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  • Azienda agricola – Agriturismo Monte Argentario

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    Abbiamo visitato l’azienda agricola Monte Argentario dove Marco gestisce l’agricoltura, mentre i fratelli Mara e Maurizio gestiscono l’agriturismo.

    Su circa 30 ettari di superficie coltivabile, diversi sono gli appezzamenti destinati alla coltura della vite:

    Si coltivano le uve bianche: Vermentino e Ansonaca e l’uva rossa: Sangiovese.

    Inframmezzati ai vigneti dai lunghi, interminabili filari di uve bianche e di Sangiovese, ecco i filari di olivi o appezzamenti di terra destinati alla coltura dell’oliva che interrompono il mare dei pampini disegnando stupende geometrie di colore verde argentato. Sono oliveti che complessivamente accolgono circa un migliaio di piante del tipo “Leccino”.

    Siamo arrivati durante la vendemmia del vermentino. Mentre stavamo camminando verso i vitigni, Marco, e due operai stavano vendemmiando: Marco guidava il trattore, mentre gli operai, in piedi sul carrello, controllavano che i grappoli straripanti dalle casse riempite dai raccoglitori, non saltassero fuori.

    Quando siamo arrivati ai vitigni siamo entrati tra due filari dove qualche operaio stava raccogliendo con grande attenzione tutti gli acini caduti per terra durante il taglio del grappolo del vermentino.

    Prima si taglia il tralcio della vite con le forbici, poi lo si libera dai grappoli che vanno a finire in una cassa Quando la cassa è piena si continua con le altre casse che una volta riempite, via via si depositano lungo i filari già privati dei loro frutti.

    Quando Marco torna con il trattore, i tagliatori cominciano a spogliare un altro filare dei suoi grappoli maturi. Intanto, Marco guida lentissimo tra i filari mentre altri operai sollevano le casse sul carrello e le posano in fila, una accanto all’altra così piene dei loro grappoli succosi e lucidi. Quando il trattore ha fatto il suo carico si dirige verso la cantina, sul piazzale di fronte alla cantina, di lato all’antico casale oggi adibito a struttura agrituristica.

    Qui si scarica l’uva che passa dalle casse alla sgrappolatrice. La sgrappolatrice stacca gli acini ingoiandoli e risucchiandoli dentro le grandi botti dove avrà subito inizio la fermentazione. E così, le giornate della vendemmia sono ritmate dal sordo e lento rumore del trattore che trasporta le casse e gli uomini, dalla vigna alla sgrappolatrice, per tutto il giorno e ancora per altri giorni, fino a quando tutti i grappoli saranno trasformati in mosto.

    Una pompa risucchia il mosto dalla sgrappolatrice per trasportarlo all’interno delle botti dove permarrà per il numero dei giorni necessari al compimento delle successive fasi di trasformazione del mosto – 3 o 4 giorni – dipende dal tipo dell’uva. Durante questo tempo, le vinacce, galleggiando sopra la parte liquida accelereranno il processo di fermentazione che continuerà fino a che non si renderà necessaria la svinatura.

    Dal portello sistemato alla base, in corrispondenza del fondo della botte, sarà fatto uscire il mosto che verrà pompato e rimontato attraverso dal tappo posto alla sommità della botte, mentre le vinacce saranno torchiate.

    Quando la raccolta del Vermentino sarà conclusa, si passerà alla raccolta del Sangiovese.

    Le piante di vite sono sempre produttive, a partire dal quinto anno dall’impianto e via via diventeranno sempre più produttive fino a raggiungere il massimo della qualità tra l’ottavo e fino anche al 20esimo anno di età, ma ci sono vigne che sono altrettanto produttive anche dopo questo periodo e che, anzi, invecchiando producono sempre di più.

    Gli ulivi piantati all’interno delle vigne e lungo i lati creano sicuramente una protezione ed una serie di vantaggi alle viti.

    Questo terreno ricco di arenaria e ciottoloso rappresenta un suolo molto adatto allo sviluppo di questi vitigni perché garantisce un apporto nutritivo adeguato ed il necessario drenaggio idrico nei periodi

    di maggiore piovosità. Inoltre qui, lungo la fascia territoriale posta tra i versanti dei primi rilievi collinari dell’Argentario, i bordi della laguna e la costa tirrenica, il clima è perfetto per un sano sviluppo della vite. Infatti, se da un lato è particolarmente protetta dai venti, perché a sud ovest è circondata dalle piccole colline boscate, dall’altro gode delle brezze marine provenienti da nord est che assicurano l’escursione termica necessaria ad una equilibrata maturazione dell’uva.

  • La Scapigliata Società Agricola

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    Arriviamo nell’agro di Fonteblanda dove si trova l’azienda agrituristica “La Scapigliata” lasciando la S.S.l e introducendoci verso l’interno, lungo la Strada Vicinale dei Bagnacci. Raggiungiamo la cima di una collina dove sorge un complesso di edifici un tempo adibiti a stalle, granai, capanni per attrezzi e pagliai; ci inseriamo tra queste costruzioni sparse e ben distanziate tra loro, per incontrare gli attuali proprietari che ci accolgono con grande calore e ben disposti a spiegarci tutto sulla loro azienda agricola e zootecnica che si estende per piccole colline e vallecole tutt’intorno alle strutture fino a sconfinare nella tipica pianura litoranea della Maremma che prima della bonifica erano formata da paludi impraticabili per buona parte dell’anno.

    Ci colpisce la professionalità e l’amore dei proprietari verso il loro lavoro che comprende anche la ricezione turistica per diversi mesi dell’anno; ma soprattutto la competenza e l’originalità con le quali hanno riutilizzato, operando una riconversione delle strutture rustiche rispettosa delle caratteristiche edilizie permettendo l’esatta rilettura dalla loro originale funzione. Tra le strutture destinate alla ricezione colpisce la vastità delle cucine e della zona pranzo ricavate all’interno di un enorme capannone che originariamente doveva ospitare foraggiere e pagliai, macchinari agricoli e grandi quantitativi di prodotti destinati alla conduzione della antica azienda agricola e zootecnica. Infatti ci spiegano che l’antico proprietario possedeva una grande azienda di allevamento bovino.

    I proprietari sono degli appassionati di architetture agrarie, ma anche di musica e soprattutto di jazz. Infatti per tutta l’estate ospitano concerti all’aperto. La proprietaria, Aurelia, che è architetto, ha avuto ha voluto valorizzare gli spazi della grande stalla realizzando una esposizione di oreficeria etrusca in una stalla per mucche che per la maestosità della elevatissime capriate di legno, per i materiali costruttivi e infrastrutturali, per l’ampiezza e la fattura delle pavimentazioni, davvero di grande valore, potrebbe essere definito un monumento: sì certo, un monumento all’attività rurale del secolo scorso.

    Questa struttura ha subito una riconversione geniale: solo una larga fascia pavimentale centrale è stata posata a terra per eliminare l’incavo centrale della stalla dove si raccoglieva probabilmente lo stallatico che doveva essere ogni giorno destinato al processo di compostaggio e diretto ad ottenere il letame.

    Per il resto, dentro questa stalla monumentale tutto è rimasto come era: le antiche infrastrutture come mangiatoie, pavimenti inclinati e scanalati fatti di antico e solido cotto rosso e i robustissimi pilastri di legno che sostengono monumentali capriate di legno.

    Il contrasto tra questa struttura rurale e la preziosità della oreficeria etrusca anziché stridere, sublima l’antica vitale funzione rurale dell’edificio. Si tratta della riproduzione fedele per quanto attiene il materiale, l’oro, le forme e le tecniche. Tutto eseguito con la sola attrezzatura di cui potevano disporre gli etruschi. Gli orafi grossetani che hanno realizzato questi pezzi di oreficeria che sono i più belli e i più famosi del mondo e infatti, gli originali si trovano esposti nei più famosi musei in Italia e nel mondo. Siccome gli etruschi non potevano disporre di alcun attrezzo ottico per ingrandire le i microscopici granelli d’oro con i quali realizzavano le decorazioni a granulazione, anche i nostri orafi contemporanei hanno dovuto realizzare queste copie senza l’ aiuto di una lente di ingrandimento e senza superare una temperatura di 400 gradi nella fusione del metallo prezioso.

    Dopo la visita alla mostra dei gioielli etruschi ci siamo incontrati nella grande cucina e sala da pranzo con il marito della signora Aurelia, lo chef dell’agriturismo che ha preparato per noi un pranzo tipico semplice e ricco, allo stesso tempo assolutamente speciale!

    Abbiamo potuto assistere alle varie fasi della preparazione e fotografare le varie sequenze in cucina fino alla presentazione dell’intero menu che abbiamo gustato mentre ascoltavamo il meglio della musica internazionale selezionata con estrema competenza e gusto.

    Il menu ricco e prelibato consisteva in:

    • bruschetta con il nuovo olio d’oliva e aglio
    • antipasti a base di pecorino affinato con vinacce di Morellino e affettati prodotti in azienda
    • zuppa di verdure e di legumi al pomodoro fresco
    • pasta con pomodori e basilico
    • carne di manzo – stracotto maremmano
    • crostata di pesche
    • digestivo – Amaro Etrusco

    In azienda naturalmente abbiamo potuto visitare anche le varie colture:

    l’oliveto le cui piante pur essendo di varie tipologie sono accomunate dal fatto che i loro frutti sono raccolti in anticipo rispetto ai tempi naturali per una ragione di fondamentale importanza. Per evitare che le olive vengano attaccate dalla terribile mosca olearia che in genere infesta gli oliveti nel mese di ottobre. Per salvare dalla larva della mosca quindi, la raccolta viene effettuata in settembre indipendentemente dal tipo di olivo.

    Il vigneto il cui impianto molto giovane, risalente a soli tre anni fa e quindi non ancora pienamente produttivo ha permesso alla famiglia di effettuare al momento solo una micro-vinificazione.

    Un orto multi-culturale che accoglie circa 80 piantine tra solanacee, legumi, fragole, verdure a foglia, cucurbitacee e piante aromatiche. Naturalmente, i prodotti orto-frutticoli vengono utilizzati e consumati nella cucina dell’agriturismo.

    Molto particolare l’allevamento del maiale nero (incrocio tra la razza Large Black britannica, il Nero dei Nebrodi della sicilia ed il Nero Amiatino locale) di circa 50 cappi adulti e una ventina di maialini già svezzati e tenuti in recinti separati, oltre ai cuccioli ancora allattati dalle scrofe.

    Un gruppo di maiali si nutriva all’aperto, ma all’interno di un’area recintate ed altri stavano in piccoli recinti separati, questi ultimi destinati alla prossima macellazione. I maiali vengono macellati quando hanno circa 2 anni e pesano circa 150 chilogrammi.

    E’ stata una visita molto interessante e piacevole.