Tag: pomodori

  • Le serre dei pomodori di Cristiana e Tiziana Vargiu

    Slideshow Mapreference Website Facebook

    Efisio Vargiu, oltre a fare l’allevatore di capre, ha continuato a tenere in funzione anche l’azienda agricola lasciatali in eredità dal padre. La sua famiglia si compone anche di altre due giovani figlie, Tiziana e Cristiana, le quali si occupano della coltivazione di pomodori all’interno di 2 serre, di Ha 2.5 ciascuna: sono state installate nel terreno di proprietà familiare, situato nella pianura di Santa Margherita di Pula, in prossimità della casa di abitazione della famiglia.

    Dunque la famiglia Vargiu, anche attraverso i più giovani discendenti (tutti i figli Vargiu hanno un età compresa tra 25 e 35 anni) continua la tradizione familiare svolgendo le due attività economiche parallele: zootecnia e agricoltura. Insieme a Cristiana e Tiziana, anche Giuseppe alterna le sue prestazioni tra l’allevamento delle capre e l’azienda agricola, dividendosi tra la regione collinare dove si trova il pascolo e la pianura litoranea dove sono le serre. La mattina aiuta il padre sulle colline dove pascolano le capre e per il resto del tempo collabora a tutte le fasi della coltura all’interno delle serre. In un’estensione di circa 10 ettari di pianura si trovano, oltre alle serre, la casa di abitazione della famiglia circondata da uno splendido giardino e la struttura dentro la quale viene conservato il latte delle capre dopo la mungitura e prima della consegna al caseificio. Nella stessa struttura c’è anche un macchinario attraverso il quale i pomodori vengono separati in base al calibro prima di essere venduti.

    Al nostro arrivo c’è la Sig. Maria Teresa che ci ha accompagnato all’interno delle serre dove troviamo le due figlie, Tiziana e Cristiana, che ci accolgano con un caldo sorriso. Dopo aver terminato i loro studi i fratelli Vargiu responsabilmente e con una consapevolezza rara tra i giovani di quella età, hanno deciso di prendere in mano le redini dell’azienda.

    Poichè mentre ci parlano di questa scelta, che dovrebbe essere abbastanza difficile per la loro età, non perdono il loro ineffabile sorriso, siamo indotti a chiedere loro se abbiano mai sentito il peso di questa decisione. Le due sorelle ammettono che la loro scelta è stata sicuramente consapevole, ma anche sofferta. Comprendiamo subito il significato delle loro parole quando, ascoltandole mentre ci spiegano le varie fasi della coltivazione, le vediamo all´opera.

    Inoltrandoci attraverso i filari dei pomodori, percepiamo la differenza del clima all’interno delle serre rispetto a quello esterno. Siamo quasi a novembre, ma in questa regione ci sono ancora le temperature estive (28C). Il terreno è arido, il caldo è asciutto, fuori, non piove dallo scorso inverno. All’interno delle serre, invece, il clima e´ caldo-umido, a temperatura costante (26 gradi). Questi parametri sono necessari per lo sviluppo della coltura. Il tipo di pomodoro coltivato in queste serre raggiunge un diametro di 45-55 mm alla maturazione. E’ un pomodoro da insalata che rimane croccante, ciò significa che conserva la sua consistenza anche quando raggiunge la completa maturazione. Per queste sue qualità ha una buona collocazione nel mercato.

    La prima fase del ciclo produttivo, quella della piantagione, ha luogo nei primi giorni di settembre. Le serre sono adottate di un impianto di irrigazione a goccia. Nei solchi preventivamente scavati nel suolo passa un tubo con i giocciolatoi e ogni piantina, dell’altezza di circa 10 cm, al momento della vessa a dimora viene piantata in corrispondenza di ciascun giocciolatoio, a circa 30 cm l’una dall’altra.

    Quando dalla pianta madre nascono i vari getti, è necessario decidere se sia conveniente lasciare che si sviluppino due o tre getti. Qui si è deciso di lasciarne tre, è stata adottata la cosiddetta tripla via.

    La seconda fase della coltivazione è l’attorcigliatura: le tre diramazioni che prendono vita dai tre getti della pianta madre, chiamate feminelle, si sviluppono molto rapidamente in altezza e per evitare che si ripieghino verso il suolo devono essere attorcigliate a uno spago teso che è legato alla base di ciascuna femminella e, in alto, ai fili metallici che segnano il limite al quale si vuole far arrivare lo sviluppo della pianta. Un’altra operazione da eseguire in tutte le fasi di crescita della pianta è la sfogliatura. Con la sfogliatura si effettua anche controllo delle condizioni di salute della pianta. Infatti, controllando le foglie si può capire se la pianta è sana o no. Abbastanza frequentemente le foglie rivelano le condizioni di salute della pianta. Quando, per esempio, la pianta è attaccata da una malattia fungina com’è il malbianco, le foglie si ricoprono di chiazze bianche ben riconoscibili.

    Quando la pianta arriva all’altezza del filo metallico, si procede al suo abassamento, per evitare che gli elementi nutritivi ceduti dal suolo alle radici si disperdano alimentando dei rami troppo lunghi a discapito del fabbisogno di nutrimento dei frutti. Infatti, l’altezza ottimale della pianta è quella che consente la fruttificazione in sette punti del tronco chiamati palchi. L’abbassamento della pianta consente un migliore sviluppo dei frutti e permetterà un raccolto del primo palco a soli tre mesi dalla piantagione. Via via si raccoglieranno poi i frutti dei palchi più alti, che uno dopo l’altro giungeranno a maturazione, finchè l’ultimo taglio si effettuerà alla fine di giugno. Prima di essere ritirati dagli acquirenti, i pomodori raccolti passano in un macchinario attraverso un sistema di calibratura che li seleziona in base alle dimensioni.

    All’interno delle serre ci sono anche delle arnie che accolgono numerosi bombi, questi sono degli insetti che provvedono al processo di ormonazione, trasportando il nettare da un fiore all’altro.

    Il diserbo viene effettuato manualmente e per evitare che nei punti in cui passano i gocciolatoi, l’acqua si espanda oltre il necessario, favorendo uno sviluppo più diffuso dell’erba, si praticano dei solchi del terreno allo scopo di contenere lo scorrimento dell’acqua nel letto del solco, limitando così l’invasione dell’erba.

    Tra i mesi di luglio-agosto il terreno deve essere di nuovo predisposto per accogliere la successiva piantagione, quindi, si parte con l’estirpazione delle piante vecchie, la rimozione delle zolle, lo spargimento del letame e reinstallamento degli impianti d’irrigazione.

    Così è già settembre, il terreno è pronto per un nuovo ciclo produttivo…tempo di mettere a dimora le nuove piantine…

  • Azienda bio-agrituristica “Sole e Terra”

    sole_terrs_w500
    Slideshow Mapreference Mapreference Website Facebook
    L’azienda “Sole e Terra”, azienda bio-agrituristica situata tra Costa Paradiso e Tempio Pausania: un’isola naturalistica nella più riservata località della Galura.
     
    La località in cui sorge l’agriturismo e la annessa azienda, “Funtana del l’Alzu”, in lingua sarda significa “Sorgente dove sono gli ontani” si trova a circa 4 km da Bassacutena, un piccolissimo centro abitato.
     
    Sole Terra…due degli elementi indispensabili alla vita e ai suoi cicli.
     
    Isora e Maurizio hanno lasciato la città e le loro professioni affermate per amore della terra. La loro azienda occupa una serie di dolci rilievi delimitati da un sinuoso torrente che segna una parte dei confini a valle e sulle cui rive nascono numerosi ontani. Un luogo magico in cui due imprenditori della natura in soli 5 anni sono riusciti a creare un ciclo biologico completo di cui loro stessi sono parte integrante.
     
    Nel loro orto coltivano piantine che vengono alla luce in una minuscola serra costruita con le loro mani. In questo tepido ambiente ciascun tipo di seme trova alloggio nei piccoli spazi dei vari contenitori destinati ad accorgliergli fino a quando germogliano e le piantine che si svilupperanno dai germogli non raggiungono le dimensioni per la messa a dimora. I semi vengono scelti con grande cura e acquistati da vivai e semenzai biologici, non sempre facili da trovare. Isora e Maurizio coltivano una grande varietà di ortaggi: zucchine, legumi, melanzane, carote, pomodori, porri, cipolle, aglio, peperoni, etc. Una piccola parte dell’orto è riservata ad una raccolta di piante aromatiche da cucina e di piante officinali che loro stessi trasformano. Inoltre, hanno impiantato un ricco frutteto e dei filari di viti di uve da tavola.
     
    Il terreno destinato all’orto viene precedentemente rimosso e dissodato più volte con una piccola fresa; successivamente viene arricchito con i fertilizzanti animali e vegetali ottenuti attraverso un processo di compostaggio naturale che si ottiene utilizzando tutti i resti organici della stessa azienda: tutto ciò che la natura produce viene consumato nell’azienda e tutti gli scarti vengono depositati in appositi spazi dove rimangono per un periodo di 2 anni. Quindi, attraverso varie fasi di fermentazione e decomposizione, i vari processi chimici e biologici trasformano questi resti in un fertilizzante contenente tutti quelli elementi di arricchimento necessari alla stessa terra che ha gli ha precedentemente cedoti alle colture.
     
    La maggior parte dei prodotti che così generosamente la terra restituisce viene trasformata in una ricca varietà di piatti vegetali che con i formaggi e le uva provenienti dai produttori della zona e le uova provenienti dalla piccolo allevamento di galline costituiscono il menu per gli ospiti dell’agriturismo.
     
    Visite alle aziende e redazione degli articoli realizzati in collaborazione con la scuola Terramare.
  • Viviaio Pensalfine

    Slideshow Mapreference Facebook

    Questa azienda vivaistica provvede alla preparazione e alla distribuzione delle giovani piante di meloni, pomodori, zucchine, anguri, melanzane e asparagi alla gran parte delle colture presenti nella Maremma Tosco-Laziale.

    L’impianto è situato, infatti, nella zona; di confine tra la Toscana e il Lazio in un area bonificata tra gli anni 40/50, compresa tra la costa tirrenica e la città di Capalbio. La prima fase di preparazione delle piante comincia con la semina all’interno dei singoli fori che formano i semenzai (contenitori di plastica composta da tanti fori destinati a ospitare i semi): i semi provenienti prevalentemente dalla Corea, dalla Francia, dagli Stati Uniti e dal Giappone vengono adagiati ciascuno in un piccolo foro contenente una miscela di torba scura proveniente dalla Foresta Nera in Germania e di torba bionda dalla Lituania. Tra il seme e la sua copertura finale costituita dalla stessa miscela torbosa si inserisce uno strato di materiale inerte che ha la funzione di mantenere l’umidità necessaria alla germogliazione del seme.

    Nella seconda fase i semenzai passano in una cella di incubazione, cioè un capannone in cui viene generato un clima caldo-umido e la temperatura viene mantenuta costantemente tra i 25 e 27 centigradi. In questo habitat ideale i semi rimangono fino alla germogliazione: durante questa fase il seme sotto l’effetto della temperature e l’umidità si gonfia e lentamente si schiude per permetter la fuoriuscita delle prime due foglie (i dicotiledoni).

    Quando i dicotiledoni si aprono e si forma la terza foglia finisce la fase della incubazione e le piantine vengono trasferite nella serra in attesa di raggiungere lo stadio di crescita idoneo al trapianto.

    Innesto
    Durante il periodo che precede l’innesto, le piantine subiscono due o tre trapianti fino a raggiungere lo stadio di sviluppo adatto a compiere questa operazione. Questa tecnica viene praticata al fine di ottenere delle piante più resistenti utilizzando tutte le caratteristiche positive di due diversi tipi di vegetali.

    In questo vivaio abbiamo visto che si pratica l’innesto del cocomero sulla radice della zucca. La radice della zucca offre una maggiore resistenza contro le malattie, pertanto, la piantina del cocomero che viene innestata su questa radice assumerà la stessa resistenza.

    Un altro tipo di innesto si pratica sulle radici di una diverse specie di zucca chi si presenta molta adatta a ricevere l’impianto sia del cocomero che del melone.

    Un’ altra combinazione vincente sembra essere quella dell’innesto della melanzana sul pomodoro. La pratica dell’innesto si attua operando un taglio con un piccolo bisturi tra i due dicotiledoni della pianta ospitante. All’interno di questo taglio si inserisce il piccolo fusto della piantina innestata preventivamente privata dalle sue radici: saranno, infatti, le radici della zucca a portare il nutrimento alla nuova pianta.

    La pianta ospitante, oltre a fornire le sue radici con il proprio patrimonio genetico contenuto nelle stesse, dà il suo apporto nutritivo attraverso i suoi dicotiledoni che permangono fino alla fase di attecchimento della nuova pianta. La fotosintesi e il passaggio della linfa vitale per la pianta innestata si attua attraverso le radici e i dicotiledoni della pianta ospitante solo se il contatto tra le cellule delle due specie è assicurato. Infatti, per la buona riuscita della operazione, indipendenti di questa azienda (che pur essendo a conduzione familiare dà lavoro ad una quindicina di giovani donne) saldano le due piantine tra di loro con delle minuscole mollette di plastica proveniente dalla Corea.

    Ultima fase: smollettamento
    Quando l’innesto è sicuramente riuscito e la nuova pianta è in grado di assumere le sostanze dalle radici della pianta originaria (zucca, melone selvatico, pomodoro….., ecc.), si procede allo smollettamento.

    La pianta originaria perde i suoi cotiledoni e vengono eliminate le eventuali foglioline che spesso continuano a germogliare dalle sue radici. A questo punto abbiamo la nuova pianta gode di una vita autonoma e quando raggiunge l’altezza di 10-12 cm viene venduta alle aziende agricole per essere messa a dimora nelle serre, o in campo aperto ma protette dai tunnel o dall’agrovelo (tecniche e materiali speciali per proteggere le giovani piante contro gli agenti esterni e aiutare il loro sviluppo costituendo il clima caldo-umido necessario alla ulteriore crescita).

    Visite alle aziende e redazione degli articoli realizzati in collaborazione con la scuola Terramare.