantita la provenienza dei molluschi dalle zone di pesca previste e la tracciabilità del prodotto lungo tutta la catena distributiva.
  • La Fattoria Vinicola Mercante

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    Si tratta di una fattoria vinicola a conduzione familiare dove la produzione e la conservazione del vino avvengono nella stessa casa in cui la famiglia Mercante vive, ed i vigneti si trovavo proprio accanto alla loro casa. Questa famiglia comprò un vigneto accanto alla loro proprietà da un anziano fattore nel 1999, il quale assicurò loro che le vigne dai lui piantate 20 anni prima stavano ancora producendo uva di ottima qualità. Dopo aver rimpiazzato le vecchie vigne con il nuovo Rosso Conero DOC lo stesso anno, furono in grado di produrre la prima vera raccolta nel 2004.

    La filosofia della famiglia Mercante è di fare solo ciò che è strettamente richiesto dalle vigne, lasciando fare il più possibile alla natura.

    È stata Adriana Mercante, la proprietaria, ad averci fatto visitare sia il negozio associato che i locali di produzione del vino. Loro coltivano Sangiovese e Montepulciano inoltre producono un vino rosso chiamato Rosso Conero e vino rosato

    I vigneti coprono un’area di circa 5 ettari e la potatura viene eseguita da esperti durante l’inverno.

    Per agire contro la ruggine sulle vigne, viene usata una polvere contenente solfuro e rame. L’utilizzo di questo mix è permesso nella coltivazione biologica dato che si posa solo sulla superficie delle vigne. Prima del suo utilizzo, la polvere vieni mischiata con dell’acqua per poi essere versata in una cisterna. Poi questa viene trainata da un trattore e spruzzata su ogni riga del vigneto.

    Delle trappole contenenti ferormoni sono utilizzate per attrarre e distruggere gli insetti maschi i quali sono dannosi per le vigne.

    La rimozione delle erbacce tra le vigne viene effettuata sia meccanicamente con un trattore che manualmente con delle zappe.

    Il vino biologico prodotto alla fattoria non vieni troppo filtrato: dei cristalli, che sembrano zucchero, si possono trovare in fondo ad ogni bottiglia, si tratta in realtà di residui di calcio, un deposito salino e naturale. Delle filtrazioni troppo frequenti potrebbero rimuovere in parte l’essenza del vino.

    I vini prodotti

    • Rosso Conero DOC – la buccia rimane molto tempo nel mosto (circa 7-15 giorni)
    • Conero DOCG
    • Rosato IGT Marche – (la buccia rimane poco tempo nel mosto (circa 10 ore))
    • Aceto di Rosso Conero DOC biologico Riserva

    Le fecce
    Le fecce sono il deposito di materiale vegetale solidificato che sedimenta sul fondo dei recipienti di lavorazione del vino durante la fermentazione, l’affinamento e lo stoccaggio. Devono essere smaltite per legge tramite trasporto a distillerie autorizzate per la produzione di grappa, al fine di evitare frodi alimentari come produzione di altro vino con componenti chimiche. Le fecce vengono trasportate a una distilleria a Perugia e il trasporto ha bisogno di una bolla di consegna.

    IMC – Istituto Mediterraneo di Certificazione a Senegallia controlla che non vi siano frodi.

  • Azienda Del Carmine

     

     

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    I lavoratori usano una macchina che applica una rete intorno e alla base dell’albero. La macchina fa vibrare l’albero mentre i lavoratori lo colpiscono con delle canne. Dopo qualche minuto, la raccolta finisce, la rete viene tolta dall’albero e chiusa ad imbuto. Dopodichè viene sollevata sopra un contenitore nel quale si svuotano le olive. Quando il contenitore è pieno, viene portato al frantoio e svuotato in due grandi casse di plastica aerate per impedire la fermentazione delle olive.La produzione dell’olio d’olivaSiccome la raccolta dell’oliva è molto meccanizzata, si raccolgono le olive, insieme a foglie e anche parti dei rami. Dunque questi ultimi devono essere eliminati. Prima un contenitore con un buco alla base viene riempito con la raccolta. Poi il buco viene aperto e tutta la raccolta cade su un nastro trasportatore che la muove verso una macchina dove le foglie e i rami vengono aspirati via. Dopodichè le olive vengono schiacciate e trasformate in una pasta. La pasta viene spostata nelle vasche di gramolatura dove l’impasto viene amalgamato e reso più sodo. Successivamente l’impasto passa in un decanter che contiene una centrifuga che separa l’acqua e l’olio dalla pasta. Dopo l’operazione di centrifuga si deposita la sansa che viene utilizzata come concime per l’oliveto. Essa aiuta le piante a crescere restituendo i nutrienti agli olivi.La resa è ciò che rimane (il vero quantitativo di olio, come prodotto finale) e costituisce il 20% al massimo del peso iniziale dell’oliva raccolta.Gli oli e le loro caratteristiche

    Questa azienda produce 5 tipi di olio d’oliva a :

    • il monovarietale di Leccino
    • il monovarietale di Frantoio
    • il monovarietale di Ascolana (provenienza: Ascoli Piceno)
    • la varieta’ FS17 ha avuto origine dalla libera impollinazione del Frantoio eseguita dall’Istituto per l’Olivicoltura di Perugia
    • il blend

    Le caratteristiche buone dell’olio sono:

    • il fruttato
    • il piccante
    • l’amaro

    vengono valutate da un “panel” di assaggiatori.

    I difetti dell’olio sono:

    • il rancido, causato dal contatto con ossigeno
    • l’avvinato, causato da eccessiva fermentazione
    • il riscaldo, causato da un avanzato grado di fermentazione lattica (il sapore può assomigliare a quello della salamoia)

    Le qualita’ di olio sono:

    • l’extra vergine
    • il vergine
    • il lampante (non viene consumato dagli uomini)

    Altri prodotti

    Nell’azienda si vendono anche cioccolata e panettone, prodotti da aziende locali esterne alle quali viene fornito l’olio extra vergine d’oliva da usare al posto dei grassi vegetali o del burro.

    L’olio viene inoltre utilizzato per i prodotti di bellezza tipo creme a base d’olio di oliva. I prodotti sono i seguenti:

    • crema per il viso
    • bagno doccia
    • latte corpo

    L’estensione dell’azienda è di 20 ettari. Essa è dotata di panelli solari per la produzione di energia che occupano 1 ettaro di terreno.

    La degustazione

    Lo strippaggio è l’operazione di risucchio fatto in bocca per gustare tutti i sapori dell’olio.

    Prima della degustazione si deve riscaldare l’olio a circa 28 centigradi per fargli sprigionare tutti gli aromi.

    Il trattamento dell’oliveto

    La potatura per gli olivi consiste nel tagliare i rami dell’albero per forzare i nutrienti a raggiungere meglio le olive che nasceranno.

  • Azienda Agricola Belvedere

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    Questa azienda agricola ha una storia familiare molto interessante. È situata tra il comune toscano di Pitigliano e il comune laziale di Farnese; zona di confine dove i terreni tufacei tipici di questa parte di Toscana e i ricchi terreni sciolti presenti in questa zona di Lazio, si presentano frammisti dando luogo ad uno strato di humus di eccezionale ricchezza e fertilità.

    Fin dalla metà del secolo scorso questi vasti e fertili territori facevano parte dei latifondi appartenenti alle famiglie di antiche origini feudali.

    Il Signore Giancarlo, attuale conduttore dell’azienda agricola Belvedere, è ancora oggi coadiuvato dall’anziana madre che risiede ancora nella casa colonica costruita nel 1400 sulla sommità della collina che domina l’azienda. La madre di Giancarlo che oggi ha 75 anni ricorda che già i suoi nonni coltivavano i campi intorno in qualità di mezzadri col diritto ad abitare nella casa padronale e di acquisire la metà del raccolto prodotto dalla famiglia. Erano tempi molto duri, ma i tempi cambiano: il contratto di mezzadria è stato abrogato alla fine degli anni 50, in quanto ingiusto nei confronti del contadino. Così, la famiglia ha continuato ad abitare nella casa colonica riscattando il fondo di pertinenza e acquistando nuovi appezzamenti di terra che le hanno permesso di accorpare insieme un’estensione di 150 ettari.

    In quest’azienda le principali colture sono costituite dalla vite e dall’olivo.

    La vite: le qualità coltivate sono principalmente Sangiovese, Cabernet e Rosso di Sorano. Gran parte dell’uva prodotta viene venduta alla Cantina Sociale, ma Giancarlo è molto orgoglioso della produzione propria di vino che conserva nella cantina del 1400 scavata nella roccia del tufo sotto il lato nord della antica casa colonica di famiglia. Il vino ottenuto dalla spremitura di queste uve è il pregiato “Rosso di Sorano”.

    L’olivo: sono presenti tre specie di olivi, il Cannino (saporito, piccante, sempre giovane e a lunga conservazione), una pianta tradizionalmente coltivata a Cannino (paese dell’alto Lazio famoso per la produzione del pregiato olio d’oliva) che produce un’oliva piccola, ma ricchissima di olio e la cui raccolta si effettua tra la fine di novembre e il mese di dicembre.

    Il Leccino: un tipo di pianta più robusta e dotata di grande resistenza alle temperature più basse e assicura una fruttificazione anche nelle annate più fredde. L’oliva prodotta è grande e carnosa e per questo è adatta alla conservazione. Il suo olio è leggero e delicato di gusto, ma non è adatto alla lunga conservazione. Questa pianta permette una raccolta precocie (ott.-nov.).

    Il Frantoio: la pianta del tipo Frantoio è molto delicata, non sopporta le basse temperature e quindi nella annate particolarmente fredde non porta i frutti, ma produce un ultimo olio, molto aromatico e con una buona profumazione.

    Le olive vengono portate al frantoio dove vengono macinate, gramolate (la pasta ottenuta con la macinazione viene trattata con le gramole per separare la parte dura da quella morbida), la parte molle così sottoposta alla centrifuga dove la parte liquida viene eliminata e infine la parte oleosa viene sottoposta a decantazione.

    Si ottiene così l’olio extra vergine di oliva.

    Nell’azienda ci sono tre allevamenti:

    • allevamento bovino: mucche Frisone da latte e vacche Limousine da carne
    • allevamento suino: i maiali sono di razza Cinta Senese e le loro carni sono in parte vendute fresche e in parte sono destinate alla trasformazione (salsicce, salame, prosciutto, lardo, lombo, ecc.)
    • allevamento ovino da carne: di razza Appenninica

    Per arricchire il suolo si usa il letame e non vengono aggiunte sostanze chimiche, né vengono effettuati trattamenti chimici sulle colture.

    Visite alle aziende e redazione degli articoli realizzati in collaborazione con la scuola Terramare.

  • Azienda Biologica e Agriturismo Rustici

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    L’azienda Rustici è a prevalente conduzione familiare e dà lavoro anche 8 operatori esterni. L’azienda nasce nel periodo della riforma fondaria operata negli anni 50, dopo la definitiva bonifica della palude maremmana.Infatti, le pianure della Maremma che fino agli anni 50 erano paludose vengono definitivamente bonificate in questo periodo e con il successivo assetto del territorio, i grandi latifondi scompaiono e sono sostituiti dai piccoli fondi assegnati ai contadini.

    La famiglia Rustici ha costruito e ampliato le strutture necessarie all’organizzazione della propria famiglia e dell’azienda attraverso 60 anni di storia. Oggi, quest’azienda può vantare un allevamento di mucche Frisone da latte, di circa 100 capi tra fattrici, vitellini, giovenche e manze, destinato esclusivamente alla produzione di latte; un allevamento brado di vacche maremmane e un allevamento di vacche meticcie da carne (Limousine-Chianine), anche esso tenuto allo stato brado.

    A differenza dell’allevamento in stalla costituito dalle mucche da latte inseminate artificialmente a intervalli regolari di tempo (a 60 giorni circa del parto precedente, cioè annualmente), per le vacche da carne l’inseminazione è naturale. L’azienda possiede anche due tori di razza Maremmana e un meticcio utilizzati per la monta.

    I giovani fratelli Rustici, insieme al padre, hanno fatto una scelta difficile, ma che dà molte soddisfazioni, cioè seguire criteri assolutamente biologici e naturali sia nelle varie fasi dell’accrescimento, della produzione e della trasformazione dei prodotti dell’allevamento;
    sia nelle tecniche delle coltivazioni e del trattamento del suolo, nell’intento di tutelare la salute degli animali e le condizioni dell’ambiente naturale in cui, anche la famiglia vive, lavora e sviluppa giorno per giorno nuove idee per ampliare e migliorare la qualità della vita degli animali, incrementare le potenzialità dell’azienda e introdurre nel mercato prodotti sempre più sicuri e genuini. La famiglia Rustici, da anni si ad opera per promuovere la vendita e di fondere l’abitudine al consumo del latte crudo. Il latte crudo è quello munto dall’animale, e non sottoposto ad alcun trattamento, tranne filtrazione e refrigerazione a 4°C. Per questo ha una serie di proprietà che lo rendono molto apprezzato rispetto alle altre tipologie di latte:

    a. il latte crudo è più facilmente digeribile, contiene tutti gli enzimi in forma attiva e aiuta a migliorare i sintomi di intolleranza alimentare del latte;
    b. il latte crudo aiuta l’assorbimento del calcio perché conserva la fosfatasi. Tale enzima viene inattivato dai trattamenti termici;
    c. il latte crudo possiede maggiori percentuali di grassi insaturi (grassi buoni). Il grasso è fondamentale per il corpo umano, dà energia all’organismo, aiuta ad eliminare le tossine; mantiene l’elasticità di vene e arterie.

    Tra le iniziative dirette alla salvaguardia dell’ambiente, ha una grande importanza il coinvolgimento di altre aziende vicine, nella pratica della coltivazione biologica. L’azienda Rustici, infatti, stabilisce delle convenzioni con alcune aziende confinanti, in base alle quali ha la possibilità di estendere le colture biologiche ai fondi di queste assicurandosi un duplice traguardo:

    1. ristabilire le componenti organiche originarie dei fondi confinanti interrompendo l’uso di pesticidi, diserbanti e di altri prodotti chimici;
    2. provvedere allo stoccaggio dei foraggi, dei cereali e delle leguminose necessari al nutrimento dei propri animali.
    Una parte dei mangimi destinati ai bovini proviene dai foraggi spontanei che l’azienda Rustici ha la possibilità di tagliare annualmente nella vicina oasi del WWF, in base a un’altra convenzione stipulata con questa associazione.

    L’attività svolta dalla famiglia Rustici è ufficialmente riconosciuta dall’ente regionale ARSIA attraverso il certificato di conformità alla normativa che regola l’agricoltura biologica, rilasciato periodicamente.

    L’allevamento in stalla è formato da ripari aperti ai campi coltivati a pascolo spontaneo, dove le mucche da latte possono liberamente accedere. I capi da latte sono attentamente seguiti per la cura veterinaria vengono adottati protocolli omeopatici, come prevede il disciplinare biologico. Ogni mucca è fornita di un pedometro che rileva lo stato della sua salute deducibile, sia dalla quantità del latte prodotto segnalato dallo strumento (le mungiture sono tre al giorno: mattina, primo pomeriggio e sera), sia dalla intensità del movimento dell’animale evidenziata dallo stesso. Tutti i dati relativi a ciascuna mucca (fattrice) sono raccolti in un computer, in singole schede dalle quali risulta molto chiaramente il momento esatto (giorno e ora) in cui dovrà essere effettuata l’inseminazione artificiale. L’inseminazione deve avvenire dopo almeno 60 giorni dal precedente parto. Infatti, dopo il parto la madre viene immediatamente separata dal vitellino e per un periodo di due mesi chiamato, asciutto, perché la produzione del latte e la relative mungitura saranno limitate ai soli 10 giorno successivi al parto, non produrranno altro latte e saranno tenute a riposo in attesa della successiva inseminazione. I vitellini, infatti, pur non essendo allattati dalla madre direttamente hanno assolutamente bisogno del suo latte in questa prima fase della loro vita. Nei successivi 80 giorni possono bere il latte di qualunque mucca. All’allattamento si provvede con un poppatoio computerizzato e programmato in modo da somministrare a ciascun capo la quantità di latte necessaria. Il latte è preventivamente riscaldato dallo stesso macchinario. Dopo 90 giorni di allattamento, maschi e femmine vengono svezzati in recinti separati. Le femmine, a loro volta sono ospitate in tre distinti recinti a seconda delle fasce di sviluppo: in un primo recinto sono tenuti i capi nella prima fase di svezzamento (3/6 mesi); in un secondo recinto sono tenute le giovenche (7/12 mesi -fase della pubertà); in terzo recinto sono tenute le manze, cioè i capi in età feconda (12-16 mesi), che verranno sottoposte in inseminazione artificiale con scadenza annuale.

    I due allevamenti allo stato brado (circa 50 capi vacche maremmane da carne e circa 70 vacche meticcie da carne) si trovano in un’altra azienda di 90 ettari in una zona vicino a centro medievale di Magliano dove i rilievi raggiungono 150/200 metri sul livello del mare e si alternano a valli ricche di macchia mediterranea, dove si trovano gli antichi fontanili ancora utilizzati per l’abbeveraggio degli animali.

    La reintroduzione delle vacche maremmane in questo paesaggio tipico della Maremma-Toscana offre un immagine di quanto la volontà dell’uomo possa essere di fondamentale importanza nella ricostituzione dei cicli naturali è nella riconquista dell’equilibrio tra ambiente naturale, produttività e qualità della vita umana. Questo processo biologico avviato dall’azienda Rustici è diretto a ripopolare la campagna con gli allevamenti tradizionali: la vacca maremmana è un animale a lento accrescimento, abituata ai grandi spazi delle maremme e in questo ambiente riesce a utilizzare per il proprio nutrimento tutte le risorse offerte dalla macchia mediterranea spontanea e dai pascoli perenni compiendo dei lunghi percorsi ad essa congeniali.

    I pascoli spontanei vengono seminati una volta e ricrescono spontaneamente a partire dal secondo anno attraverso la naturale diffusione dei semi sul terreno e con la collaborazione delle stesse vacche: percorrendo più volte il pascolo rilasciano i loro escrementi ricchi di semi e contribuiscono all’arricchimento del suolo.

    Tra le tecniche di rotazione agraria tradizionali reintrodotte dai fratelli Rustici riveste una grande importanza, ai fini della conservazione delle proprietà del suolo, il sovescio. Con questa tecnica si può utilizzare una determinata coltura che anzitutto, prepari il terreno per accogliere una piantagione pluriennale. Una pianta usata in questi casi è il cosìdetto favino, una leguminosa con la quale si ottengono almeno tre obiettivi principali:

    a: dopo avere sparso il letame proveniente delle stalle nel terreno da preparare, si semina la leguminosa che tra alimento dal letame, trasformando attraverso chimici e biologici in elementi che, alla fine del ciclo vitale della pianta, ritornano al terreno arricchendolo.
    b. il favino è una pianta con una potente funzione allopatica, ciò significa che durante tutto il periodo dello sviluppo non permette insediamento di altre piante (erbacce) sul terreno.
    c. alla fine del suo ciclo la leguminosa viene lasciate a essiccare sul terreno che così risulta naturalmente diserbato.

    Oltre a queste caratteristiche come tutte le leguminose arricchisce il terreno di azoto fissatore. Prima di seminare la nuova pianta su questo terreno, per esempio, il mais verrà praticato il sovescio: i residui della leguminosa verranno amalgamati meccanicamente con il terreno così arricchito di tutti gli elementi necessari alla nascita e crescita della nuova piantagione.

    Questa azienda ha molte prospettive di sviluppo, non solo nel campo esclusivamente agricolo o di allevamento, ma anche nel settore della ricezione turistica. Infatti, all’interno della zona destinata a pascolo brado sono presenti numerosi percorsi e sentieri praticabili sia a piedi che il mountain bike che presto accoglieranno gruppi di appassionati della natura. Sarà anche organizzati un servizio di ristorazione a base di piatti locali preparati con loro prodotti assolutamente biologici già da diversi anni effettuano la vendita diretta del latte crudo, e non pastorizzato proveniente dal loro allevamento.

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  • L’azienda Agricola Biologica Fonterosa di Bigi Piero

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    Questa azienda a conduzione familiare e diretta da Signore Piero Bigi il quale dall’inizio degli anni 80 ha voluto reintrodurre le colture tradizionali nella zona.

    Così, ha iniziato personalmente la ricerca dei semi dei seguenti legumi:

    • Fagiolo Ciavattone di Sorano
    • Fagiolo Borlotto nano di Sorano
    • Fagiolo Cannellino di Sorano
    • Cicerchie di Sorano
    • Cece Rugoso di Sorano
    • Aglio rosso maremmano

    Nella ricerca e sperimentazione biologica delle rispettive colture, l’azienda è sopportata dall’università di Siena che insieme a Signore Bigi controlla che, la selezione dei semi, le varie fasi di coltivazione degli stessi, la produzione e la successiva archiviazione dei nuovi semi selezionati, avvengano in modo che la normativa prevista per la coltivazione biologica sia rigorosamente applicata.

    Il Signore Bigi racconta che nella sua ricerca sulle sementi originarie di questi legumi ha incontrato una vecchia contadina di 103 anni che ancora coltivava il famoso cece rugoso di Sorano, la cui coltivazione era già praticata dai suoi nonni. Sembra che molti legumi coltivati da Signore Bigi siano proveniente dall’Africa Centrale e che siano stati introdotti in Italia 300 anni fa. Tutti i legumi e l’aglio coltivati in questa azienda sono ufficialmente riconosciuti come prodotti tradizionali della Maremma o di Sorano, dall’apposita Commissione Regionale toscana. Siamo nei paesi del tufo, un ampio territorio compreso tra i comuni di Sorano, Pitigliano e Sovana. Territorio caratterizzato, appunto, dal terreno derivante dallo sgretolamento delle rocce vulcaniche formatesi attraverso il deposito della cenere e dai lapilli provenienti dagli antichi vulcani di Bolsena e Mezzano, attraverso il succedersi delle eruzioni avvenute in ere geologiche lontane.

    La Terra dei Tufi: queste rocce vulcaniche effusive, prive di calcio, ma ricchissime di potassio, danno al fagiolo due caratteristiche organolettiche determinanti:
    – la mancanza assoluta della “gusciosità” della cuticola esterna, che si presenta finissima e produce l’effetto dello “sciogliersi in bocca”
    – il sapore dei legumi che risulta ricco ed intenso (profumato) è determinato dalla forte incidenza del potassio naturale.

    Dall’insediamento delle colture leguminose deriva un ulteriore arricchimento per il terreno, infatti, è ben noto che le leguminose rilasciano nel terreno l’azoto che serve poi alle stesse piante per fissare il carbonio contenute nell’aria. Nella semina dei legumi si ha cura di scegliere degli appezzamenti di terra lontani tra di loro per evitare che l’impollinazione produca delle specie ibride. Non vengono utilizzati né fertilizzanti, né insetticidi, né diserbanti in nessuna delle fasi della coltivazione dei prodotti. L’operazione della raccolta dei frutti viene eseguita manualmente. Tutti questi legumi sono un ingrediente fondamentale nei principali piatti della dieta mediterranea e della cucina toscana. Essi contengono il giusto equilibrio tra carboidrati e proteine e sono resi facilmente digeribili dalla presenza delle fibre.

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  • Azienda Agricola Augusto Petroselli

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    Serre e colture in campo aperto

    Questa azienda si trova nell’agro di Capalbio in località nominata Chiarone. L’azienda agricola a conduzione familiare coltiva meloni e angurie in serre o in campo aperto. Le piantine messe a dimora in questa azienda vengono acquistate dal vicino vivaio Pensalfine. Si tratta, quindi, di piante che hanno subito un’operazione di innesto e pertanto oppongono una particolare resistenza alle malattie, e non solo, il resultato dell’innesto garantisce una più alta probabilità di successo nell’attecchimento, nell’accrescimento e nella produttività. Dato il clima caldo-umido ottenuto all’interno delle serre, la messa in dimora delle piantine è possibile già dai primi di febbraio. Le piantine provenienti dal vivaio si ambientano perfettamente all’ambiente della serra, si sviluppano rapidamente e a marzo fioriscono.

    Nel periodo dalla fioritura l’impollinazione è assicurata dall’intervento delle api che vivono all’interno della stessa serra. Alla fine di marzo dai fiori femmine nascono già i piccoli frutti, cioè, i meloni, che giungeranno a maturazione nel mese di maggio. In questo mese, infatti, si attua il primo taglio dei frutti e la successiva vendita. Invece, le stesse piantine sono messe a dimora tra il mese di marzo e il mese di aprile. Le prime vengono protette con il tunnel, le seconde (piantate tra marzo e aprile) vengono messe a dimora attraverso dei tagli effettuati sulla pacciamatura: tecnica diretta a isolare il solco destinato a ospitare le piante, attraverso un lungo telo di cellofan che oltre ad impedire che l’umidità del suole evapori, trattiene le due manichette che portano l’acqua alle piantine attraverso una serie di forellini chiamati goccialatoi perché rilasciano l’acqua goccia a goccia. Una volta messe a dimora, le piantine vengono coperte con l’agrovelo, che pur proteggendole dalle malattie, dai parassiti e dagli agenti esterni nella fase dell’accresciamento e del successivo sviluppo, consente la traspirazione e attraverso dei fori più ampi si assicura l’ingresso dell’aria.

    Le piantine coltivate sotto i tunnel porteranno a maturazione i loro frutti nel mese di giugno; le piantine protette della pecciamatura e dall’agrovelo daranno i frutti a luglio/agosto.

    I meloni dentro le serre hanno i fiori maschi e femmine. Utilizzano le api e le formiche per l’impollinazione. Dopo l’impollinazione, il fiore femminile diventa un frutto. Per facilitare l’impollinazione, viene posto dentro la serra un alveare artificiale.

    All’interno dell’agrovelo si può raggiungere una temperatura di 60ºC, per cui è necessario, ancora prima applicare i buchi per evitare l’innalzamento della temperatura, poi, successivamente l’agrovelo viene eliminato gradualmente. I buchi praticati sull’agrovelo permettono anche l’entrata degli insetti impollinatori.

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  • Aia Della Colonna

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    Aia Della Colonna, un’azienda di agricoltura biologica gestita dalla famiglia Tistarelli fin dai primi anni ’70.

    L’azienda si trova nell’interno della Maremma toscana, tra le Terme di Saturnia ed il Monte Amiata, in una zona in cui la macchia mediterranea si apre per scoprire il caratteristico passaggio toscano formato da dolci rilievi e valli che si estendono fino al arrivare al mare.

    La famiglia Tistarelli ha acquistato l’azienda agricola, che oggi funziona anche come agriturismo, all’inizio degli anni 70.

    Dal 1995 è diventata un’azienda biologica che si propone di reintrodurre e incrementare l’utilizzazione di una antica razza bovina: la vacca maremmana. Questa razza era già utilizzata dagli etruschi come bestiame da lavoro. Oggi, alcuni allevatori maremmani la reintroducono per utilizzarne le carni: sono vacche di grande taglia, di ossatura robusta e perciò, poco apprezzate nel mercato. Si cerca, per tale ragione, di valutare il gusto e la prelibatezza delle sue carni magre per allargare la nicchia di mercato, oggi riconquistata. Una caratteristica fisica molto evidente in questa razza sono le lunghe ed ampie corna.

    Nell’allevamento Tistarelli ci sono circa 100 capi tra fattrici, vitelli da latte e vitelli adulti. Mentre le vacche e i vitellini vivono e si nutrono liberamente del pascolo nei campi semi selvatici, i vitelli che stanno per raggiungere il momento della vendita sono tenuti nei recinti sotto riparo dove si nutrono di erba medica, trifoglio e foraggi prodotti dalla azienda secondo il sistema biologico. Per radunare le vacche e i vitelli che vagano liberamente per la quasi totale ampiezza dell’azienda (240 ettari suddivisi tra bosco, pascoli e terreni semiselvatici) sono utilizzati i cavalli condotti da esperti butteri (i famosi cowboys della Maremma).

    Oltre all’allevamento delle vacche maremmane, l’azienda possiede un allevamento di maiali della famosa razza “Cinta senese”, tradizionalmente allevati, appunto, nella zona di Siena. I maiali vivono sotto riparo, ma da qui possono uscire in spazi aperti dove trovano di che nutrirsi.

    L’azienda alleva anche le pecore e gli agnelli per la carne e possiede, inoltre, un piccolo allevamento di polli: un incrocio fra due razze ruspanti diverse.

    Le colture praticate, oltre ai foraggi (coltura principale), al trifoglio e all’erba medica, sono la vite e l’olivo, utilizzati solo per il fabbisogno della famiglia e degli ospiti della struttura agrituristica.

    C’è anche un piccolo laboratorio per la lavorazione e la trasformazione delle carni bovine, suine ed ovine. Questi prodotti vengono venduti al pubblico direttamente in azienda.
    Le cantine sono particolarmente adatte alla stagionatura dei trasformati.

    La produzione dei diversi salumi avviene con tecniche artigianali; per la conservazione dei prodotti insaccati si impiega solo il sale: non si utilizza alcun tipo di conservante chimico.

    Le carni fresche sono vendute direttamente a soggetti che somministrano il prodotto ai propri clienti (ristoranti, enoteche ecc…).

    I salumi sono molto apprezzati, soprattutto in Toscana, dove tradizionalmente si usa il pane insipido, il cui gusto si sposa bene con quello dei salumi conservati con il sale. Il tutto potrebbe essere consumato, accompagnato dal morellino classico prodotto in zona.

    L’azienda produce la salsiccia stagionata, l’ammazzafegato (un tipico salume maremmano), il salame, l’ arista, la pancetta, il guanciale, il prosciutto e il lardo.

    Il mercato dei prodotti è limitato alla Toscana e a qualche altra regione limitrofa.

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  • Azienda Agricola Biologica “La Selva”

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    La Selva, un’azienda dove si pratica l’agricoltura e non solo. In trent’anni di sperimentazione e di sviluppo graduale è riuscita a ricostituire un ciclo biologico chiuso che potremmo definire perfetto.

    Le mucche allevate sono di razza Chianina, questo nome, è dato dal luogo dove vengono tradizionalmente allevate, cioè la Val di Chiana: e’ la stessa razza che usavano i Romani per la carne, non per il latte. I vitellini nascono a La Selva e vengono nutriti dalle loro madri per 6 mesi. Dopo, il sesto mese vengono separati e tenuti in un recinto dove ha inizio lo svezzamento. In questo periodo possono incontrarsi con le madri senza subire lo stress del distacco dalla mamma. L’assenza dello stress dovuto al brusco distacco dalle madri va anche a beneficio della qualità della carne, destinata al mercato. Sia le mucche che i vitellini vivono al riparo sotto una tettoia ma sono liberi di uscire dai recinti e andare a pascolare nei prati dove trovano generalmente l’erba medica e il trifoglio. Nelle mangiatoie al riparo possono trovare del fieno misto ai cereali e alle legumi. Tutti i mangimi sono rigorosamente biologici. In ogni caso, gli animali non sono sottoposti a nutrimento forzato finalizzato al raggiungimento del peso di macellazione in tempi minimi. Infatti, la crescita segue il naturale processo. Così che, tra di 12 e 18 mesi le loro carni sono nel mercato.

    L’allevamento bovino è formato da circa 25 capi: le fattrici sono 15 e vivono fuori tutto l’anno; i tori utilizzati per la monta sono due; il restante è formato dei vitelli. Dunque, i tori vengono sostituiti ogni 4 anni per evitare la riproduzione tra consanguinei: le vitelle destinate alla riproduzione diventano feconde alle 4 anni, quindi, e fondamentale importanza evitare che vengano fecondate dallo stesso toro che ha generate.

    Accanto all’allevamento delle vacche l’azienda sta sperimentando l’allevamento delle pecore di razza Appenninica che ultimamente diventano sempre più rare. Le pecore sono lasciate allo stato grado, pascolano sui terreni appena mietuti. La pecora Appenninica proviene dal centro d’Italia e viene utilizzata per la carne. Quindi gli agnelli vengono allattati dalla madre fino allo svezzamento dato che il loro latte non è utilizzato industrialmente.

    La maggior parte della produzione dell’azienda La Selva è destinata al mercato italiano, una piccola parte è anche destinata al mercato estero (principalmente Germania) . Solo 10% del prodotto orto-frutticolo è destinato alla trasformazione e alla vendita diretta nell’azienda stessa.

    Dall’allevamento bovino non solo si ricava la carne, ma si utilizzano anche i liquami e il letame che vanno ad arricchire il terreno delle sostanze minerali necessarie alle colture.

    Altri elementi integrativi del suolo provengono dalle colture che si alternano a intervalli annuali o bi-triennali per un arco di tempo di 7 o 8 anni, secondo il sistema della rotazione agraria. Attraverso questo sistema si evita l’impoverimento del terreno e le colture che subentrano alle precedenti traggano le sostanze nutritive arricchite dei minerali lasciati nel suolo, dalle prime Non si rende necessaria, quindi, l’utilizzazione di concimi chimici.

    Anche gli antiparasittari chimici, usati nelle colture tradizionali per combattere le malattie provocate dai parassiti, sono sostituiti dagli insetti che si annidano numerosi ai bordi dei campi coltivati dove, lungo i fossi che segnano gli antichi confini, sono presenti nicchie di macchia mediterranea e boscaglie. Uno di questi insetti è, per esempio, la coccinella: questa si nutre dei pidocchi che possono infestare le colture di carciofi, dei legumi, ecc.

    In questo processo di produzione biologica, gioca un ruolo di primo piano la morfologia del paesaggio che conserva il profilo originale, costituito da morbidi rilievi e piccoli avvallamenti ricoperti dalla vegetazione spontanea.

    L’azienda ha un estensione di 450 ettari suddivisi in varie colture: frutteti, cereali, legumi e foraggi. Sono presenti anche appezzamenti anche coltivate a vite e a olivo. In alcuni vigneti accanto alle vite è stato reintrodotto l’olivo come la tradizione insegna si tratte di due colture nonconcorrenziali, ma simbiotiche: l’olivo rilascia elementi di arricchimento al suolo e la vite trova in questa coltura una protezione contro il vento.

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  • Viviaio Pensalfine

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    Questa azienda vivaistica provvede alla preparazione e alla distribuzione delle giovani piante di meloni, pomodori, zucchine, anguri, melanzane e asparagi alla gran parte delle colture presenti nella Maremma Tosco-Laziale.

    L’impianto è situato, infatti, nella zona; di confine tra la Toscana e il Lazio in un area bonificata tra gli anni 40/50, compresa tra la costa tirrenica e la città di Capalbio. La prima fase di preparazione delle piante comincia con la semina all’interno dei singoli fori che formano i semenzai (contenitori di plastica composta da tanti fori destinati a ospitare i semi): i semi provenienti prevalentemente dalla Corea, dalla Francia, dagli Stati Uniti e dal Giappone vengono adagiati ciascuno in un piccolo foro contenente una miscela di torba scura proveniente dalla Foresta Nera in Germania e di torba bionda dalla Lituania. Tra il seme e la sua copertura finale costituita dalla stessa miscela torbosa si inserisce uno strato di materiale inerte che ha la funzione di mantenere l’umidità necessaria alla germogliazione del seme.

    Nella seconda fase i semenzai passano in una cella di incubazione, cioè un capannone in cui viene generato un clima caldo-umido e la temperatura viene mantenuta costantemente tra i 25 e 27 centigradi. In questo habitat ideale i semi rimangono fino alla germogliazione: durante questa fase il seme sotto l’effetto della temperature e l’umidità si gonfia e lentamente si schiude per permetter la fuoriuscita delle prime due foglie (i dicotiledoni).

    Quando i dicotiledoni si aprono e si forma la terza foglia finisce la fase della incubazione e le piantine vengono trasferite nella serra in attesa di raggiungere lo stadio di crescita idoneo al trapianto.

    Innesto
    Durante il periodo che precede l’innesto, le piantine subiscono due o tre trapianti fino a raggiungere lo stadio di sviluppo adatto a compiere questa operazione. Questa tecnica viene praticata al fine di ottenere delle piante più resistenti utilizzando tutte le caratteristiche positive di due diversi tipi di vegetali.

    In questo vivaio abbiamo visto che si pratica l’innesto del cocomero sulla radice della zucca. La radice della zucca offre una maggiore resistenza contro le malattie, pertanto, la piantina del cocomero che viene innestata su questa radice assumerà la stessa resistenza.

    Un altro tipo di innesto si pratica sulle radici di una diverse specie di zucca chi si presenta molta adatta a ricevere l’impianto sia del cocomero che del melone.

    Un’ altra combinazione vincente sembra essere quella dell’innesto della melanzana sul pomodoro. La pratica dell’innesto si attua operando un taglio con un piccolo bisturi tra i due dicotiledoni della pianta ospitante. All’interno di questo taglio si inserisce il piccolo fusto della piantina innestata preventivamente privata dalle sue radici: saranno, infatti, le radici della zucca a portare il nutrimento alla nuova pianta.

    La pianta ospitante, oltre a fornire le sue radici con il proprio patrimonio genetico contenuto nelle stesse, dà il suo apporto nutritivo attraverso i suoi dicotiledoni che permangono fino alla fase di attecchimento della nuova pianta. La fotosintesi e il passaggio della linfa vitale per la pianta innestata si attua attraverso le radici e i dicotiledoni della pianta ospitante solo se il contatto tra le cellule delle due specie è assicurato. Infatti, per la buona riuscita della operazione, indipendenti di questa azienda (che pur essendo a conduzione familiare dà lavoro ad una quindicina di giovani donne) saldano le due piantine tra di loro con delle minuscole mollette di plastica proveniente dalla Corea.

    Ultima fase: smollettamento
    Quando l’innesto è sicuramente riuscito e la nuova pianta è in grado di assumere le sostanze dalle radici della pianta originaria (zucca, melone selvatico, pomodoro….., ecc.), si procede allo smollettamento.

    La pianta originaria perde i suoi cotiledoni e vengono eliminate le eventuali foglioline che spesso continuano a germogliare dalle sue radici. A questo punto abbiamo la nuova pianta gode di una vita autonoma e quando raggiunge l’altezza di 10-12 cm viene venduta alle aziende agricole per essere messa a dimora nelle serre, o in campo aperto ma protette dai tunnel o dall’agrovelo (tecniche e materiali speciali per proteggere le giovani piante contro gli agenti esterni e aiutare il loro sviluppo costituendo il clima caldo-umido necessario alla ulteriore crescita).

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