Le serre dei pomodori di Cristiana e Tiziana Vargiu

by admin on 27/10/2014

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Efisio Vargiu, oltre a fare l’allevatore di capre, ha continuato a tenere in funzione anche l’azienda agricola lasciatali in eredità dal padre. La sua famiglia si compone anche di altre due giovani figlie, Tiziana e Cristiana, le quali si occupano della coltivazione di pomodori all’interno di 2 serre, di Ha 2.5 ciascuna: sono state installate nel terreno di proprietà familiare, situato nella pianura di Santa Margherita di Pula, in prossimità della casa di abitazione della famiglia.

Dunque la famiglia Vargiu, anche attraverso i più giovani discendenti (tutti i figli Vargiu hanno un età compresa tra 25 e 35 anni) continua la tradizione familiare svolgendo le due attività economiche parallele: zootecnia e agricoltura. Insieme a Cristiana e Tiziana, anche Giuseppe alterna le sue prestazioni tra l’allevamento delle capre e l’azienda agricola, dividendosi tra la regione collinare dove si trova il pascolo e la pianura litoranea dove sono le serre. La mattina aiuta il padre sulle colline dove pascolano le capre e per il resto del tempo collabora a tutte le fasi della coltura all’interno delle serre. In un’estensione di circa 10 ettari di pianura si trovano, oltre alle serre, la casa di abitazione della famiglia circondata da uno splendido giardino e la struttura dentro la quale viene conservato il latte delle capre dopo la mungitura e prima della consegna al caseificio. Nella stessa struttura c’è anche un macchinario attraverso il quale i pomodori vengono separati in base al calibro prima di essere venduti.

Al nostro arrivo c’è la Sig. Maria Teresa che ci ha accompagnato all’interno delle serre dove troviamo le due figlie, Tiziana e Cristiana, che ci accolgano con un caldo sorriso. Dopo aver terminato i loro studi i fratelli Vargiu responsabilmente e con una consapevolezza rara tra i giovani di quella età, hanno deciso di prendere in mano le redini dell’azienda.

Poichè mentre ci parlano di questa scelta, che dovrebbe essere abbastanza difficile per la loro età, non perdono il loro ineffabile sorriso, siamo indotti a chiedere loro se abbiano mai sentito il peso di questa decisione. Le due sorelle ammettono che la loro scelta è stata sicuramente consapevole, ma anche sofferta. Comprendiamo subito il significato delle loro parole quando, ascoltandole mentre ci spiegano le varie fasi della coltivazione, le vediamo all´opera.

Inoltrandoci attraverso i filari dei pomodori, percepiamo la differenza del clima all’interno delle serre rispetto a quello esterno. Siamo quasi a novembre, ma in questa regione ci sono ancora le temperature estive (28C). Il terreno è arido, il caldo è asciutto, fuori, non piove dallo scorso inverno. All’interno delle serre, invece, il clima e´ caldo-umido, a temperatura costante (26 gradi). Questi parametri sono necessari per lo sviluppo della coltura. Il tipo di pomodoro coltivato in queste serre raggiunge un diametro di 45-55 mm alla maturazione. E’ un pomodoro da insalata che rimane croccante, ciò significa che conserva la sua consistenza anche quando raggiunge la completa maturazione. Per queste sue qualità ha una buona collocazione nel mercato.

La prima fase del ciclo produttivo, quella della piantagione, ha luogo nei primi giorni di settembre. Le serre sono adottate di un impianto di irrigazione a goccia. Nei solchi preventivamente scavati nel suolo passa un tubo con i giocciolatoi e ogni piantina, dell’altezza di circa 10 cm, al momento della vessa a dimora viene piantata in corrispondenza di ciascun giocciolatoio, a circa 30 cm l’una dall’altra.

Quando dalla pianta madre nascono i vari getti, è necessario decidere se sia conveniente lasciare che si sviluppino due o tre getti. Qui si è deciso di lasciarne tre, è stata adottata la cosiddetta tripla via.

La seconda fase della coltivazione è l’attorcigliatura: le tre diramazioni che prendono vita dai tre getti della pianta madre, chiamate feminelle, si sviluppono molto rapidamente in altezza e per evitare che si ripieghino verso il suolo devono essere attorcigliate a uno spago teso che è legato alla base di ciascuna femminella e, in alto, ai fili metallici che segnano il limite al quale si vuole far arrivare lo sviluppo della pianta. Un’altra operazione da eseguire in tutte le fasi di crescita della pianta è la sfogliatura. Con la sfogliatura si effettua anche controllo delle condizioni di salute della pianta. Infatti, controllando le foglie si può capire se la pianta è sana o no. Abbastanza frequentemente le foglie rivelano le condizioni di salute della pianta. Quando, per esempio, la pianta è attaccata da una malattia fungina com’è il malbianco, le foglie si ricoprono di chiazze bianche ben riconoscibili.

Quando la pianta arriva all’altezza del filo metallico, si procede al suo abassamento, per evitare che gli elementi nutritivi ceduti dal suolo alle radici si disperdano alimentando dei rami troppo lunghi a discapito del fabbisogno di nutrimento dei frutti. Infatti, l’altezza ottimale della pianta è quella che consente la fruttificazione in sette punti del tronco chiamati palchi. L’abbassamento della pianta consente un migliore sviluppo dei frutti e permetterà un raccolto del primo palco a soli tre mesi dalla piantagione. Via via si raccoglieranno poi i frutti dei palchi più alti, che uno dopo l’altro giungeranno a maturazione, finchè l’ultimo taglio si effettuerà alla fine di giugno. Prima di essere ritirati dagli acquirenti, i pomodori raccolti passano in un macchinario attraverso un sistema di calibratura che li seleziona in base alle dimensioni.

All’interno delle serre ci sono anche delle arnie che accolgono numerosi bombi, questi sono degli insetti che provvedono al processo di ormonazione, trasportando il nettare da un fiore all’altro.

Il diserbo viene effettuato manualmente e per evitare che nei punti in cui passano i gocciolatoi, l’acqua si espanda oltre il necessario, favorendo uno sviluppo più diffuso dell’erba, si praticano dei solchi del terreno allo scopo di contenere lo scorrimento dell’acqua nel letto del solco, limitando così l’invasione dell’erba.

Tra i mesi di luglio-agosto il terreno deve essere di nuovo predisposto per accogliere la successiva piantagione, quindi, si parte con l’estirpazione delle piante vecchie, la rimozione delle zolle, lo spargimento del letame e reinstallamento degli impianti d’irrigazione.

Così è già settembre, il terreno è pronto per un nuovo ciclo produttivo…tempo di mettere a dimora le nuove piantine…

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