Tag: zafferano

  • Zafferano Itria

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    Nella periferia di Turri, un piccolo comune della Sardegna meridionale, c’è l’azienda Itria, leader nella produzione dello zafferano di Sardegna, situata in una zona priva di insediamenti industriali e circondata soltanto da fertili campi in cui coltivano,oltre all’eccellente zafferano, anche origano, peperoncino, alloro, mirto e miele. Un’azienda familiare nata quasi per scherzo, dove lo zafferano si coltiva da almeno 4 generazioni  ma è grazie alla lungimirante Sig.Itria che, proprio in occasione della sagra dello Zafferano di Turri, a novembre 1995, presenta il suo zafferano in vasetti di vetro ed è così che, quella che una volta era una semplice coltivazione a livello familiare, si trasforma progressivamente in una vera e propria azienda.

    Nel periodo della sagra dello zafferano a Turri, durante la raccolta, si possono visitare i campi in fiore, assistere alla lavorazione dello zafferano e degustare piatti tipici della cucina sarda a base di zafferano.

    A seguito del successo riscosso alla sagra di Turri,  la Sig. Itria decide di partecipare alla Fiera Natale di Cagliari nel dicembre dello stesso anno, e nel maggio del 1996 di partecipare alla Fiera Internazionale della Sardegna, in cui vengono presentate anche le nuove confezioni di zafferano. 18 anni dopo, quest’azienda che possiede attualmente le più grandi piantagioni di zafferano di Sardegna e d’Italia, offre una grande selezione di prodotti di alta qualità, valorizzando la ricchezza del proprio territorio.

    Coltivare lo zafferano, implica anche mantenere viva una tradizione risalente all’antichità poiché anche i greci e i romani lo coltivavano e lo utilizzavano soprattutto per guarire dalle malattie, per il suo profumo, le offerte votive, la cucina, la tintura dei tessuti, ecc. Dopo il crollo dell’impero romano scomparve e furono i Mori a reintrodurlo in Europa. La parola zafferano deriva dalla parola latina safranum, che a sua volta deriva dall’arabo zaʻfarān (زعفران) (da aṣfar (أَصْفَر), che significa “giallo”).

    Lo zafferano è una spezia che deriva dalla pianta di Crocus sativus che ha petali rosa violacei con stami gialli e preziosissimi stimmi di color rosso scarlatto, i quali rappresentano la sola parte utile del fiore che prende proprio il nome di zafferano. È una coltura poliennale che fiorisce solo nel mese di novembre e durante la fioritura tutti i fiori presenti nel campo devono essere raccolti manualmente. Dopo la raccolta, i fiori vengono portati in un laboratorio dove viene effettuata la pulitura dei fiori chiamata anche “mondatura” e (cosa importante), dev’essere fatta entro poche ore dalla raccolta, perché il delicato fiore dello zafferano si degrada velocemente. Quest’operazione delicata consiste nel rimuovere gli stimmi rossi manualmente e si richiede tanta pazienza ed alta destrezza per farla. Gli stimmi vengono essiccati e conservati in barattoli ermetici di latta, poiché la presenza dell’ossigeno ne degraderebbe la qualità. Siccome lo zafferano viene commercializzato come DOP (Denominazione di Origine Protetta), viene sottoposto ad un’analisi chimica che ne verifica la naturalezza del prodotto e la totale assenza di diserbanti.

    Si coltiva, inoltre,  l’origano spontaneo di Sardegna che viene raccolto nel periodo estivo quando la pianta arriva al massimo della sua fioritura. L’essiccazione di questa pianta viene fatta in un luogo ombreggiato ad una temperatura inferiore ai 40˚C creando un prodotto unico come colore e come profumo.

    L’alloro è una pianta spontanea della Sardegna le cui foglie vengono raccolte ed essiccate a bassa temperatura; il risultato è un prodotto profumatissimo che si mantiene inalterato nel tempo.

    Si raccolgono le bacche e le foglie del mirto , (una pianta spontanea della Sardegna), che vengono essiccate per poter essere utilizzate in cucina conferendo ai piatti un odore aromatico ed un sapore molto intenso o per la preparazione del tradizionale liquore.

    Si coltiva il peperoncino di cayenna dal colore rosso vivo e piacevolmente aromatico. Questa pianta originaria del Sud America, fu importata in Europa da Cristoforo Colombo nel 1493. L’essiccazione lenta e a bassa temperatura, conferisce al prodotto, un gusto particolarmente piccante.

    L’azienda Itria è molto orgogliosa di offrire sul mercato prodotti che loro stessi definiscono di «PROPRIETA’», poichè capaci di gestire direttamente tutto il processo produttivo: dal produttore al consumatore, distinguendosi sul mercato per l’alta qualità e l’autenticità dei prodotti del loro territorio, a Turri, in Sardegna.

    Visite alle aziende e redazione degli articoli realizzati in collaborazione con la scuola Terramare.

  • Presidio Slow Food “Zafferano di Sardegna” – Gavino Inconis

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    Lo zafferano, una pianta nota ed apprezzata già dall’antichità, fino a giungere ai nostri giorni, della quale ho il sospetto che pochi ne conoscano le preziose virtù. Illustri persone come Alessando Magno e Cleopatra l’usavano, i greci e i romani lo coltivavano e lo utilizzavano per guarire tante malattie, per i profumi, le offerte votive, la cucina, la tintura dei tessuti, ecc. Dopo il crollo dell’impero romano scomparve e furono i Mori a reintrodurlo in Europa. Soprattutto dopo la peste nera, ci fu una grandissima domanda di zafferano, per via delle note proprietà medicinali di questa pianta. Nel frattempo anche altre spezie come il caffè, il tè, la cioccolata e la vaniglia cominciarono a diffondersi e la domanda di zafferano diminuì per cui la coltivazione venne limitata solo alle regioni dal clima temperato come la Spagna, l’Italia e la Grecia.

    In realtà, lo zafferano è una spezia che deriva dalla pianta di Crocus sativus dove Crocus ha origine greca. Infatti, secondo la mitologia, lo zafferano nasce dall’amore di Krokos per la ninfa Smilax, che purtroppo era anche la favorita del dio Ermes il quale, per invidia, trasformò Krocos in un bulbo dal bellissimo fiore e Smilax, a causa del suo non ricambiato amore, fu trasformata in una vite.

    In Sardegna, la coltivazione dello zafferano compare fra il VI e il IX secolo ad opera dei monaci di San Basilio che lo utilizzavano durante le celebrazioni per motivi liturgici. Da quel momento in poi lo zafferano divenne noto ed apprezzato in tutta l’isola. Si narra che  i monaci basiliani portarono lo zafferano a San Gavino Monreale nel medioevo ed è addirittura documentato, da un atto notarile del 1539, che un ciabattino barattò una quantità di zafferano con del pellame per farne un paio di scarpe. Infatti, è soprattutto a San Gavino Monreale che la coltivazione dello zafferano ha una forte espansione e quasi ogni famiglia lo coltiva.

    La signora Chiara vive a San Gavino e ci ha gentilmente accolto in casa sua per parlarci della coltivazione di zafferano di cui lei va particolarmente orgogliosa. Siccome lo zafferano era per noi più o meno sconosciuto, ha cominciato con la storia.

    Lei e suo marito, vengono entrambi da una famiglia di contadini per cui erano già abituati ad usare il terreno per la coltivazione. Pian piano hanno cominciato ad avvicinarsi all’associazione Slow Food in quanto molto vicina al loro modo di concepire e salvaguardare questo tipo di coltivazione. Inoltre, il paese dove abitano, San Gavino Monreale, era già la regione italiana con la più alta produzione e la più alta qualità di zafferano. La signora Chiara ci ha spiegato che anche sua suocera coltivava lo zafferano per il commercio e lo vendeva alle farmacie poiché veniva usato come antiinfiammatorio e antidolorifico. Quindi, quando hanno cominciato a vendere il proprio zafferano nel 2000, hanno continuato una tradizione familiare e oggi il loro intento non è più quello di portare avanti quest’attività per ricavarne guadagno, bensì di mantenere un patrimonio che è oramai insito nella loro cultura.

    Adesso, solo 12 anni dopo, l’azienda della signora Chiara e di suo marito è una delle uniche quattro aziende di produttori che fanno parte del Presìdio Slow Food “Zafferano di San Gavino Monreale” poiché alla gente non interessa il discorso della DOP che implica analisi e controlli rigidi del prodotto. Infatti, bisogna osservare un disciplinare di produzione determinato dallo Slow Food ossia l’insieme di quelle regole a cui il produttore del prodotto certificato deve attenersi (come ad esempio il divieto di utilizzare concimi e diserbi), che definiscono le qualità garantite al consumatore che acquista il prodotto con tale certificazione.

    In effetti lo zafferano oltre ad essere un prodotto di nicchia dalle molteplici proprietà salutistiche è anche la spezia più costosa presente sul mercato.

    Per coltivare lo zafferano, si piantano i bulbi “rigorosamente selezionati” a settembre e si fa la raccolta da fine ottobre a fine novembre, ma la fioritura dura solo 15 giorni. La raccolta viene fatta manualmente e consiste nel tagliare il fiore sotto il calice, con l’unghia del pollice sull’indice. Siccome i fiori sono molto fragili, quest’operazione richiede tanta attenzione.

    Dopo la raccolta, i fiori vengono portati in un laboratorio dove si fa la pulitura dei fiori chiamata anche la “mondatura”. Quest’operazione delicata consiste nel rimuovere gli stimmi rossi (vede la foto) manualmente e ci vuole tanta pazienza e alta destrezza per farla. Un’esperta pulitrice può pulire 5-600 fiori circa all’ora.

    Gli stimmi vengono poi messi su una tavoletta e sottoposti all’essiccamento che dura circa tre ore, dopodiché lo zafferano viene conservato in barattoli ermetici di latta poiché la presenza dell’ossigeno ne degraderebbe la qualità. Dopo qualche mese viene effettuata una valutazione che determina la corretta conservazione degli stimmi dopo il processo di essiccamento. Tale controllo è molto importante e si basa sul monitoraggio dei parametri chimici che determinano la qualità dello zafferano. Quindi viene fatto un prelievo del prodotto, che viene analizzato per verificare che abbia raggiunto una certa fascia di valori e solo allora si confeziona con marchio DOP, in vasetti a tenuta ermetica, di vetro, da 0,5 g e va conservato in luogo buio e asciutto.

    Alla celebrazione del prezioso zafferano è dedicata la tradizionale festa del paese che, non a caso, ha luogo a San Gavino Monreale, proprio durante il tempo di raccolta e preparazione dello zafferano.

    La signora Chiara, suo marito e le altre persone di questo Presìdio, contribuiscono a mantenere viva una cultura tramandata di generazione in generazione, così conservando una tradizione antichissima.

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